di Daniele Bovi
Il nuovo Patto per la Salute 2013-2015 inciampa sul macigno più grande, quello dei soldi. Governo e Regioni hanno così deciso giovedì di far slittare a dopo il 30 aprile, in teoria l’ultimo giorno utile per la firma, la sigla del nuovo Patto che secondo quanto si apprende dovrebbe vedere la luce in ottobre. La discussione intorno ai temi portanti del nuovo accordo continuerà ma, sul tavolo, rimane il nodo dei 7,5 miliardi di euro tagliati dall’ex ministro Tremonti con la manovra estiva. Insomma, mentre gli approfondimenti proseguono, si cercherà di scrutare l’orizzonte per avere più chiarezza intorno al quadro finanziario dei prossimi anni.
Rimodulare la manovra Per scongiurare i tagli di Tremonti, che come data ultima aveva dato proprio il 30 aprile, occorrerà ora una norma apposita che probabilmente verrà varata nei prossimi giorni dal Governo. L’obiettivo delle Regioni e degli assessori alla Sanità è quello di rimodulare meglio la manovra con le esigenze del nuovo Patto e arrivare a ottobre con prospettive finanziarie più chiare da qui al 2015.
La giornata La giornata è iniziata a Roma alle 11 con la Conferenza straordinaria delle Regioni indetta dal presidente Vasco Errani. Conferenza alla quale hanno preso parte anche la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini e l’assessore alla Sanità Franco Tomassoni. Che le cose non andassero per il verso giusto lo si è capito già intorno all’ora di pranzo, quando l’assessore della Basilicata Attilio Martorano ha spiegato che con le risorse attuali difficilmente un accordo si sarebbe chiuso. Alle 15 così è stato organizzato in tutta fretta un incontro tra gli enti locali e il ministro alla Salute Renato Balduzzi. Incontro nel corso del quale è stato ampiamente dibattuto il nodo più critico, quello dei 7,5 miliardi di euro.
Tomassoni: noi andiamo avanti «Più che di slittamento – spiega a Umbria24 Franco Tomassoni, di ritorno da Roma – parlerei di una pausa di riflessione. Su questo c’è stata una volontà positiva del ministro Balduzzi dopo la nostra richiesta. Il Patto per la Salute deve avere due capisaldi: quello dell’autonomia e quello delle risorse. Se queste non ci sono allora non si capisce perché dobbiamo avere autonomia operativa. La discussione comunque andrà avanti con i tecnici e i politici del ministero e quelli delle Regioni». La «pausa di riflessione» comunque, secondo l’assessore, non avrà ripercussioni sulla riforma della sanità che la giunta umbra ha promesso di preadottare entro la fine di aprile o al massimo entro la metà di maggio: «Per quanto ci riguarda – conclude Tomassoni – noi entro la fine di aprile presenteremo il testo».
Cgil: scelta saggia Lo slittamento del Patto viene visto come una «scelta saggia» da parte della Cgil che tramite il suo responsabile delle politiche per la salute, Stefano Cecconi, parla del 30 aprile come di una «scadenza imposta dall’allora ministro Tremonti. Ma in questo modo il Patto diventava solo una mera registrazione contabile dei tagli decisi dal governo. Ora serve un confronto più ampio al fine di stabilire un sistema adeguato per la salute dei cittadini».

