Andrea Romizi con Nilo Arcudi in aula (foto F.Troccoli)

di D.B.

«Noi siamo garantisti, ma a decidere se dimettersi o no dovrà essere Nilo Arcudi». In estrema sintesi è questa la posizione che i gruppi di maggioranza in consiglio comunale hanno espresso venerdì sul caso del presidente dell’assemblea, tirato in ballo da una delle persone finite in manette nell’ambito dell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nella regione. In una nota congiunta i gruppi ricordano che Arcudi non è indagato, richiamandosi quindi «ai fondamentali principi di diritto e di civiltà che contraddistinguono qualunque paese democratico».

RIMPASTO DI GIUNTA, LE NOVITÀ

Garantisti Lega e soci poi sottolineano che il presidente dell’assemblea in consiglio «ha avuto modo di spiegare la sua posizione, e cioè totale estraneità ai fatti contestati ad altri; per tutte queste ragioni – scrivono – riteniamo che la tutela dei basilari diritti e della dignità umana debbano prevalere rispetto alle contrapposizioni politiche, soprattutto quando coinvolgono persone che hanno svolto in modo corretto la funzione pubblica ricoperta».

IL DIBATTITO IN AULA SUL CASO ARCUDI

VIDEO – L’INTERVENTO DI ARCUDI IN AULA

Decida Arcudi Detto questo, i gruppi di maggioranza spiegano che a decidere dovrà essere Arcudi: «La riflessione e la conseguente valutazione (atto di responsabilità politica) dovrà essere rimesso al presidente senza alcun tipo di pressante sollecitazione, e in tal senso – concludono – siamo fiduciosi che verrà adottata la soluzione migliore per lui per il consiglio e per l’amministrazione tutta». La presa di posizione arriva dopo che il 16 dicembre, in aula, Arcudi era parso politicamente solo di fronte alle richieste delle opposizioni, reiterate anche negli ultimi giorni, di fare un passo indietro a tutela dell’istituzione. La decisione ora spetta a lui e al sindaco.

Twitter @DanieleBovi

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