lunedì 30 marzo - Aggiornato alle 23:14

Nuova Monteluce, ecco il piano verso la liquidazione. Tesei: «Operazione fu un errore»

Centrale, in attesa di un compratore, sarà il prolungamento fino a metà anno dell’accordo di moratoria con banche e fornitori. Informativa in giunta

Un’area della Nuova Monteluce (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Prolungare la tregua con banche e creditori e sperare, nel frattempo, che arrivi qualcuno intenzionato a comprare in blocco la Nuova Monteluce, in un contesto che porti a una liquidazione ordinata. A tracciare la rotta è stata la presidente della Regione Donatella Tesei tirando una riga dopo gli incontri, che si sono tenuti nei giorni scorsi, con tutti i soggetti coinvolti nel ginepraio edilizio di Monteluce; una vicenda che, senza una soluzione per quanto possibile positiva, rischia di infliggere una ferita ancora più profonda al tessuto urbanistico di Perugia e alla trentina di imprese coinvolte, che aspettano oltre tre milioni di euro.

MONTELUCE: PD CHIEDE CHIAREZZA

Il piano La chiave, al di là del prolungamento della vita del fondo fino al 31 dicembre 2020, è soprattutto la proroga dell’accordo di moratoria tra fondo e banche e tra fondo e fornitori; un patto che rappresenta una tregua allo scopo di procedere a un risanamento ordinato, lasciando in un cassetto le carte bollate. In teoria questo accordo siglato nel luglio scorso scadrebbe, dopo l’ulteriore proroga arrivata a dicembre, a fine febbraio; idem per quanto riguarda l’accordo con le banche che hanno concesso le linee di finanziamento al fondo. L’obiettivo ora è allungare di alcuni mesi – probabilmente fino a metà anno – questa tregua e nel frattempo vedere se ci sono operatori del settore disposti a farsi carico in blocco della Nuova Monteluce, senza quello spezzatino ipotizzato mesi fa e a una cifra, stimata tempo fa, intorno ai 20 milioni di euro.

STORIA DI UN PROGETTO FALLITO E RESPONSABILITA’

Gli edifici Comune e Università sono gli altri due soggetti istituzionali con i quali la Regione lavorerà a stretto contatto per trovare una soluzione. In ballo, per quanto riguarda Palazzo Donini, c’è anche l’idea – nata nel 2018 ma poi rimasta su carta visti i problemi – di collocare in zona alcuni uffici di agenzie e società regionali; piano che, benché fermo, è tutto da rivedere. Per quanto riguarda invece la Casa della salute, l’Usl Umbria 1 ha recuperato (con gli interessi) la somma versata come acconto per l’acquisto dell’ex padiglione E in cui avrebbe dovuto prendere vita uno dei progetti centrali della Nuova Monteluce.

Il documento In una informativa presentata mercoledì in giunta regionale, Tesei esprime un giudizio netto sull’intera operazione, «figlia di una stagione politica in cui, la pubblica amministrazione, in una rinnovata visione statalista, manifestava velleità imprenditoriali che andavano ben oltre le finalità di sviluppo urbanistico e territoriale, assumendo a tratti una connotazione speculativa e di finanza creativa». «L’operazione Monteluce – è detto ancora – è figlia di una logica in cui l’economicità è tenuta in piedi da un impegno del pubblico a farsi carico di tutto ciò che non aveva una autonoma capacità di collocamento sul mercato dando vita, di fatto, a un’operazione in cui il fine imprenditoriale trovava la sua fonte di sostentamento in un confuso disegno di insediamento del pubblico nell’area oggetto della riqualificazione».

Operazione sbagliata Nell’informativa si critica duramente il fatto di aver fatto partire la macchina nel 2006, quando però la crisi economica non era nei pensieri di nessuno: «Cavalcare il ciclo immobiliare al suo culmine – è scritto nel documento – significava esporre l’intera operazione in via prospettica a rischi». Nel complesso per la presidente «un’operazione sbagliata sia per le tempistiche, con un tardivo collocamento degli asset immobiliari, sia per il mancato adeguamento dei piani finanziari al mutato scenario di mercato, senza un sistema di creazione di valore graduale nel tempo, secondo un piano di sviluppo coerente, che ha reso l’attuale area a bassa profittabilità». E ora, tra le mani, i soci del fondo si trovano quote dal valore sostanzialmente azzerato.

Twitter @DanieleBovi

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