di Daniele Bovi
Sui rifiuti in consiglio regionale si trova una maggioranza da ‘larghe intese’. Con 24 sì (Pd, FI, Psi, Zaffini-De Sio Fd’I, Ncd), cinque contrari (Idv, il Comunista umbro Goracci, Lega nord, Prc) e un astenuto (Lignani Marchesani di Fd’I) è stata infatti approvata la mozione di Pd e Psi che impegna la giunta Marini a presentare un adeguamento dell’attuale Piano rifiuti (datato 2009) entro giugno (cioè dopo le amministrative, così come si mormorava da mesi a palazzo Donini), «prevedendo la soluzione più idonea ad assicurare la chiusura del ciclo», che rappresenta il vero nodo politico della vicenda. La mozione impegna infatti l’esecutivo «a prendere in considerazione la possibilità di adeguare uno o più impianti esistenti di selezione e trattamento per l’eventuale produzione di Css», quel combustibile solido secondario del quale si discute da mesi.
La soluzione ‘export’ E una soluzione per la chiusura del ciclo, una volta scartata da palazzo Donini l’opzione inceneritore (vista la diminuzione della quantità di rifiuti prodotti e l’aumento della differenziata) potrebbe essere quella spuntata fuori a metà gennaio nelle stanze di palazzo Cesaroni: produrre il Css in Umbria per poi, magari, spedirlo fuori regione per bruciarlo. Quelle a cui si guarda sono quelle vicine, dove ci sono già aziende in possesso dell’Autorizzazione integrata ambientale, necessaria secondo la legge per bruciare il Css. Combustibile solido secondario che altro non è se non frazione secca, rifiuti bioessiccati e scarti provenienti dal processo di recupero dei materiali (cioè dalla differenziazione), e che può viaggiare tranquillamente non come un rifiuto ma come una merce (come un combustibile qualunque appunto) per essere poi bruciato. La possibilità da esplorare è quella della stipula di accordi precisi con le regioni vicine e sul tema l’assessorato all’Ambiente si è già mosso compiendo una ricognizione di quelli che possono essere i siti giusti.
Punto di stallo «Noi – ha detto in aula Rometti – non possiamo rinunciare alla chiusura del ciclo, vero punto di stallo. Per fare questo non possiamo accontentarci di fare affermazioni ed indicare obiettivi futuri come quello dei ‘rifiuti zero’. Abbiamo l’esigenza di superare le discariche ma le soluzioni non sono infinite. Da qui a giugno approfondiremo il tema dei costi e di quale accordi fare anche fuori regione, dato che c’è una impiantistica per il recupero energetico sovradimensionata. C’è un confronto aperto tra i 4 Ati proprio per affrontare questi argomenti». Sul tavolo del consiglio regionale c’erano altre due mozioni, entrambe bocciate: quella di Dottorini (che lasciava aperta la porta alla produzione del Css oltre a puntare su rifiuti zero, riuso e riciclo) e quella di Stufara (Prc) e Brutti (Idv), incentrata sull’adozione della strategia ‘rifiuti zero’.
Lo scontro Il voto trasversale in aula ha lasciato strascichi politicamente pesanti. Brutti, oltre a parlare di «Ati prigionieri delle imprese che lavorano sui rifiuti» e di una «vera cattura degli amministratori da parte delle imprese», intravede nel voto di martedì un’ulteriore «dissoluzione della maggioranza» dopo quanto successo in aula su E45 ed edilizia urbanistica. «Questa – ha detto – è una maggioranza tenuta in vita con le macchine. Servirebbe il coraggio di estromettere qualche assessore, ma è la presidente che li incolla alle poltrone». Parole a cui il capogruppo Pd Renato Locchi risponde spiegando che non c’è «alcun cambio di maggioranza in vista. Nella maggioranza – ha puntualizzato – c’è sempre una maggioranza più responsabile che tiene il punto sul governo della Regione. Le buone ragioni che hanno unito il centrosinistra dal 1995 ad oggi non verranno meno per qualche divergenza sui rifiuti, ma eventualmente perché il mondo è cambiato in questi venti anni».
La risposta di Vinti E a Butti risponde anche l’assessore regionale Stefano Vinti, secondo il quale «la maggioranza non si decompone affatto, piuttosto si articola e in alcuni passaggi, proprio perché le singole componenti oltre ad uno spirito unitario mantengono ferme le proprie peculiarità e il proprio punto di vista, può esprimersi, a volte, anche in forma non omogenea». Vinti poi, oltre a rivendicare le scelte di campo, «a sinistra», fatte dalla giunta difende la presidente: Sorprende – dice – da parte del consigliere Brutti, l’assunzione di toni populisti e destroidi, come indicare l’onere del governo quale ‘poltrone’ o affidare alla Presidente Marini la vocazione di ‘incollatrice’ degli assessori, non riconoscendo alla presidente stessa la capacità politica di sintesi e di mantenere unita la propria coalizione».
