foto di archivio

di Dan. Bo.

Una maggioranza tra mal di pancia e nervi tesi, che appare sempre più bisognosa del ‘conclave’ convocato dal sindaco Andrea Romizi per il 15 e il 16 di ottobre; due giorni in cui provare a stringere i bulloni della macchina per evitare che vada a sbattere. A ulteriore dimostrazione della necessità del ‘conclave’ c’è la cronaca di quanto successo giovedì in commissione Urbanistica, dove sul tavolo c’erano tre pratiche: la prima riguardava la preconsiliare della giunta con cui si dà il via libera al progetto di social housing nell’area dell’ex tabacchificio di via Cortonese; la seconda e la terza due ordini del giorno del forzista Carmine Camicia che alla fine diventano l’ennesimo motivo di scontro con l’assessore ai lavori pubblici Francesco Calabrese.

Nervosismo Quanto alla pratica portata in commissione dall’assessore Emanuele Prisco, alla fine è passata con 9 voti a favore (astenuti Pd e M5S), ma solo dopo che la seduta è stata sospesa per permettere ai consiglieri di maggioranza e ai rappresentanti dell’esecutivo di trovare una quadra. «Per l’innovatività del progetto – ha detto Prisco -, che è già in uso in alte città più grandi, per le opportunità che vengono offerte ai destinatari, per le risposte che diamo alle imprese del territorio, per la riqualificazione che il progetto rappresenta per il quartiere e, infine, per le ricadute sociali ed economiche ritengo che questa sia un’opportunità fondamentale per la città, assolutamente da cogliere». Il forzista Piero Sorcini, come il pentastellato Michele Pietrelli, ha evidenziato che nella zona ci sono già molti appartamenti sfitti, anche se alla fine ha apprezzato il fatto che si arrivi a una soluzione per l’area dell’ex tabacchificio, mentre l’altro forzista, Armando Fronduti, teme che lì sorgerà «un ghetto».

Sospensione Prisco ha risposto a entrambi spiegando che si tratta di edilizia sociale di qualità ma per dare il via libera alla preconsiliare è servita una sospensione dei lavori e un incontro a porte chiuse. Grande nervosismo poi nel centrodestra quando sul tavolo approda il primo odg di Camicia, alla fine respinto con sette voti contrari e solo uno favorevole, quello di Camicia. Prima della discussione, si consuma lo scontro tra Camicia e Cenci, presidente della Commissione che arriva ad abbandonare i lavori. Camicia in commissione è arrivato «senza documentazione, sottraendo – ricostruisce il gruppo Pd – quella originale alla presidenza per la consultazione. Ne è derivato un acceso diverbio tra i due sfociato con l’abbandono della presidenza da parte della maggioranza e la richiesta alla minoranza di assumerla, rifiutata per l’evidente impossibilità di prendere le redini di una situazione fuori controllo».

Strade Ripresi i lavori (a presiederli il consigliere Carlo Castori) l’odg sulla strada di Canneto è stato bocciato e Camicia ha illustrato quello con cui si chiede di modificare il piano di risanamento delle strade voluto dalla giunta. Camicia avrebbe voluto che fosse rivisto insieme ai consiglieri «per stabilire le reali priorità di intervento», e ha poi criticato i dirigenti, «che non hanno ancora capito che l’intervento di risanamento avrebbe bisogno di priorità». Prendendo la parola Calabrese si è detto dispiaciuto «di questa aggressione sistematica a persone che lavorano e che servono i cittadini», e ha difeso il lavoro svolto dagli uffici. Ricci invece ha spiegato che le gare per i lavori di risanamento sono state tutte concluse e che lunedì prossimo partiranno i lavori.

Via ai lavori «Si tratta – ha detto – di 27 cantieri privati, suddivisi in vari lotti con ogni azienda che se ne è aggiudicati tre proprio per terminare i lavori prima possibile. A questi si vanno ad aggiungere le bitumature che farà il cantiere comunale con il proprio personale, deliberate ieri dalla giunta». Il resto della maggioranza ha difeso a spada tratta gli uffici e così, alla fine, l’odg di Camicia è stato bocciato con 7 voti contrari e uno a favore. Pd e socialisti a margine della seduta affondano il coltello nella piaga e, oltre al chiedere al presidente del consiglio Varasano e al sindaco di «intervenire con fermezza» parlano di «rissa da bar» e di un voto, quello sull’ex tabacchificio, arrivato «solo dopo il richiamo». «Non è il primo episodio del genere – scrivono i due gruppi -che ci ritroviamo a commentare ed è lo specchio di quanto sia caduta in basso la politica cittadina, capace di esibirsi in consiglio comunale e nelle varie sedi istituzionali in liti condite da ingiurie, invettive violente sia verbali che gestuali tali indurre a paventare, in questa occasione, anche l’ipotesi di un intervento della polizia municipale».

Twitter @DanieleBovi

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