«Il Dm 70 del 2015 è molto chiaro: non può essere il gestore pubblico a forzare il soggetto privato a diventare parte integrante del servizio sanitario. La modalità di interazione tra privato e pubblico è disciplinata in maniera tale da rispettare la piena autonomia di iniziativa del soggetto privato senza assoggettarlo in alcun modo alla programmazione pubblica. Alla luce di questo non si comprende come mai nella delibera 1418 del 30 dicembre 2022 la Regione Umbria senta l’esigenza di stabilire a priori l’entità dell’offerta ospedaliera privata». Questa l’osservazione del gruppo Pd in consiglio regionale, rappresentato da Simona Meloni e Fabio Paparelli che sul tema hanno tenuto mercoledì mattina a Terni una conferenza stampa, accendendo i riflettori su un provvedimento per ora solo preadottato e rivendicando «precedenti virtuosi percorsi politici intrapresi in passato in materia di sanità».

«Delibera illegittima» «L’Umbria nel 2016 – hanno detto i due Dem – fu l’unica regione italiana ad aver fatto eccezione rispetto alle riduzioni dei posti letto previste dall’entrata in vigore del Decreto ministeriale n.70/2015 in quanto aveva già avviato da diversi anni un percorso virtuoso di miglioramento dei livelli di appropriatezza di tutta la rete ospedaliera regionale. La delibera di Giunta (212/2016) riguardò allora l’intera offerta ospedaliera regionale senza legittimamente stabilire a priori l’offerta privata futura accreditabile, per ovvi motivi di imparzialità, come imposto dalla Costituzione italiana, ma anche di economicità del sistema. Quello che oggi ci consegna invece oggi l’esecutivo Tesei – contestano – è un incremento nel numero complessivo dei posti letto regionali di 43 unità, mentre il settore che riconosce il maggior incremento numerico è quello dei privati (circa 100 unità) in contrasto col decreto ministeriale che regola la materia. L’entità dei posti accreditabili – insistono i due esponenti del Partito democratico – non può essere determinata a priori, ma è residuale rispetto ai fabbisogni cui il sistema pubblico non riesce a corrispondere».

«I dati non tornano» Secondo quanto riportato da Paparelli e Meloni peraltro lo scenario odierno è ben diverso da quello del 2016 in quanto il parametro ‘popolazione residente’ che concorre alla quantificazione dell’indicatore da utilizzare per stabilire la
dotazione di posti letto, ha subito nel corso degli anni una progressiva erosione, come riconosciuto nello stesso atto deliberativo. Nonostante questa consapevolezza l’istruttore ha agito basando arbitrariamente i propri conteggi su un indicatore demografico vecchio ormai di 8 anni (popolazione ad inizio 2015). Se l’istruttore dell’atto deliberativo avesse tenuto conto della riduzione di circa 50.000 residenti intervenuta in questo arco temporale, che di fatto contrae sensibilmente la massa di posti letto disponibile (oltre un centinaio) questa ‘operazione speciale’ probabilmente non si sarebbe potuta fare». Relativamente al progetto stadio-clinica e in riferimento a chi parla di svolta in termini di riequilibrio territoriale i due Dem osservano: «Qualche anno fa proprio a Terni venne autorizzata una clinica privata, che non è stata ancora costruita; l’imprenditore che ha in mano l’autorizzazione può inziare sin da domani a costruirla quindi il fatto che Terni sia stata privata della possibilità di per i privati di creare cliniche è una bugia colossale».

Piano fabbisogni ospedali «La Giunta regionale – osservano inquadrando il tema più in generale – in pochi mesi, ha cambiato radicalmente rotta sul fronte della riorganizzazione sanitaria. A ottobre ha annunciato la trasformazione di Castiglione del Lago e Norcia in ‘ospedali di comunità’, programmando la riduzione, ovvero, l’ottimizzazione dei posti letto laddove l’inappropriatezza ospedaliera era più evidente. Solo poche settimane più tardi, e pochi giorni dopo l’esito della vicenda Stadio-clinica di Terni, la situazione ha subito un capovolgimento straordinario, prima con il mandato alla direzione regionale sanità di riprogrammare il fabbisogno dei posti letto ex DM 70 stabilito nel 2016 e poi con la conseguente delibera di fine anno in cui gli ospedali di Castiglione del Lago, Norcia e Città della Pieve che sono tornati ad essere ospedali per acuti, e si annuncia l’incremento dei posti letto dell’intera
rete regionale. Il fantomatico riequilibrio dei posti letto privati e accreditati, tra province – dicono ancora i Dem – si regge su premesse errate e alquanto discutibili. Infatti non vengono spostati posti letto dalla Asl 1 alla Asl 2, ma c’è un aumento di complessivi 95 posti privati che segna un passo ulteriore verso la privatizzazione del sistema sanitario. L’escamotage usato per far lievitare il numero di posti – ribadiscono – è quello di utilizzare come base demografica quella relativa al 2015 e non i numeri della popolazione umbra attuale. Tutto ciò senza una spiegazione plausibile. L’ultima delibera, quella preadottata a dicembre, contiene forzature di natura amministrativa che non possono essere taciute, perché illegittime, in quanto costituiscono una palese violazione del mandato di un’istituzione pubblica. La giunta Tesei sta producendo atti di programmazione sanitaria senza il dovuto coinvolgimento e autorizzazione da parte del consiglio regionale».

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