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sabato 2 luglio - Aggiornato alle 19:30

Omofobia, legge umbra da anni ferma al palo e osservatorio mai costituito: «Siamo all’anno zero»

Il testo è stato approvato nell’aprile del 2017 ma da allora poco è stato fatto per attuarlo

Manifestazione nel 2017 davanti alla Regione

di Daniele Bovi

Il primo disegno di legge fu presentato nel 2007 e ben dieci anni sono serviti per arrivare alla tribolatissima approvazione, da parte del consiglio regionale, della legge contro l’omotransfobia, al secolo la numero 3 dell’11 aprile 2017. Da allora, però, il testo è sostanzialmente lettera morta e l’occasione per fare il punto arriva grazie alla Giornata mondiale contro l’omotransfobia, celebrata martedì.

L’APPROVAZIONE DELLA LEGGE

L’approvazione Nel 2017 il via libera dell’Assemblea legislativa è arrivato solo al terzo tentativo e dopo mille trattative; un iter politicamente complicato essenzialmente a causa delle contorsioni interne al Pd, allora in maggioranza. Alla fine, dopo mille limature, decine di emendamenti e subemendamenti, urla, una manifestazione all’esterno di Palazzo Cesaroni e un centinaio di persone dentro l’emiciclo, il testo è stato approvato con i 15 sì di Pd, Psi e M5S, i cinque no dell’opposizione di centrodestra e l’astensione del forzista Raffaele Nevi. Gli articoli del testo di legge intitolato «Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere» sono in tutto 13.

COSA PREVEDE LA LEGGE

La legge Attraverso il primo (più volte modificato) la Regione riconosce che «ogni tipo di discriminazione e violenza contro le persone in ragione del loro orientamento sessuale o dell’identità di genere», costituisce sia una violazione di diritti fondamentali che un pericolo per la salute. In più si garantisce la dignità e il diritto all’autodeterminazione delle persone «nel rispetto della libera espressione e manifestazione di pensieri od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee», peraltro già ampiamente tutelata dalla Costituzione. La legge prevede poi, tra le altre cose, misure contro le discriminazioni da adottare insieme alle altre istituzioni e la diffusione «di una cultura della non discriminazione», sostenendo persone e famiglie «nei loro compiti educativi» e perseguendo «l’integrazione tra le politiche scolastiche e formative e le politiche socio-sanitarie».

FOTOGALLERY: LA DISCUSSIONE IN AULA

Le azioni previste Le diverse azioni andrebbero declinate in ambiti come quelli dell’integrazione sociale, della formazione e del lavoro mentre per quanto riguarda le scuole la Regione dovrebbe promuovere e organizzare attività di formazione per il personale docente e i genitori. La Legge 3 parla anche di responsabilità sociale delle imprese, di formazione del personale regionale, di un lavoro di informazione, consulenza e sostegno da parte di Usl e servizi sociosanitari, della promozione di eventi culturali, della costituzione di un osservatorio regionale e della possibilità, per la Regione, di costituirsi parte civile nei casi di violenza commessa contro una persona per via del suo orientamento sessuale o dell’identità di genere. Con un emendamento dell’allora presidente Catiuscia Marini, infine, sono stati stanziati 40 mila euro per sostenere l’attuazione della legge nel corso del 2017.

VIDEO: IL TRAVAGLIATO PERCORSO DELLA LEGGE

Niente osservatorio Dopo cinque anni quanto di tutto ciò è stato fatto? Di sicuro l’osservatorio (composto dal presidente della giunta, da una serie di rappresentanti di associazioni che lavorano contro le discriminazioni, delle famiglie, dalle consigliere di parità e dalla presidente del Centro pari opportunità più due esperti) non è mai stato costituito; uno strumento che invece risulterebbe molto utile per approfondire la conoscenza del fenomeno e adottare contromisure. Per quanto riguarda poi la relazione annuale sull’attuazione della legge (la cosiddetta clausola valutativa), l’ultima rintracciabile risale al 2018.

Punto zero «Di fatto – dice amaramente a Umbria24 Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos – siamo al punto zero. Dopo l’approvazione la legge era partita bene: è stato approvato un protocollo con gli enti locali, le associazioni e le forze dell’ordine e poi, grazie a un altro accordo tra Regione, Università, l’allora garante dell’infanzia e l’Ufficio scolastico regionale, la ricerca bloccata in un primo tempo dalle polemiche e poi portata a termine solo nel 2020. Queste – dice – sono state le due uniche azioni». Nell’ottobre 2019 il centrodestra – che in quella sorta di Family day organizzato a Perugia aveva sottoscritto un manifesto in cui si chiedeva l’abolizione della legge – trionfa «e da allora – spiega Bucaioni – la legge è stata messa in un cassetto e dimenticata; forse visto l’atteggiamento di questa maggioranza è meglio lasciarla lì».

Il Centro Nel frattempo l’associazione porta avanti le sue iniziative come l’apertura, avvenuta pochi giorni fa, del Centro antidiscriminazioni di via della Pallotta. «Noi – continua il presidente – abbiamo proceduto in solitaria con l’apertura del Centro; avevamo chiesto alla Regione di partecipare al progetto ma non lo hanno fatto». Duemila euro sono stati però riconosciuti per l’organizzazione dell’Umbria pride, in programma a Perugia il 24-25 giugno: «Siamo in attesa del patrocinio – conclude Bucaioni – anche se preferiremmo il sostegno per azioni concrete». Di sicuro il futuro della Legge 3 è avvolto nella nebbia.

De Luca Martedì a parlarne è anche il capogruppo del M5S in consiglio regionale Thomas De Luca. Data la mancata presentazione delle relazioni annuali, il presidente del Comitato controllo e valutazione annuncia la convocazione dell’organismo e un’istruttoria da parte degli uffici. «Chiederò la convocazione della presidente Tesei per verificare l’attuazione della legge contro l’omotransfobia. La Regione – dice – è stata una delle prime in Italia a dotarsi di uno strumento legislativo per il contrasto all’omotransfobia. Ritengo imprescindibile che non resti solo un impegno su carta. A oggi non abbiamo contezza se sia state attivate le azioni e le iniziative previste».

Twitter @DanieleBovi

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