Un neonato

«Politiche che nulla hanno a che vedere con un impegno serio sul tema della denatalità». Così otto consigliere del Centro pari opportunità dell’Umbria a proposito del bonus bebè da 500 euro, i cui criteri per ottenerlo sono stati deliberati nei giorni scorsi dalla giunta regionale. Un provvedimento che riguarda i nuovi nati tra il primo ottobre 2020 e il 30 settembre 2021 e che, complessivamente, dovrebbe interessare circa 800 famiglie. A firmare il documento sono Morena Bigini Maria Teresa DiLernia, Luisella Leonetti, Ursula Masciarri, Sara Pasquino, Irene Piccionne, Patrizia Tabacchini e Angelica Trenta.

IL BONUS E I CRITERI

Il documento «Siamo convinte che il problema del calo delle nascite – scrivono le consigliere – non si possa affrontare correttamente se non attraverso politiche mirate e strutturali che sostengano l’occupazione femminile, la conciliazione dei tempi casa-lavoro, l’incremento del welfare e la riduzione dell’asimmetria nei ruoli di uomini e donne nei lavori di cura. Sono questi i punti critici da affrontare se veramente si vuole sostenere la natalità». «I dati relativi all’occupazione – continuano – dimostrano come sia sempre più difficile trovare lavoro per tutti, ma sono le donne a dover faticare di più per continuare a lavorare dopo la nascita del primo figlio. Le donne hanno pagato per la pandemia più degli uomini: nell’ultimo mese del 2020 ci sono stati 101 mila occupati in meno, e di questi 99 mila sono donne».

No a risorse a pioggia Per le otto consigliere sarebbe stato «più utile indirizzare le risorse a investimenti sul welfare a sostegno delle famiglie e dell’occupazione femminile, invece di elargire a pioggia somme irrisorie solo a pochi genitori e attraverso criteri di selezione discutibili. Ci aspettiamo che la politica faccia scelte lungimiranti e non spenda risorse ed energie in provvedimenti di corto respiro, che vada alla radice dei problemi e cerchi di risolverli nella consapevolezza che viviamo in una società che non si è adattata alle madri lavoratrici, né dentro le famiglie, né dentro il mercato del lavoro, e una delle conseguenze è appunto la diminuzione delle nascite».

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