«Vedo che qua si sono riaccesi i motori, in quegli anni in cui ero presidente l’Umbria era stata un modello, che poi era caduta nel nulla e invece complimenti agli umbri perché se posso dire una cosa da non umbro ma che ama questa terra: siete tornati e questo farà bene all’Italia». Con queste parole Nicola Zingaretti, eurodeputato e capodelegazione del Partito democratico al Parlamento europeo, ha chiuso domenica l’iniziativa «C’è ancora domani» al Teatro di Figura di Perugia, dove si sono ritrovati amministratori e sindaci umbri protagonisti delle recenti vittorie del centrosinistra.
Un modello Zingaretti ha definito l’Umbria «un modello italiano» non solo per la capacità di costruire alleanze, ma per «la passione, la cultura politica, il progetto, le persone giuste che la interpretano». Ha parlato di «partecipazione popolare» e di «un’identità comune» come elementi decisivi del rilancio regionale, ricordando che «la vittoria nasce da alleanze larghe ma anche da un’idea di futuro per il territorio». L’ex presidente del Lazio ha sottolineato il ruolo delle amministrazioni locali e ha messo in guardia dal rischio dell’astensionismo, «il nemico più ampio da sconfiggere». Ha poi commentato le manifestazioni di piazza dei giorni scorsi, definendole «segnali bellissimi che l’Italia non è indifferente», citando Gramsci e invitando a distinguere tra estremismi da condannare e «un movimento mosso da fastidio e rabbia contro l’ingiustizia e la sopraffazione».
Gli interventi L’appuntamento perugino si è aperto con i saluti di Sarah Bistocchi, che ha ricordato il lavoro svolto per «costruire un’alternativa alla destra» grazie a un Partito democratico capace di «fare il regista generoso in una coalizione chiara». Il segretario regionale Damiano Bernardini ha parlato dell’obiettivo di «costruire il domani» come un percorso collettivo, invitando a dare «un’anima» al progetto politico. Stefano Moretti, segretario del Pd di Perugia, ha richiamato l’esigenza di «far tornare a votare chi non ci va più», mentre Massimiliano Presciutti, presidente della Provincia e sindaco di Gualdo Tadino, ha auspicato che «dall’Umbria parta un momento di riscossa per l’Italia di mezzo».
Personalismi e ascolto Tra gli interventi anche quelli di Luca Secondi, sindaco di Città di Castello, che ha richiamato il valore della prossimità, e di Alessia Sirci, segretaria intercomunale dell’Assisano, che ha raccontato la ripartenza dopo la sconfitta a Cannara. Da Costantino Kounas, segretario della Media Valle del Tevere, l’appello a «mettere da parte i personalismi» per costruire vittorie durature. Sono intervenuti inoltre il sindaco di Bastia Umbra Erigo Pecci, la segretaria di Montecastrilli Claudia Sensini, il sindaco di Marsciano Michele Moretti, che ha ricordato che «il Pd ha perso quando ha smesso di ascoltare le persone», e l’assessora di Assisi Donatella Casciarri.
Ferdinandi e gli altri Molto atteso l’intervento della sindaca civica di Perugia, Vittoria Ferdinandi, che ha ribadito come «la buona politica non si fa da soli e non vive solo nei palazzi, ma nasce dalle relazioni e dal confronto vero». Prima delle conclusioni, il vicepresidente della Regione, Tommaso Bori, ha ricordato il lavoro svolto per ricostruire il partito e la coalizione «scegliendo le persone giuste, non le più comode». Zingaretti, nel suo intervento finale, ha riconosciuto i risultati delle amministrazioni guidate da Stefania Proietti e dalla stessa Ferdinandi, lodando la rinascita politica e amministrativa della regione: «In quegli anni in cui ero presidente del Lazio, l’Umbria era un modello, poi era caduta nel nulla. Ora complimenti agli umbri: siete tornati, e questo farà bene all’Italia».




