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sabato 4 dicembre - Aggiornato alle 06:32

Pd, spunta clausola contro i ‘cambi di casacca’. Verini: «È risarcimento danni al partito»

Chi abbandona il gruppo dovrebbe versare 30 mila euro. Il commissario dem: «Né anti-Renzi né vincolo di mandato». Polemiche: «Ci ripensi»

I candidati del Pd alle regionali ©Fabrizio Troccoli

Una clausola inserita nell’accettazione della candidatura che prevede di versare 30 mila euro nel caso di abbandono del Partito democratico per i consiglieri regionali eletti. La notizia è stata rivelata dal Messaggero. «Si tratta – spiega il commissario dem dell’Umbria, Walter Verini all’Adnkronos – di una proposta fatta nel corso di una riunione da un candidato, peraltro già segretario regionale del Pd di qualche anno fa. Visto che già nella scorsa legislatura ci sono stati abbandoni dal gruppo e dal partito e vista la turbolenza della fase, ha proposto di prevedere una forma di risarcimento al Pd e alla sua comunità di elettori nel caso uno decida di rompere il patto con gli elettori e con il partito».

Né anti-Renzi né vincolo mandato «Questa proposta – spiega Verini – è stata condivisa da tutti gli altri candidati e il tesoriere l’ha inserita nel patto che i candidati, iscritti al Pd, firmano con il partito». Ma non si sarebbe di una norma anti-Renzi. Per Verini «si tratta solo di un modo per rafforzare il patto tra candidato, partito e elettori e ripeto è stato condiviso da tutti i candidati Pd». E neppure un modo di avvicinarsi al vincolo di mandato evocato da Luigi Di Maio nei giorni scorsi: «Non c’entra nulla. Noi siamo e restiamo fermamente contrari al vincolo di mandato. Rimangono totalmente i diritti e i doveri di ogni consigliere regionale. E’ soltanto una sorta di risarcimento per il danno d’immagine e politico che casi di questo genere potrebbero arrecare».

Leonelli: «Non ricordo se proposto io» «Leggo che il commissario umbro del Pd Verini attribuirebbe a me la proposta del cosiddetto rimborso a titolo risarcitorio di 30 mila euro previsto in caso di abbandono del gruppo consiliare da parte degli eletti – commenta in una nota il consigliere regionale uscente e candidato Giacomo Leonelli -. Sinceramente non ricordo di aver espressamente fatto questa proposta, ma  posso dire che il principio generale di questa idea è stato sostanzialmente condiviso da me e dagli altri colleghi candidati. L’obiettivo, per come io l’ho interpretato, è quello, semplicemente, di garantire a un partito che a livello territoriale vive solo sulle contribuzioni degli eletti, una entrata certa, nel pieno rispetto della legge, oltre che del codice etico, dello statuto e dei regolamenti finanziari del Pd. Nel corso della passata legislatura – aggiunge -, da segretario regionale, ho potuto toccare con mano la delicatezza dell’argomento, quando un consigliere ha scelto di uscire dal Pd e dal gruppo; già allora attività politica e posti di lavoro dei dipendenti rischiarono di risentirne in maniera importante. Anche per questo non ci è sembrata, a me e agli altri colleghi, così fuori luogo l’idea di impegnare tutti gli eletti a corrispondere una cifra che comunque è meno della metà di quanto dovrebbe versare un consigliere in via ordinaria in caso di elezione in cinque anni al Pd».

Polemiche «La multa che il Pd sta pensando di applicare ai propri candidati nelle liste dell’Umbria, è un errore madornale – per il senatore Pd Dario Stefano, vicepresidente del gruppo dem a Palazzo Madama -. Non si può in alcun modo copiare il vincolo di mandato del M5s, in questo modo si spaventa qualche eletto, ma si annacqua pesantemente l`identità democratica e plurale del Pd». Matteo Orfini sostiene che «la scelta di inserire il vincolo di mandato con tanto di multa è qualcosa al di fuori della cultura politica democratica e spiace davvero che qualcuno non se ne renda conto». Anche per il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci «inseguire il M5s, prevedere una multa, inserire una sorta di di vincolo di mandato per i candidati alle regionali del Pd in Umbria, non mi sembra affatto una buona idea. Il commissario del Pd Walter Verini ci ripensi».

Gammaitoni: «Perché polemiche?» «Non comprendiamo sinceramente questa polemica. É una proposta nata al nostro interno, che il Tesoriere ha inserito nelle regole che ogni candidato sottoscrive con il proprio partito al momento dell’accettazione della candidatura. Per noi è un patto politico-morale, per rispetto della comunità di elettori democratici che ci voterà sotto il simbolo Pd non certo un vincolo sanzionatorio. E come tale l’abbiamo sottoscritto». Così, in una nota, il capolista Pd Luca Gammaitoni sulla sottoscrizione tra il Pd Umbria e i candidati alle regionali.

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