L'aula di palazzo Cesaroni (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
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Scritti male, con numeri che non tornano o illeggibili, in alcuni casi sballati rispetto alle pezze d’appoggio o impossibili da verificare; non controllati da chi doveva controllare, caotici, con somme di denaro spese alcune volte non si sa bene per cosa e con chi. Quasi fossero i conti che nelle botteghe di una volta si facevano sulla carta del pane. E’ lunga 22 pagine, molto dettagliata e durissima la deliberazione adottata dalla Corte dei conti dell’Umbria sui rendiconti dei dieci gruppi politici di palazzo Cesaroni relativi all’anno 2012. Nel mirino dei magistrati c’è il milione e mezzo di euro speso in quell’anno dai partiti che siedono in consiglio regionale per il funzionamento e per il personale dei gruppi; 489.600 euro per la prima voce e 919 mila euro per la seconda. Spese che vanno rendicontate su appositi moduli dove sotto dei generali capitoli (ad esempio «libri, riviste e giornali» oppure «trasferte, missioni e spese di rappresentanza») occorre dichiarare le spese sostenute.

SCONTRINI ONLINE, PD E PDL TRA PRIVACY E NO AL «VOYEURISMO»

Molteplici irregolarità Documenti che vengono pubblicati una volta all’anno sul Bollettino ufficiale della Regione e numeri che dovrebbero essere verificati dall’Ufficio di presidenza di palazzo Cesaroni e dal collegio dei revisori dei conti, organi entrambi composti da consiglieri. Insomma, il classico caso dove il controllore e il controllato coincidono. Con il noto decreto legge del 2012 però, sull’onda dei vari «Er Batman» sparsi per il Paese, alle sezioni regionali della magistratura contabile vengono affidati i controlli sui rendiconti dai quali emerge, nel caso dell’Umbria, un quadro con molte ombre. Sotto la lente della Corte sono infatti apparse «molteplici irregolarità, non solo di carattere formale ma anche sostanziale per ciascuno dei dieci gruppi consiliari». «Note riepilogative» inviate alla magistratura il primo marzo scorso ma senza pezze d’appoggio.

I TAGLI ALLE SPESE FATTI NEL 2013 DA PALAZZO CESARONI

Scontrini che non ci sono E’ solo l’8 e il 9 aprile infatti, «su esplicita richiesta del magistrato istruttore» che scontrini, fatture e contratti relativi al personale di supporto ai gruppi vengono spediti alla Corte. Senza la «documentazione giustificativa» infatti capire se i soldi sono stati spesi nel modo corretto, ovvero per gli scopi strettamente istituzionali, è impossibile. Una volta analizzati i documenti è arrivata la durissima deliberazione alla quale la Regione dovrà rispondere fornendo chiarimenti. Lungo le 22 pagine ce n’è per tutti. Quasi tutti i rendiconti sono stati predisposti senza rispettare il modello codificato da une legge regionale del 1996, ad alcuni gruppi (Per l’Umbria Catiuscia Marini presidente, ovvero l’ex monogruppo di Carpinelli, Pd e Pdl) sono imputati errori relativi a date, importi e «altri elementi».

TUTTI GLI SCONTRINI PUBBLICATI DAI GRUPPI

Caos La Lega Nord non avrebbe allegato la documentazione di cassa al 31 dicembre, quasi tutti hanno classificato in modo erroneo le spese sostenute mentre Lega, gli ex monogruppi di Carpinelli e Modena, Pd, Pdl, Idv, Psi, Udc e Prc hanno presentato documentazione «caotica, disomogenea, non facilmente classificabile, a volte predisposta in più copie, non leggibile o incompleta». Oltre a non aver fornito alcuna notizia circa l’eventuale acquisto di beni durevoli (da iscrivere a inventario), uno dei rilievi più pesanti sta nelle «significative differenze» tra i totali dei rendiconti e quelli delle spese giustificative. Insomma, i conti non tornano e chi doveva controllare, pare, non ha controllato. Secondo la magistratura infatti l’Ufficio di presidenza (che peraltro poteva solo prendere atto di quanto rendicontato dai vari gruppi) «non ha effettuato controllo di corrispondenza tra spese e finalità». Inoltre «non è stata depositata documentazione da cui si possa evincere l’effettuazione di controlli interni, anche ad opera del collegio dei revisori».

CONSIGLIO REGIONALE, I DATI 2010, 2011 E 2012

Spese per il funzionamento La magistratura scende poi nel dettaglio. Per quanto riguarda le spese di funzionamento in alcuni casi (Lega, Pdl e Prc) non è stato possibile, a causa di documenti presentati «senza alcun ordine di classificazione», verificare se le spese dichiarate collimino o meno con scontrini e fatture. Nel mare magno delle «trasferte, missioni e spese di rappresentanza» inoltre, oltre a scostamenti su singole voci imputate a quasi tutti i gruppi (dai libri alle spese telefoniche), molte volte non si capisce per chi e per cosa delle cifre siano state spese. «Spesso non risulta – scrivono infatti i magistrati – l’indicazione esaustiva dell’evento (congrua motivazione) che ha occasionato la spesa e/o l’indicazione della qualifica e/o qualità dei soggetti partecipanti». Requisiti ovviamente «necessari» per capire se cene, trasferte e quant’altro siano state fatte per scopi strettamente istituzionali.

E per il personale C’è poi il grande capitolo del personale, non esente da magagne. Per l’ex monogruppo di Carpinelli (con i recenti tagli operati da palazzo Cesaroni sono stati aboliti e l’ex comunista italiano è approdato al gruppo socialista), Pd, Pdl, Udc e Prc non sono presenti cedolini o F24 e quindi è impossibile verificare la spesa; niente contratti giustificativi delle assunzioni o delle collaborazioni poi per Lega, Carpinelli, Pd, Pdl, Psi, Udc, Prc e gruppo Misto). E anche dove cedolini o F24 ci sono poi i conti in certi casi non tornerebbero vista la «mancata coincidenza, ove verificabile, tra l’importo del rendiconto e i documenti giustificativi» oppure tra il contributo erogato e la somma dichiarata nel rendiconto.

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