Gianpiero Bocci è sottosegretario all'Interno

di Daniele Bovi
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Quelle parole, «assessore» e «nuovo segretario», non compaiono mai ma non è difficile leggerle in controluce nel documento firmato da 18 ex Margherita, recapitato mercoledì alle redazioni e del quale si sta discutendo nei palazzi del potere. Dal deputato fioroniano Gianpiero Bocci ai presidenti delle Province Marco Vinicio Guasticchi e Feliciano Polli, da quello del consiglio regionale Eros Brega al sindaco di Spoleto Daniele Benedetti, dall’ex inquilino di piazza Italia Giulio Cozzari a Carlo Liviantoni fino ai consiglieri regionali Luca Barberini e Andrea Smacchi, il grido consiste nella richiesta di dare «chiara visibilità della cultura cattolico-democratica senza la quale il Pd non esisterebbe».

Girare la ruota Oltre ai già citati ex margheriti nella pagina vergata anche da Pierluigi Castellani, Stefano Bravi, Franco Ciliberti, Margherita Lezi, Stefano Mocio, Luciano Moretti, Feliciano Polli, Mario Tosti e Virna Verenucci si scrive che «se occorre “girare la ruota” (il riferimento è alla metafora bersaniana a proposito del ricambio della classe dirigente, ndr) questo deve avvenire anche in Umbria e non c’è molto tempo a disposizione». E così, nel linguaggio felpato del documento si può leggere, oltre al nome da mettere al posto del neo-senatore Gianluca Rossi, anche e soprattutto il futuro prossimo del partito che dovrà scegliere il nuovo segretario regionale e un attacco diretto alla gestione Bottini.

IL DOCUMENTO

La sconfitta Il punto di partenza dei 18 è l’analisi di quello che è successo nei mesi scorsi, in special modo dell’esito delle elezioni di febbraio e «la perdita di 82 mila voti». Il documento ha infatti come titolo «Prendere atto della sconfitta». Sconfitta che deve diventare «il punto di partenza di un nuovo progetto politico che, recuperando l’iniziale originalità del Pd del 2007, sappia innovare l’offerta politica di cui ha bisogno la nostra regione». Le cause del ko elettorale, sulle quali è sceso «un anestetizzante manto di silenzio», sono secondo i 18 l’incapacità di recuperare voti dai delusi del centrodestra, un Pd percepito come «partito della conservazione» in un momento in cui dall’opinione pubblica saliva una «domanda di cambiamento». Da qui, l’onda a 5 Stelle arrivata pure in Umbria dove il partito è considerato come rappresentante del sistema.

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Riforme Ma c’è dell’altro. La «domanda di cambiamento» deve tradursi in un riformismo non ancorato al passato: «Anche in Umbria – è scritto – è mancato il recupero del riformismo iniziale e dell’effettivo pluralismo culturale, che sono nel dna del Pd, nato nel 2007, mentre si è insistito nel presentare il centrosinistra come il campo di un generico “progressismo”, che ha riportato indietro, al 1994, le lancette dell’orologio del centrosinistra italiano». Il partito umbro è quindi invitato a riflettere al suo interno «per affrontare con decisione il tema delle riforme, senza timidezze e senza incomprensibili alchimie come è avvenuto in occasione del mancato ridisegno delle Province e della riforma sanitaria, e perché venga posta attenzione, in termini di risorse e di sostegno, alla rete delle piccole e medie imprese, che hanno bisogno di innovazione e di ricerca». Temi su cui sembra quindi uscire bocciata la giunta Marini.

Partito leggero Da ultimo il tema affrontato è quello del partito. Il modello secondo i 18 non deve essere quello «pesante», «di funzionari e di ceto politico» ma ora la necessità è quello di dar vita a un Pd «che marchi sì il territorio, ma con strutture agili, pronte al cambiamento, e che riavvicini alla politica i giovani, che sono stati perduti nelle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013, riscoprendo insieme ad essi disinteressata passione e volontario impegno al servizio dei cittadini. Tutto questo necessita anche di una nuova classe dirigente, che rispetti il pluralismo culturale». Una linea da percorrere in tempi rapidi perché «il 2014 è vicino ed il difficile appuntamento delle elezioni amministrative è proprio dietro la porta».

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