Dopo 18 anni torna la voglia berlusconiana del grande sogno

di Daniele Bovi

Il nuovo inno del Pdl porta dritti nell’aldilà politico, in una dimensione dove la figura di Silvio trasfigura in purissima luce. Osservare la parabola del berlusconismo senza gli elementi pop che l’hanno contraddistinta in quello che Dagospia chiama «il Ventennio a colori», è fare un’analisi monca. E’ con le canzoni, con gli inni, con la creazione di un sentimento e di un immaginario collettivo che l’aedo Silvio ha cantato il suo popolo. E così il vecchio chansonnier da crociera, il geniale coniatore di slogan e campagne elettorali con il nuovo testo vergato, secondo le fonti ufficiali, «in appena tre ore e mezzo», compie un salto di qualità ma al tempo stesso comunica l’eterno e stanco ritorno del sempre uguale.

Oltre Oltre «il tempo di credere» del ’94, oltre il culto della personalità del 2008 con il «meno male che Silvio c’è» arriva, nel 2012, «la gente che ama la luce»: e chi se non Silvio è la luce del suo popolo? Un video ufficiale non c’è ma i gelatai, i pensionati, le maestre e gli studenti del ’94 e del 2008 sembrano più lontani. Ora «c’è una grande forza che ci chiama, la forza che ci dice che il bene vincerà per sempre». Il clima è sempre più etereo, rarefatto e luminoso. La forza e il bene. Dal plastificato kit del candidato del ’94 al campo di energia mistico di Guerre Stellari, da Previti a Obi Wan Kenobi, da Publitalia al purissimo empireo. Escatologicamente parlando, è l’aldilà politico. Ma Silvio, l’uomo che ha rivoluzionato la tv italiana, è stato anche colui che ha cresciuto la generazione degli anni Ottanta importando decine di cartoni anonimati. E’ anche qui che si va con la mente quando si leggono le strofe del nuovo inno. Strofe che portano in un mondo quasi fatato: il popolo di Silvio «non prova invidia e odiare non sa», «non ha rancore», «lotta per la libertà e per la verità». E’ la gente che si prende per mano, la «gente che aiuta la gente» di Sal Da Vinci, è «il mondo di felicità e libertà» di Candy Candy.

Il sogno logoro Oltre la luce c’è però la stanchezza, il leone Kimba dalla folta criniera «che ha fermato il tempo» riproponendo anche nel 2012 un sogno oramai logoro e impolverato. L’elemento comune di tutti gli inni è infatti proprio «il sogno», da vendere sempre porta a porta: nel 1994 c’era il «sogno della libertà», nel 2008 «l’Italia che crede in questo sogno» e nel 2012, quando la discesa in campo è vecchia ormai di diciotto anni, il popolo della libertà crede ancora «nel nostro sogno che si realizzerà». La rivoluzione del 1994 diventa eterna e istituzionalizzandosi sulla carta da musica lascia solo un sapore polveroso in bocca. Musicalmente, il restyling del Pdl suona vecchio come un carillon dal quale esce sempre la stessa melodia.

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One reply on “Pdl, nel nuovo inno la trasfigurazione di Silvio in luce purissima e l’eterno ritorno dell’uguale”

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