
di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi
La guerra generazionale dentro il Partito democratico umbro trova nelle parlamentarie di sabato la miccia e il materiale esplosivo. Con un comunicato spedito a sorpresa nel pomeriggio di domenica il segretario regionale del Pd Lamberto Bottini, arrivato penultimo nella consultazione, si dimette e, seppur senza nominarli, mette nel mirino gli amministratori del suo partito. Identikit che risponde a quelli, tra gli altri, di Catiuscia Marini e Wladimiro Boccali. Lungo Corso Vannucci scende il gelo e il rumore dei fuochi non è quello allegro di Capodanno bensì quello cupo della battaglia: «In occasione di queste primarie – scrive Bottini -, si manifesta con chiarezza un atteggiamento protagonista e pervasivo di alcuni vertici istituzionali che hanno giocato una partita – dal mio punto di vista discutibile per il ruolo di governo che compete alle istituzioni – che ha influito in maniera decisiva sui risultati della consultazione».
LA DIRETTA DELLA NOTTE E I RISULTATI
L’addio Insomma, gli amministratori che hanno tirato la volata ad alcuni candidati vengono additati come responsabili anche del ko del segretario, con i 40enni che escono più forti da questa consultazione e che sembrano aver preso in mano il partito. Nelle urne, così, è andata in scena anche la resa dei conti generazionale. Nella mattinata di domenica pareva che l’ormai ex segretario si sarebbe preso alcuni giorni per riflettere ma, in realtà, la decisione era già stata presa sabato sera compulsando i (brutti) risultati. Dapprima si è pensato ad una conferenza stampa, poi il comunicato in cui Bottini sollecita anche una discussione intorno al rapporto che c’è tra il partito e i suoi amministratori: «Queste primarie- scrive l’ex segretario – evidenziano l’esigenza di aprire una seria e approfondita riflessione sul profilo del Partito Democratico, sulla sua azione e in particolare sul suo rapporto con le istituzioni e la sua autonomia rispetto ad esse».
I problemi Con lucidità poi, in un altro passaggio della nota inviata ai giornali, Bottini analizza il voto complessivo, comunque considerato «un buon successo», mettendo sul tavolo il tema dei «tempi strettissimi», della «poca informazione» e soprattutto del «desiderio di cambiamento e di malessere diffuso». Desideri che «trovano come terminale il Partito democratico che io rappresento. Proprio per questo considero e accetto l’esito della consultazione primaria di ieri come frutto soprattutto del disagio dei tempi».
Battaglia Ascani-Cardinali Il caso Bottini non è però l’unico a scuotere un partito uscito decapitato e pieno di sospetti e nervosismi dalle primarie: in queste ore infatti i membri del provinciale di Perugia stanno trascrivendo e verificando i verbali delle votazioni. Il problema sta nel terzo posto, conteso da due donne come Anna Ascani e Valeria Cardinali. I dati ufficiali del partito, pubblicati nella notte, davano avanti l’assessore di circa 110 voti; poi il ribaltamento con la Ascani che sarebbe avanti di 25. Risultato, il caos, con Valeria Cardinali che potrebbe anche chiedere il riconteggio delle schede e non tanto dei verbali. Ottenere il terzo posto (dietro Bocci e Giulietti), significherebbe conquistare uno dei posti buoni che porta dritti in parlamento. In questo scenario di battaglia, il 4 gennaio si terrà la direzione regionale del partito che dovrà discutere i risultati e formulare una proposta di lista da inviare a Roma. Buon anno. Di seguito pubblichiamo la lettera integrale di Bottini.
Nelle ultime settimane il Partito Democratico ha dato prova di grande responsabilità, coraggio e coerenza mettendo in atto uno sforzo notevole per dare vita a importanti appuntamenti di democrazia. La grande partecipazione registrata in occasione delle consultazioni del 25 novembre e del 2 dicembre ha certificato la giustezza delle scelte del Pd, che ha accettato una sfida difficile e appassionante. Lo ha fatto perché in un momento complicato per la vita politica del Paese affidare ai cittadini la scelta del candidato alla Presidenza del Consiglio è sembrata la strada più coerente e più legittima, non certo la più facile, per riavvicinare i cittadini alla politica. Obiettivo del Pd è, infatti, che buona politica e riscossa civica procedano affiancate per ricostruire un patrimonio collettivo eccessivamente disgregato. Intuizioni riconfermate con le primarie per la scelta dei candidati al Parlamento del Partito Democratico svoltesi ieri in Umbria, che hanno registrato un buon successo nonostante i tempi strettissimi, il periodo particolare e la poca informazione, elementi decisamente condizionanti. Dal voto emerge un segnale chiaro di desiderio di cambiamento e di malessere diffuso, che trovano come terminale il Partito Democratico che io rappresento. Proprio per questo considero e accetto l’esito della consultazione primaria di ieri come frutto soprattutto del disagio dei tempi. Aggiungo un elemento di ulteriore considerazione sottolineando come queste primarie evidenzino l’esigenza di aprire una seria e approfondita riflessione sul profilo del Partito Democratico, sulla sua azione e in particolare sul suo rapporto con le istituzioni e la sua autonomia rispetto ad esse. In occasione di queste primarie, si manifesta, infatti, con chiarezza un atteggiamento protagonista e pervasivo di alcuni vertici istituzionali che hanno giocato una partita – dal mio punto di vista discutibile per il ruolo di governo che compete alle istituzioni – che ha influito in maniera decisiva sui risultati della consultazione. Per quanto mi riguarda ho sempre optato per un’idea di Partito democratico, popolare e non elitario, da cambiare insieme e non con cordate, cercando in primis un rapporto costante e costruttivo con i tanti segretari di circolo, simpatizzanti, volontari – che ringrazio – sempre generosamente in pista, senza gratificazioni ma perché mossi dai valori che fondano un grande partito di popolo come il nostro. Alla luce anche di queste considerazioni ritengo opportuno rassegnare le mie dimissioni da Segretario regionale del Partito Democratico dell’Umbria, convinto di poter riaprire con questo gesto una più sana e vera dialettica nel partito e nel rapporto con le istituzioni.
Lamberto Bottini

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