Procede per ricorsi la lotta intestina dei Dem che si protrae dalla conclusione di un congresso piuttosto complesso per varie dinamiche e vicissitudini. A pochi giorni dall’annullamento dell’elezione di Pierluigi Spinelli a capo del Pd provinciale di Terni, così come stabilito dalla commissione regionale di garanzia che ha accolto il ricorso di Passione Democratica, ecco che si concretizza la risposta di Casa democratica che, con un contro-ricorso, si rivolge all’organismo di controllo di livello nazionale. La storia recente del partito, a livello locale, si caratterizza dunque per tecnicismi che sembrano scavalcare l’arte della mediazione politica.
Casa Democratica I sostenitori di Spinelli, convinti della legittima elezione del consigliere, tirano dritto: «La lettura delle motivazioni con cui la commissione di garanzia regionale del Pd ha accolto, con un voto a maggioranza, le ragioni del ricorso di Passione Democratica non fa che confermare i nostri dubbi circa l’errata interpretazione delle norme interne del partito. Per questo, in qualità di iscritti e per conto del partito nella sua interezza, abbiamo inoltrato alla garanzia nazionale formale ricorso. Lo abbiamo fatto a difesa della legittimità dei percorsi democratici, della volontà degli iscritti – gli unici che hanno la titolarità statutaria del voto sul segretario – di un principio di correttezza e a salvaguardia e tutela della credibilità e dell’autorevolezza del Pd. Lo abbiamo fatto ben consapevoli che per rafforzare un percorso di costruzione di un Pd aperto, plurale e unitario, condizione essenziale per raccogliere pienamente le responsabilità a cui siamo chiamati dalle sfide che i tempi ci impongono, serve perseguire la strada della composizione, non quella delle contrapposizioni sterili e strumentali».
‘Mal di pancia’ «Non possiamo però non sottolineare, con rammarico – proseguono gli esponenti di Casa democratica, sostenitori di Spinelli -, che se da un lato c’è chi percorre ostinatamente la via di un Pd più forte nella ricchezza della pluralità, dall’altro c’è chi tenta altrettanto ostinatamente di avvelenare i pozzi, con il solo obiettivo di difendere qualche rendita di posizione. Siamo ancora in attesa di capire se, in questo quadro, il segretario regionale Damiano Bernardini, eletto con il sostegno di tutto il Pd a premessa di una prospettiva nuova e aperta, abbia davvero – e con convinzione – intenzione di lavorare per rammendare gli strappi o se, al contrario, sia più interessato a percorsi che non hanno come obiettivo quello di rispettare il principio statutario per cui ‘il Partito Democratico riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno come parte essenziale della sua vita democratica’. Siamo fiduciosi che un segnale chiaro possa arrivare nelle prossime ore, a partire dall’opportunità di non forzare la mano, con una prova muscolare, sulla definizione degli organismi, dove lo spirito di unità trova la sua messa a terra. Ogni accelerazione o forzatura apparirebbe come la chiara volontà di non tenere una postura inclusiva e dialogante, ma di governare il Pd nell’interesse di una sola parte».
