Foligno intitola una piazza al neofascista Angelo Mancia nato a Foligno e ucciso a Roma il 12 marzo del 1980 dai terroristi rossi, precisamente dal Gruppo Volante Rossa che poi rivendicò l’omicidio.

Piazza Mancia a Borroni di Foligno La scelta della giunta di centrodestra guidata dal sindaco Stefano Zuccarini (Lega) è già stata duramente contestata, perché la delibera con cui è stato deciso di creare piazza Mancia nella frazione di Borroni risale al novembre scorso, ma le critiche tornano all’ordine del giorno con l’avvicinarsi dell’inaugurazione in programma domenica prossima, in occasione della Giornata in Memoria dedicata alle vittime del terrorismo.

Piccolotti interroga Piantedosi Ad attaccare nelle ultime ore è stata la parlamentare di Foligno Elisabetta Piccolotti (Alleanza Verdi Sinistra) secondo cui «il Prefetto della provincia di Perugia dovrebbe revocare la necessaria autorizzazione all’intitolazione della piazza e per questo – ha detto – ho presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi». Piccolotti sostiene anche che Mancia fosse un «pregiudicato» mentre il sindaco di Foligno, Stefano Zuccarini, dice: «Piccolotti dice cose non vere come conferma il certificato penale e dall’assenso di competenza, rilasciato dalla Prefettura per l’intitolazione».

Zuccarini: «Era incensurato» Il primo cittadino ha quindi ricordato che l’intitolazione di uno spazio pubblico arriva a seguito dell’approvazione di una mozione votata dal consiglio comunale in cui si legge che «ricordare le dolorose vicende della nostra storia, al fine di promuovere e garantire con forza i diritti di libertà e condannare e contrastare ogni forma di terrorismo, che rappresenta un pericolo per le istituzioni democratiche e repubblicane». Zuccarini, poi, ricorda pure che «il 9 maggio del 2010 l’allora sindaco Nando Mismetti scrisse una lettera ufficiale ai familiari di Mancia, dicendo, tra l’altro ‘mi preme esprimere a Voi, a trent’anni dall’accaduto, la vicinanza umana e istituzionale del Comune di Foligno per l’uccisione di Angelo Mancia». Il sindaco di Foligno, infine, fa sapere che i familiari di Mancia non parteciperanno all’inaugurazione della piazza di Borroni intitolata ad Angelo «perché impegnati nelle cerimonie istituzionali di Roma col presidente della Repubblica, Sergio Mattarella». Infine, Zuccarini dice pure che anche nella capitale esiste viale Mancia: la decisione di intitolargli uno spazio pubblico venne presa dalla giunta di Gianni Alemanno nel 2010 e all’inaugurazione c’era anche l’attuale presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Le cronache su Angelo Mancia A ricostruirne il profilo di Angelo Mancia è un articolo pubblicato sulle cronache di Roma del quotidiano Il Messaggero (foto) all’indomani dell’omicidio di Mancia, ammazzato a revolverate dai terroristi rossi. Un articolo, questo, tornato a circolare sui social alla vigilia dell’intitolazione della piazza: «Nato a Foligno 27 anni fa, il suo nome compare per la prima volta nelle cronache della violenza politica il 23 novembre 1974 quando viene riconosciuto tra gli aggressori di un giovane di sinistra, Luigi Schepisi, che finisce all’ospedale col cranio fracassato a colpi di spranga. Ma anche prima di quel giorno la sua era una faccia conosciuta nel quartiere Italia: ex marinaio ed ex pompiere (espulso dal corpo per indisciplina), già allora veniva indicato come picchiatore. Nel maggio del 1975 lo troviamo a Perugia detenuto per possesso di armi e due anni dopo al soggiorno obbligato in Sicilia per essere rimasto coinvolto in una rissa. Nel novembre del ‘77 ad Angelo Mancia vengono notificate altre due denunce, una per associazione a delinquere e una per ricostituzione del partito fascista. Nel marzo dell’anno successivo ancora denunce per violenza privata, lesioni aggravate e reati contro l’ordine pubblico. Nel dicembre del ‘78 viene denunciato per il possesso di un pugno di ferro e, due mesi dopo, l’ultima occasione in cui le forze dell’ordine di occupano di lui: insieme con altri sei giovani viene incriminato per il danneggiamento di un’auto a Lecce». Il quotidiano ricostruisce poi come Mancia sia stato «assunto al Secolo d’Italia, il quotidiano del Msi, in cui svolgeva mansioni di fattorino e si occupava della distribuzione in diversi uffici di Roma dei giornali. Nonostante la sezione del Msi del quartiere Talenti sia chiusa da tempo – scrive Il Messaggero – Mancia continuava a esserne segretario, ma senza venire più coinvolto in altri indagini». Le cronache di quel tempo, poi, riportano anche la rivendicazione dell’omicidio: Volante Rossa definisce Mancia viene definito «boia», «fascista di razza» e pure accusato «tra le altre nefandezze» «dell’assassinio del giovane proletario Roberto Scialabba», ucciso a colpi di pistola nel febbraio del ‘78. Naturalmente niente di tutto questo può giustificare la violenza, il sangue e il dolore che la morte di Mancia hanno comunque provocato. Tuttavia, quello che alcuni continuano a chiedersi dal novembre scorso a Foligno ha semplicemente a che fare con l’opportunità di intitolare una piazza a Mancia. Il Pd sulla vicenda è già intervenuto nei mesi scorsi: «Era picchiatore e lo stesso ministro Rognoni definì l’omicidio l’esito di una faida tra bande rivali».

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