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martedì 7 febbraio - Aggiornato alle 12:36

Centri antiviolenza di Perugia e Terni, pressing sul governo: «Garantire fondi e laicità»

Interrogazione della deputata Piccolotti (Verdi-Sinistra) al ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità

di M.R.

«Quali sono gli orientamenti del Governo e quali iniziative per quanto di competenza, intende assumere affinché in tutte le regioni, e nello specifico anche nella regione Umbria, sia realmente valorizzata l’esperienza delle associazioni che gestiscono i centri antiviolenza e i centri rifugio, garantita la laicità dei soggetti che accolgono le donne e il personale abbia adeguata e specifica formazione maturata nell’ambito del contrasto alla violenza di genere come previsto dall’intesa Stato-regioni richiamata in premessa; quali iniziative intende assumere, per quanto di competenza, affinché venga adottato un sistema di erogazione dei finanziamenti che assicuri risorse stabili e congrue ai soggetti territoriali, evitando che le regioni e gli enti locali accumulino ritardi o adottino procedure discrezionali a danno della piena operatività dei servizi». Questo il cuore dell’interrogazione che la deputata dell’alleanza Verdi-Sinistra, Elisabetta Piccolotti, ha presentato al ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità.

Perugia Il 20 novembre 2022 – ha ricordato la parlamentare in aula venerdì – in Umbria la RU2020, Rete umbra per l’autodeterminazione, insieme ad altre numerose associazioni, ha manifestato nel capoluogo per protestare contro le scelte politiche della Regione, del Comune di Perugia e del Comune di Terni che negli anni hanno di fatto depotenziato la rete dei centri antiviolenza presenti sul territorio. Le associazioni umbre denunciano che l’unico centro antiviolenza residenziale della provincia perugina, il ‘Catia Doriana Bellini’, registra un grave ritardo nell’erogazione dei fondi da parte del Comune; tale insostenibile situazione ha determinato l’impossibilità di garantire una piena operatività e il conseguente mancato pagamento delle retribuzioni alle operatrici da oltre otto mesi; fino a pochi mesi fa – prosegue la deputata – il centro era autorizzato dal Comune di Perugia ad accogliere fino a 10 nuclei familiari in strutture messe a disposizione dallo stesso mentre oggi può ospitarne soltanto due, e nel frattempo, lo stesso comune, ha deliberato di far fronte alla riduzione della pronta emergenza, indispensabile nei casi in cui le donne e i minori si debbano allontanare
con urgenza, attraverso un generico servizio comunale che si occupa di situazioni « di disagio » e che non ha esperienza nello specifico campo della violenza di genere; da quanto si apprende, ad oggi il Comune di Perugia non ha ancora sottoscritto l’accordo di collaborazione proposto dalla regione Umbria per la gestione del sistema territoriale dei servizi antiviolenza e ciò impedisce la liquidazione delle risorse finanziarie accertate e impegnate dalla regione per l’anno in corso.

Terni Nella città di San Valentino il centro antiviolenza ‘Libere Tutte’ e la pronta emergenza, da circa un anno, vengono gestiti da un’associazione confessionale e non di settore, «come prevedrebbe – sottolinea Piccolotti – la legge regionale n.14 del 2016; il Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne esplicita la necessità di valorizzare le esperienze e le competenze delle associazioni che gestiscono i centri antiviolenza e le case rifugio e un loro coinvolgimento sostanziale, sistematico e continuativo anche nelle fasi di attuazione, gestione, monitoraggio e valutazione degli interventi; l’intesa in Conferenza unificata del 14 settembre 2022 stabilisce che i centri antiviolenza siano gestiti da: a) associazioni e organizzazioni operanti nel settore del sostegno e dell’aiuto alle donne vittime di violenza, che abbiano maturato esperienze e competenze professionali specifiche in materia di violenza contro le donne che utilizzino una metodologia di accoglienza basata sulla relazione tra donne, con per- sonale specificamente formato; b) enti pubblici ed enti locali, in forma singola o associata, avvalendosi esclusivamente delle professionalità di cui all’articolo 3; c) soggetti di cui alle lettere a) e b), di concerto, d’intesa, in forma consorziata o in convenziona tra loro. «La Corte dei conti – evidenzia Piccolotti – ha rimarcato il problema della gestione dei fondi per i centri antiviolenza; l’Anci, attraverso la delegata alle pari opportunità, ha sollecitato la ministra interrogata a prestare attenzione ai ritardi con cui le risorse statali arrivano a comuni, centri antiviolenza
e case rifugio». Attesa la risposta del ministro Eugenia Roccella.

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