La risoluzione di Sbrenna dovrà passare al vaglio del Consiglio (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Centesimo più centesimo meno, i circa cinque euro di rimborso chilometrico per quei consiglieri che dimostrano di aver partecipato ad una seduta di consiglio o di commissione «ci spettano per legge». Questo, in sintesi, il senso di una proposta di risoluzione presentata da Pino Sbrenna, approvata lunedì mattina dalla commissione Controllo e garanzia di palazzo dei Priori. La risoluzione, che dovrà superare ora il vaglio del Consiglio, affida all’Ufficio di presidenza il compito di regolare la materia dando così attuazione all’articolo 84 comma 3 del Tuel (il Testo unico degli enti locali) che prevede rimborsi chilometrici automatici e non facoltativi. Soldi che spetterebbero a quei membri del Consiglio che abitano nel Comune di Perugia ma non nella cerchia ristretta del capoluogo. Per capirsi, scatterebbero per tutti coloro (circa una quindicina) che abitano al di là del cartello bianco con su scritto «Perugia». In pratica, se un consigliere abita a San Sisto, niente rimborso; se abita a Mugnano ad esempio, sì.

Nove a quattro Il documento è stato approvato in Commissione con nove voti a favore e quattro astenuti. Il sì è arrivato da Perari (Pdl), Roma (Pd), Catrana (Pd), Segazzi (Ps), Zecca (Idv), Numerini (Udc), Castori (Pdl), Varasano (Pdl) e Felicioni (Pdl). Astenuti Bori (Pd), Bargelli (Pd), Consalvi (Pd) e Fronduti (Pdl). Assenti Scarponi (Pdl), Mearini (Pd) e Mirabassi (Pd) mentre Fabbri (Prc) ha scelto di non partecipare al voto «perché si rischia di gettare solo benzina sul fuoco in un momento delicato». Neri (Pdci) era assente ma in passato si era detto favorevole. Come spiega a Umbria24 l’estensore della risoluzione, Pino Sbrenna, la proposta prevede il rimborso fin dall’inizio della legislatura e mira a mettere in evidenza l’inerzia degli uffici «che dovevano applicare una norma in vigore da dodici anni. Ci spettano al pari dei gettoni – dice – e non è un diritto che ci siamo autoassegnati: è previsto dalla legge. Per quanto mi riguarda non mi interessano questi pochi euro, che devolverò interamente all’Enpa, ma dare attuazione a una norma disapplicata». E applicata male visto che, secondo quanto emerso, in alcuni casi sarebbe stato assegnato a consiglieri che abitano fuori dal Comune. Lo scopo è quindi quello di far applicare la legge e di lasciare poi la libertà di scelta ai singoli.

Si può rinunciare Ai consiglieri è data quindi  facoltà di rinunciare alla somma, come faranno Roma e Fronduti nonostante il voto a favore: «Personalmente – ha detto quest’ultimo – rinuncerò a questa indennità modesta, ma trovo giusto che la risoluzione contenga un doveroso richiamo alla dirigenza». Il voto ha spaccato il gruppo del Pd dove qualcuno in mattinata commentava così: «Ci siamo dati la zappa sui piedi da soli». Nel partito i toni sono diversi. C’è chi, come Bargelli, non condivide l’automaticità del rimborso e punta il dito contro la «casta dei parlamentari e dei consiglieri regionali», chi come Catrana sostiene che «le norme vanno sempre rispettate» e che la risoluzione Sbrenna sia stata redatta nel pieno rispetto della legge. Consalvi motivando l’astensione ha detto poi che «quando sono stato eletto non sapevo dell’esistenza di questo diritto e, dunque, non trovo giusto richiederlo oggi». Altri nel partito sostengono che il momento per sollevare la questione non era politicamente quello adatto e che in molti comunque, nonostante il sì, rinunceranno.

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