di Daniele Bovi
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Sopire, troncare. Come il manzoniano conte zio dei Promessi sposi la segreteria regionale del Pd umbro, andata in scena giovedì fino alle otto di sera, cerca di smussare le asprezze e di spegnere i fuochi di guerra appiccati dopo le primarie. «Unanimemente» così nel corso dell’appuntamento è stato chiesto al segretario regionale Lamberto Bottini di ritirare le dimissioni presentate il giorno dopo il ko subito il 29 dicembre. Dimissioni condite da accuse durissime agli amministratori 40enni del partito («pervasivi, protagonisti») che, stando a quanto spiegato anche mercoledì dal segretario provinciale Dante Andrea Rossi, si sono resi colpevoli di mancato appoggio al segretario in molti territori. Un Rossi che ha fatto capire anche, nel corso della segreteria, di non aver per nulla gradito quanto successo in conferenza stampa con alcuni giovani democratici.
Ritiri le dimissioni Reprimende a parte, il partito con la richiesta di ritirare le dimissioni cerca di dare l’idea di non essere diviso a meno di due mesi dalle elezioni, punta a governare la fase che porta alla fine di febbraio (solo dopo si apriranno le danze) e di bonificare l’aria dai gas velenosi, specialmente quelli che riguardano accuse più o meno velate di irregolarità consumate in questo o in quel territorio. E così, in segreteria, tocca ad Antonello Chianella, responsabile organizzazione, chiedere ai quattro candidati di ritirare tutti i ricorsi inviati a Roma e sui cui esiti giovedì non si è saputo nulla. Da parte sua, con un comunicato, Giuliana Falaschi precisa che il suo ha al centro non sospetti di irregolarità bensì solo alcune discrepanze tra i dati in suo possesso e quelli del partito.
Accuse e timori Insomma, nulla di grave e di paragonabile a quanto quelli intorno a Valeria Cardinali raccontano, giurando che su alcuni verbali ci sono firme in stampatello e «X». Di gettare ulteriore benzina sul fuoco non c’è però alcuna intenzione e così tutto probabilmente finirà nel nulla mentre, dai territori, si rivendica con orgoglio l’impegno dei militanti e l’assoluta correttezza di tutti. Venti voti in più o in meno farebbero, forse, la differenza, e così da una parte c’è la tentazione di andare alla guerra e dall’altra il timore di fare male, troppo male a un partito che deve gestire uno snodo delicato come quello delle politiche di fine febbraio. Nodo delicato come quello che il Pd regionale affronterà sabato mattina alle 10 quando a Perugia si terrà la Direzione regionale.
Direzione regionale Sul tavolo due capitoli: quello delle dimissioni presentate dal segretario e quello della formazione delle liste. Per quanto riguarda il primo, servirà ascoltare la relazione che farà Bottini in apertura. Ricaricherà il fucile per mirare contro gli amministratori o riporrà l’ascia di guerra? Nel primo caso difficile che accetti di ritirare le dimissioni, nel secondo diventa più probabile. Sul fronte liste invece da quanto emerso in segreteria s’è capito che la Direzione di limiterà ad una formale presa d’atto del risultato delle primarie, indicando solo quanti voti hanno preso i candidati. Poi, la palla passa a Roma per una partita che si chiuderà entro l’8 gennaio quando una segreteria ratificherà le liste. Venerdì intanto, a Roma, si terrà una riunione del comitato elettorale nazionale proprio sul tema.
Le liste Tra le poche cose certe che riguardano la composizione di quelle umbre il fatto che Roma sceglierà quattro nomi: alcune regioni hanno chiesto deroghe ma nessuna verrà accettata per non aprire il domino. Anche nella segreteria di giovedì pomeriggio è emerso il malumore e quattro nomi sono giudicati eccessivi, tutto lo spazio possibile si vorrebbe per chi ha corso ma così si farà. Stando ai rumors che circolano nelle ultime ore per i quattro posti buoni ci sono Nadia Ginetti, Silvano Rometti (i socialisti lavorano per mandare al suo posto in giunta regionale il vicesindaco di Perugia Nilo Arcudi), Marina Sereni e Walter Verini mentre l’ex numero uno della Cgil Guglielmo Epifani verrebbe candidato in un’altra regione (la Campania?). Tolti questi quattro rimangono probabilmente cinque posti buoni (il Pd nel 2008 con oltre il 44% elesse nove parlamentari): in ordine di preferenze in rampa di lancio ci sono i due Giampiero (Bocci e Giulietti), Gianluca Rossi, Anna Ascani, Valeria Cardinali (per lei possibile candidatura al Senato con Ascani alla Camera). Molto più a rischio Carlo Emanuele Trappolino. Palla a Roma che penserà agli incastri.

