di Daniele Bovi
Una segreteria di 15 membri, forse interamente di maggioranza, senza ‘innesti’ provenienti dalle minoranze, per il momento svelata solo in parte dopo un lunedì ad alta tensione. Per le 11.30 di martedì infatti il nuovo segretario regionale del Pd Giacomo Leonelli alzerà il velo su un gruppo di nomi scelti per la sua squadra, quelli con un ruolo più operativo. La prima giornata da neo-segretario è passata infatti non all’insegna del relax bensì tra telefoni roventi e forti tensioni proprio riguardo alle persone da inserire nella segreteria. Forse Leonelli aveva in mente l’intera rosa, con tanto di ‘convocazioni’ fatte in giornata, poi probabilmente le cose si sono complicate e i ruoli più politici verranno comunicati solo in un secondo momento.
Il caso Cernicchi Il caso più spinoso è quello dell’assessore alla Cultura del Comune di Perugia Andrea Cernicchi: dato da molti come un punto fermo della rosa (c’è chi giura che sarebbe diventato il coordinatore della segreteria), sembra in realtà in bilico. Di sicuro fino alla tarda serata il nome non era in lista. E se si prova a capirne i motivi ci si addentra nel solito roveto democratico, dentro al quale si parla di patti stipulati (sostegno di Cernicchi a Leonelli in quel di Perugia e assessore dentro la segreteria) e poi violati, offerte rifiutate e pure di veti incrociati. Un ginepraio di ipotesi e di racconti diversi con al momento due punti fermi: il Cernicchi ‘ballerino’ e caselle coi nomi riempite solo a metà.
La minoranza Ad acuire le tensioni, anche dei diretti interessati, il fatto che gli sconfitti, ovvero Stefano Fancelli che ha raccolto il 28% e Juri Cerasini l’8%, non sono stati contattati. Per il resto i nomi più gettonati sono quelli di Alessia Dorillo, del marscianese Gionata Moscoloni, di Tiziana Chiodi, del sindaco di Gualdo Cattaneo Andrea Pensi, di quello di Amelia Riccardo Maraga, dell’assessore di Città di Castello Luca Secondi, di Emilio Giacchetti (forse sarà lui il coordinatore) e di Nicola Casagrande. Un quadro parzialmente completo però lo si avrà solo quando Leonelli leggerà i nomi martedì mattina nella sede del partito.
Risultati Un Pd che martedì ha reso noti i risultati definitivi delle primarie di domenica: 12.642 i votanti, 3.033 nella provincia di Terni e 9.609 nella provincia di Perugia. Leonelli ha ottenuto il 64,08% dei consensi, per un totale di 8.072 voti, Stefano Fancelli il 28,87% (3.511), Juri Cerasini l’8,05% (1.014). In provincia di Perugia invece Leonelli ha ottenuto il 63,96% (6.117 voti), Fancelli il 27,77% (2.656), Cerasini l’8,27% (791). In provincia di Terni il vincitore ha raccolto il 64,46% (1.955 voti), Fancelli il 28,19% (855), Cerasini il 7,35% (223). Un Leonelli che vince praticamente in tutte le grandi città della regione, escluse Città di Castello (patria di Fancelli, sotto le aspettative invece a Foligno dove poteva contare su un big come Vincenzo Riommi) e Spoleto (dove Cerasini è assessore della giunta Benedetti).
Affluenza Sul dato assai basso dell’affluenza, da giorni nell’aria se la si voleva fiutare, hanno pesato molti fattori, in primis lo scarso appeal di queste consultazioni che hanno mobilitato poco più degli iscritti (in tutto 9.800, dei quali tra l’altro solo 4 su 10 hanno votato nei circoli), il fatto che in molti comuni le energie di militanti, e non solo, sono mobilitate intorno al tema ben più caldo della scelta dei sindaci e forse anche una certa stanchezza dell’elettorato. Così i dubbi intorno al meccanismo del quale il partito si è dotato per la votazione del segretario regionale ci sono e una domanda s’avanza tra i dirigenti democratici: «Perché almeno il segretario non possiamo scegliercelo da soli?». Oltre alla segreteria, la prima prova per Leonelli sarà quella della gestione delle amministrative del 25 maggio, con tanti comuni (vedi ad esempio Spoleto) sull’orlo di una crisi nervosa. Questa e altre prove per dimostrare anche che l’accordone cucito intorno al suo nome non è un ingombro che limiterà la libertà di movimento del nuovo segretario.
