di Maurizio Troccoli
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Dopo le accuse reciproche tra opposizione e maggioranza del Comune di Perugia, relativamente ai soldi per la candidatura, da spendere diversamente rispetto alla sua missione originaria, la polemica lievita ulteriormente raggiungendo i piani dei palazzi regionali. I consiglieri di maggioranza della Regione, praticamente con le stesse motivazioni dei consiglieri della minoranza del Comune di Perugia, interpellano direttamente chi, tra gli altri, ha tirato fuori le monete per la candidatura, ovvero la Regione. In sostanza, attraverso una interrogazione depositata giovedì mattina, i tre consiglieri dicono: cara Regione visto che hai cacciato i quattrini per il progetto realizzato dalla fondazione, cosa ne pensi del fatto che il Comune di Perugia intenda spenderli per altre cose?
VIDEOINCHIESTA
1 LE ACCUSE
2 ASSESSORE RISPONDE SU SPESA
3 QUESTIONE PAVONE
La polemica A dirla tutta, sulla ‘deviazione di spesa’, o presunta tale, il Comune si è pronunciato, sia per bocca dell’assessore direttamente interpellato da Umbria24, sia per bocca del sindaco che ha fatto da scudo all’assessore sulle accuse, spiegando, a loro giudizio, come il cambiamento del progetto sia stato determinato dall’evolversi naturale della vicenda. Ovvero quindi dai tempi stessi innanzitutto, dal passaggio dalla candidatura a capitale europea della cultura al riconoscimento di capitale italiana della cultura e dalle direttive del ministero. E sottolineando anche il fatto che «i tempi sono cambiati e non sono più quelli delle rendite di posizione», senza sottacere quindi il convincimento che, alla base ci sia il malcontento di chi «non avrebbe partecipato» ai lavori. Tesi queste che, con ogni probabilità, non hanno convinto, ovviamente i consiglieri comunali di opposizione, ma neppure quelli regionali di maggioranza, che sembrano volerci vedere chiaro, facendo eco agli alleati di partito o di coalizione, interpellando quindi direttamente Catiuscia Marini e Fernanda Cecchini. Quest’ultima, contattata telefonicamente da Umbria24, ha risposto di riservarsi ancora qualche ora per approfondire la questione, in modo da potere fornire risposte più puntuali possibile. Ma intanto il contenuto dell’interrogazione è quello messo nero su bianco con una nota dei tre consiglieri.
L’interrogazione «La Giunta regionale – scrivono – dica quali iniziative intende adottare per verificare se l’utilizzo del milione di euro assegnato dal ministero della Cultura al Comune di Perugia, quale città finalista di ‘Capitale europea della cultura’, avvenga in coerenza con le finalità sottese agli investimenti effettuati dalla Regione per finanziare detta candidatura e con le prospettive tracciate dalla ‘Fondazione PerugiAssisi 2019’, anche al fine di coinvolgere tutti i soggetti che hanno contribuito all’elaborazione del progetto vincitore del titolo di Capitale italiana della cultura per la città di Perugia». Lo chiede una interrogazione firmata dal presidente del gruppo Pd Giacomo Leonelli, dal consigliere Attilio Solinas (Pd) e da Silvano Rometti (Socialisti e riformisti).
«Pagamento fatture» Nell’atto ispettivo si domanda anche all’esecutivo di palazzo Donini una valutazione «sul comportamento del Comune di Perugia, che ha disatteso le prospettive e i progetti e come intenda intervenire. E il suo parere in merito alle scelte del Comune di Perugia, che hanno di fatto abbandonato lo spirito di apertura e partecipativo con il quale era nata la candidatura di Perugia, di Assisi e delle altre città dell’Umbria a Capitale europea della cultura. Si intende infatti utilizzare parte del finanziamento – sostengono Leonelli, Solinas e Rometti – per saldare le spese a consuntivo per iniziative, mostre ed eventi già realizzati e conclusi, non riconducibili alla candidatura o ai progetti per i quali la Regione aveva investito, dunque senza generare attività extra-ordinarie con prospettive di sviluppo in ambito culturale, ma riducendosi a coprire costi e spese relativi ad attività ordinarie individuate su base discrezionale».
I soldi della Regione I tre consiglieri del Pd spiegano che «la Regione Umbria ha messo a disposizione circa 600mila euro di fondi propri e circa 300mila euro di fondi europei per la comunicazione, le attività, i progetti e le iniziative a sostegno della candidatura di Perugia-Assisi a capitale europea della cultura. Nel 2012 la Regione ha promosso la costituzione della ‘fondazione PerugiAssisi 2019’, che ha visto la sottoscrizione di uno statuto approvato dai consigli comunali di Perugia ed Assisi e dalla giunta regionale. Alle tre istituzioni fondatrici si sono aggiunti altri Comuni umbri, le due università di Perugia, la provincia di Perugia, le camere di commercio, le scuole di alta formazione della regione ed altre numerose associazioni e istituzioni culturali operanti nel territorio regionale, che hanno conferito alla fondazione una connotazione di forte partecipazione ed un taglio eminentemente regionale. Il ministero – si legge nell’atto – ha comunque riconosciuto il titolo di capitale italiana della cultura per il 2015 alle cinque città finaliste e ha erogato un milione di euro per ciascuna di esse, riconoscendo il consistente valore culturale e sociale in ambito cittadino dei progetti presentati dalle città, tra le quali Perugia».
«Strada diversa, senza coinvolgimento» Leonelli, Solinas e Rometti rilevano che «l’attuale amministrazione del Comune di Perugia ha completamente disatteso le prospettive tracciate dalla ‘Fondazione PerugiAssisi 2019’, ignorando, di fatto, i progetti elaborati dalla fondazione stessa, progetti per i quali è stato ottenuto il citato cospicuo finanziamento da parte del ministero. La Giunta comunale – sottolineano – , attuando una scelta discrezionale e non partecipata, ha ipotizzato una serie di interventi culturali completamente diversi, senza coinvolgere in alcun modo i soggetti che avevano promosso la candidatura e ottenuto il titolo di Capitale italiana della cultura per la città di Perugia». «Il piano presentato dalla giunta comunale di Perugia per la Capitale italiana della cultura – secondo i tre esponenti di maggioranza – disattende le suddette prospettive per le quali la Regione aveva orientato i suoi investimenti, poiché prevede l’impiego del finanziamento ministeriale una tantum, con una logica di consumo di risorse».
