La presidente Catiuscia Marini

«Va aperto al più presto il confronto con il governo per il nuovo patto per la salute che dovrà segnare l’avvio della riforma del nostro sistema sanitario, che pero non potrà certo attuarsi, come si sente dire, ad ‘invarianza’ della spesa. Soprattuto in considerazione del fatto che il fondo sanitario ha subito in questi anni tagli considerevolissimi». Lo ha detto sabato la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, a Gualdo Tadino nel corso della tavola rotonda organizzata dalla Federazione italiana medici di medicina generale. «Certamente – ha aggiunto Marini – la spesa sanitaria deve essere oggetto di revisione e riorganizzazione, ma questo deve avvenire in tempi congrui. Come Regioni siamo pronti a fare la nostra parte e lo abbiamo recentemente detto allo stesso presidente del Consiglio, Enrico Letta, e al ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin».

Marini: serve chiarezza Marini ha sottolineato come «le Regioni italiane vogliono riformare e migliorare il sistema sanitario, a partire dalla riforma della medicina generale di base, convinte innanzitutto del suo carattere pubblico ed universalistico». Nel confronto, secondo Marini «dovrà essere fatta chiarezza in anzitutto su un punto centrale, e cioè il rapporto tra livelli essenziali di assistenza e la lo sostenibilità finanziaria. Insomma, ai cittadini va detto con chiarezza quali prestazioni essenziali la sanità pubblica può garantire». «Peccato – ha detto ancora – che oggi il ministro Lorenzin non sia qui perché le avrei ribadito la contrarietà alla politica dei ticket e soprattutto sulla assoluta insostenibilità dell’ulteriore suo incremento previsto per il prossimo 1 gennaio 2014».

Ticket iniqui Sempre sulla questione dei ticket sanitari la presidente ne ha sottolineato ancora il carattere di grande di iniquità, «e comunque – ha rimarcato – questa strada si è rivelata oltretutto inefficace, avendo determinato solo un aggravio di spesa per le famiglie ed uno spostamento, come avevamo previsto, di cittadini verso il privato». «Purtroppo – ha concluso – devo dire che negli ultimi anni, e soprattutto dal 2010, le politiche sanitari nazionali nel nostro Paese sono state realizzate più con la testa del ministero dell’economia che di quello della salute».