Stefano Lucidi

«Le amministrazioni potevano intervenire e infatti hanno fatto molto». Questa la reazione del senatore Stefano Lucidi (M5s) all’intervista rilasciata dall’assessore comunale Antonio Cappelletti sulla cessione della Novelli avvenuta il 22 dicembre col diniego dei soci e per questo a suo dire «illegittima e annullabile». Il parlamentare, che da tempo chiede lumi sull’operazione compiuta in favore della Alimentitaliani della famiglia Greco, stigmatizzando l’avallo della Regione e dei Comuni di Terni, Spoleto e Amelia in una nota evidenzia: «Oggi l’avvocato Antonio Cappelletti, nella sua duplice veste di assessore del Comune di Spoleto e legale di un ramo della famiglia Novelli, ci dice che, quella cessione è illegittima, ma poi dice anche che le amministrazioni locali potevano fare poco. In un interessante e onesta intervista (ne do atto), aumenta in effetti gli elementi legati al dibattito sulla cessione del gruppo. Elementi, pare di capire, forse mai emersi in un dibattito di giunta. Ma un punto però deve essere chiarito almeno. Le amministrazioni locali, Regione e Comuni hanno fatto molto, eccome». Quindi l’attacco: «Rileggiamo i verbali degli ultimi incontri al Mise e vedremo scritto nero su bianco che le amministrazioni hanno, per varie voci dichiarato che: la cessione era accoglibile e che i soci avrebbero dovuto acconsentire, essendo tacciati altrimenti di irresponsabilità incompresibile. Le amministrazioni e i sindacati si sono dunque oltremodo sbilanciate, e, prima o poi, dovranno dire pubblicamente perché hanno avallato la cessione, e su quali basi. Io mi sarei aspettato invece di leggere un verbale del Mise, nel quale, almeno uno, tra amministratori o sindacalisti, avesse avuto il coraggio di far scrivere nero che non c’erano elementi sufficienti per giudicare questa vicenda, perché in gioco ci sono 500 lavoratori e il futuro di un’azienda importante. Così purtroppo non è stato ed oggi questo è sotto gli occhi di tutti. In questo momento l’azienda non si trova all’interno di una normale vertenza industriale o lavorativa, ma piuttosto in mezzo ad un complesso esercizio di diritto fallimentare con due punti fermi nel brevissimo futuro: sciogliere il nodo giuridico e trovare una exit-strategy. Nel silenzio dei politici locali e nazionali».

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