Il consiglio comunale

«Non voleva suggerire modalità d’iniziativa ai consiglieri, ma condizionarne in maniera inaccettabile l’attività e l’azione politica». I gruppi consiliari di Pd e Psi tornano all’attacco di Urbano Barelli rispondendo a quanto detto dal vicesindaco sul caso degli ordini del giorno e della mozione di censura. «Ringraziamo Barelli – dicono – per i suggerimenti non dovuti, ma noi continueremo ad utilizzare tutti gli strumenti che il regolamento del consiglio comunale, lo statuto del Comune di Perugia, il Tuel e la Costituzione italiana hanno previsto molto prima rispetto all’”autorevolissimo” documento del vicesindaco. Pd e Psi spiegano che fino a quando Barelli non si esprimerà «in maniera chiara e definitiva sulla gravità e sull’inopportunità politica e istituzionale del suo documento», decideranno in base all’importanza per i cittadini delle pratiche presentate da Barelli se partecipare o no alle sedute di commissioni e consiglio.

IL CASO

Pd e Psi Democratici e socialisti hanno apprezzato invece molto di più le parole del presidente del consiglio comunale Leonardo Varasano, che «riconosce la sensibilità istituzionale delle opposizioni e rivendica l’autonomia politica del consiglio comunale e la libertà di iniziativa politica dei singoli consiglieri comunali, prendendo sostanzialmente le distanze dal documento». Parole apprezzate tanto da far annunciare ai consiglieri di minoranza che torneranno a sedersi in consiglio fin da lunedì prossimo. Sempre all’attacco di Barelli, ma stavolta a causa del Piano economico finanziario di Gesenu spiegato giovedì nel corso di una conferenza stampa, va il capogruppo del M5S Cristina Rosetti. «Dopo l’attacco infondato – dice – alla legittimità dell’operato del consiglio, il vicesindaco presenta i dati del Piano ancora prima che l’atto, di competenza del consiglio comunale, arrivi addirittura ad essere discusso in commissione».

Rosetti «E non è poi scontato che il Consiglio comunale, vista l’aria che tira, si senta con nonchalance di approvare un documento che è solamente la risultante di una serie di variabili di costo sulle quali il M5S chiederà molti approfondimenti». Questo perché «prima che si approvi il nuovo PEF dovremo ben verificare – conclude il capogruppo – che quanto pagato dai cittadini sia stato speso per dare i servizi promessi e secondo le migliorie degli standard di qualità promessi con gli atti di gara».

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