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mercoledì 25 maggio - Aggiornato alle 11:33

Piano sanitario, dai distretti alle strutture: le richieste dei sindaci. Critiche anche da centrodestra

Il Cal ha dato parere favorevole ma non mancano preoccupazioni, politicamente trasversali, e richieste di confronto

La mappa dei nuovi distretti

di Daniele Bovi e Maria Sole Giardini

Un’inquietudine politicamente trasversale e una serie di richieste affinché il confronto e la condivisione siano ampi e, soprattutto, preventivi. Martedì fino al tardo pomeriggio i sindaci che fanno parte del Cal (il Consiglio delle autonomie locali), hanno discusso del nuovo Piano sanitario regionale, preadottato dalla giunta a novembre. Un atto che ridisegnerà l’assetto della sanità umbra per i prossimi anni e che quindi rappresenta uno dei documenti chiave dell’intera legislatura. Il tema, come emerso già dai primi confronti, è delicatissimo ed è uno di quelli in grado di saldare in modo politicamente trasversale i territori, ognuno a difesa dei propri interessi.

IL NUOVO PIANO SANITARIO: LE NOVITÀ

Semaforo verde Il Cal, così come le Conferenze dei sindaci (non ancora costituite) e l’Università, è chiamato a dare un parere non vincolante: il Consiglio, guidato dalla sindaca di Marsciano Francesca Mele e dove il centrodestra ha la maggioranza, ha dato l’ok con 14 voti a favore e 9 contrari. Alla seduta hanno partecipato anche l’assessore alla Sanità Luca Coletto e il direttore Massimo Braganti. «Sui temi che riguardano le strutture – dice a Umbria24 Giulio Cherubini, sindaco di Panicale e presidente dell’Unione dei Comuni del Trasimeno che il primo febbraio si confronterà direttamente con Donatella Tesei – le risorse e una serie di interventi, l’assessore ha riferito cose diverse rispetto a quelle scritte sul Piano, e che mi ha fatto piacere sentire. Il problema è che si è votato sulla base di questa presentazione e non sul testo scritto, che dice altro».

LE 12 LINEE STRATEGICHE DEL NUOVO PIANO 

Trasimeno Da molti sindaci sono poi arrivate richieste di condivisione vera del piano e di confronto preventivo sul documento, senza convocare i territori a cose fatte. L’Unione del Trasimeno, dove i sindaci del centrosinistra sono in netta maggioranza, giorni fa ha presentato un documento in cui chiedono in sintesi la conferma dell’attuale distretto sanitario e quindi il no all’accorpamento con l’Altotevere, il completamento dei lavori di Castiglione e Città della Pieve, il ripristino di una figura direttiva per la chirurgia e il primario per il pronto soccorso di Castiglione, due Case di comunità a Tavernelle e Magione e il potenziamento del Cori di Passignano.

LO STATO DI SALUTE DEGLI UMBRI

Assisano Nell’Assisano invece a tenere banco è soprattutto la questione dell’ospedale, ma non solo. I sindaci della Zona sociale 3 (Assisi, Bastia Umbra, Bettona, Cannara, Valfabbrica), dove l’unico di centrosinistra è quello di Assisi Stefania Proietti, nelle scorse ore hanno inviato le loro osservazioni, in primis lo stop all’accorpamento del distretto con quello di Gualdo-Gubbio e il rilancio dell’ospedale; altre critiche e osservazioni riguardano l’offerta relativa alla riabilitazione, le residenze per anziani, i centri di salute mentale e altro ancora. E se i sindaci di centrodestra hanno deciso di tenere un profilo politicamente basso e di non firmare una nota congiunta, la maggioranza di Assisi mercoledì è partita lancia in resta annunciando la costituzione di un comitato «insieme ai cittadini» a difesa dell’ospedale. Pd e alleati vanno all’attacco sulla chiusura (causa Covid) della chirurgia, considerato però come «l’ultimo atto di una politica regionale che in questo modo penalizza i cittadini, non tutela il diritto alla salute e continua a evidenziare una notevole carenza nella programmazione e organizzazione». Nel mirino anche il pronto soccorso, considerato non all’altezza.

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Castello Dall’Altotevere il sindaco di Città di Castello Luca Secondi parla di un «piano a carattere generale che non entra nello specifico. Nella pre-adozione il voto del Comune come di altri è stato contrario perché così come è significa votare un documento a scatola chiusa. È un piano – continua – che parla per temi generali e non entra nello specifico per quanto riguarda la programmazione del piano assunzionale, il piano degli investimenti legati alla strumentazione anche della diagnostica e non definisce quale è la programmazione della redistribuzione degli investimenti del Pnrr sui territori». Più chiarezza Secondi la chiede anche sulla medicina del territorio e sui servizi di prevenzione e diagnostica: «Mancando questi elementi e non essendo recepite le indicazioni pervenute dai territori – spiega – per adesso il giudizio non poteva essere favorevole».

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Tardani A Orvieto in più occasioni la sindaca Roberta Tardani ha espresso la propria contrarietà a proposito dell’accorpamento del distretto: «Questa richiesta – spiegano dal Comune – è stata avanzata considerando la geografia del territorio e la anagrafica oltre che il numero dei residenti». Il secondo punto riguarda «un progetto concreto per l’ospedale Santa Maria della Stella che deve essere in grado di assolvere tutte le funzioni di emergenza fondamentali. Per la struttura in realtà alcuni investimenti sono già previsti e sono stati tutti discussi durante la visita ufficiale di Coletto a Orvieto». Alcune questioni come la carenza di organico e di attrezzature nella struttura, «che vanno risolte al più presto», rimangono però aperte. Già inseriti nei progetti del Pnrr invece la Casa di comunità in piazza Duomo, che dovrebbe essere realizzata a breve, mentre per quanto riguarda quella di comunità a Fabro è stato chiesto il ripristino della piena operatività.

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Da Foligno a Umbertide Di nuovo Piano sanitario, e in particolare dell’area di Foligno e Spoleto, si discuterà venerdì 21 alle 15.30 al complesso monumentale di San Nicolò a Spoleto. All’appuntamento, organizzato da Cgil, Cisl e Uil, interverranno i segretari dei tre sindacati (rispettivamente Vincenzo Sgalla, Angelo Manzotti e Maurizio Molinari) e i sindaci delle due città. Il Piano sanitario secondo Cgil, Cisl e Uil è da «costruire insieme», mettendo al centro il valore di una sanità «pubblica e universale, come delineata dalla nostra Costituzione». Gli stessi sindacati attaccano poi la chiusura, sempre causa Covid, della chirurgia di Umbertide per almeno un mese, giudicata una decisione «assurda, grave e inaccettabile». «L’assenza di personale che viene addotta come motivazione – scrivono i sindacati – non giustifica tale scelta e semmai conferma l’inadeguatezza delle politiche messe in atto dalla giunta regionale».

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