martedì 31 marzo - Aggiornato alle 08:35

Pd, tesseramento a quota seimila. Verini sul congresso: «Nuova generazione si faccia avanti»

Il commissario a tutto campo ospite di UmbriaTv: «No ai votifici, mi auguro che ci si divida sulle idee e non sui nomi»

Un momento della trasmissione

di Daniele Bovi

Numeri definitivi ancora non ce ne sono ma il livello ormai è dato per assodato: gli iscritti chiamati a eleggere il nuovo segretario regionale del Partito democratico saranno quasi seimila. A parlare dei numeri del tesseramento, e di molto altro, è stato il commissario Walter Verini nel corso di «In Umbria», la trasmissione di UmbriaTv condotta da Giacomo Marinelli Andreoli che andrà in onda  sabato alle 15 e alle 23.15 sul canale 10 e domenica alle 20.30 sul canale 110. Il commissario dem è stato intervistato da Pierpaolo Burattini di Umbria Radio, Donatella Miliani de La Nazione e Umbria24. Il tesseramento si è chiuso da poco con circa 4 mila iscritti in provincia di Perugia e 1.800 in quella di Terni: «In un momento difficile – ha detto Verini – si tratta di un dato significativo a testimonianza che c’è un partito in piedi».

Congresso Sabato ci sarà l’assemblea nazionale dem in cui Nicola Zingaretti spiegherà quando si terrà il congresso a tesi: l’appuntamento, con tutta probabilità, sarà in autunno mentre in Umbria non bisognerà aspettare tanto. Come previsto dallo statuto, che impone il rinnovo dei vertici entro un anno dal commissariamento (arrivato il 12 aprile), le assise si celebreranno tra marzo e aprile e in vista dell’appuntamento Verini è tornato a battere su alcuni punti: «Mi auguro – ha sottolineato – che non sia come quelli dell’ultimo decennio, dove al dibattito partecipavano tre persone e al voto in 60; quel votificio era il segno di un partito malato. Spero che ci si divida ma sulle idee, senza personalismi e lotte di potere per il potere». E a chi gli chiede se sosterrà Tommaso Bori, in caso si candidi, Verini risponde allontanando in primis la cultura delle autocandidature: «Si corre perché si rappresenta qualcosa di collettivo».

Idee I titoli di un possibile programma comunque il commissario li elenca: «Avrà il mio appoggio – dice – chi parlerà di partito con la schiena dritta nei confronti della destra, non consociativo, aperto; cose che vanno scritte e poi praticate». In uno scenario devastato dalle sconfitte e dall’inchiesta sui presunti concorsi truccati, in campo ormai c’è rimasta solo la generazione dei 30-40enni, alla quale inevitabilmente tocca il compito di ricostruire: «Questo nuovo gruppo dirigente – ha sottolineato Verini – ha l’importante occasione di prendere la situazione in mano, mentre prima i più giovani sono rimasti un po’ schiacciati». Più che il ringiovanimento anagrafico però, per il commissario sarà importante «la freschezza e non avere incrostazioni; se qualcuno vuole concepire la politica solo come lotta per il potere può avere anche 30 anni ma ne dimostra 90».

La due giorni Il 28 e 29 a Foligno si terrà la «due giorni delle idee» che sarà chiusa da Zingaretti e Verini, parlando di alcuni possibili punti utili per ricreare una base di consenso e aprire le porte del Pd, ha indicato la ripresa del dialogo con le Regioni dell’Italia centrale: «Bisogna ragionare insieme e dal basso, non solo con protocolli dall’alto, su temi come infrastrutture, università e non solo». Verini mette sul tavolo anche l’isolamento infrastrutturale, scuola, formazione e ricerca, sanità pubblica, lotta alle infiltrazioni mafiose, riconversione green e «ripresa di quanto di buono abbiamo fatto sui rifiuti». L’orizzonte rimane quello di un «partito aperto che viva tutti i giorni tra la realtà della gente e che intercetti la vitalità che c’è nella società; non solo riforme e delibere dall’alto che rischiano di non passare».

Suppletive e governo Inevitabile anche un passaggio sulle suppletive: il commissario ha rivendicato che la candidatura è stata decisa in modo partecipato e che Maria Elisabetta Mascio è «una figura competitiva che sarà sostenuta dal partito con tante iniziative». Per Verini la partita, complice anche un prevedibile calo dell’affluenza, è aperta mentre guardando a Roma lo scenario è a tinte decisamente più fosche: «Così il governo non può andare avanti. Alcune cose – ha spiegato – sono state fatte ma ora occorrono risposte di fondo». Difficili se il percorso è minato dalla crisi del M5s e dai «fuochi d’artificio giornalieri» di Renzi.

Twitter @DanieleBovi

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