Passerà da 7.500 a cinquemila euro la quota fissa spettante a ogni famiglia umbra dove uno dei componenti è rimasto vittima di un incidente mortale sul lavoro. A deciderlo è stata la Terza commissione di palazzo Cesaroni non senza polemiche e con la promessa di riaprire presto la discussione. I commissari hanno infatti dato il via libera (contrario il leghista Cirignoni mentre Stufara, Prc, si è astenuto) alle modifiche al regolamento di attuazione della legge che ha istituito il Fondo di emergenza per le famiglie delle vittime degli incidenti mortali sul lavoro. A fronte delle difficoltà nella erogazione dei contributi causate dal mancato apporto economico della quasi totalità degli enti che compongono il Comitato di gestione del fondo infatti, le quote per ciascuna famiglia saranno diminuite, con l’eccezione dei nuclei ove sono presenti minori o persone non autosufficienti.
Le modifiche Stando a quanto approvato in Commissione oltre alla diminuzione della quota fissa è stata tagliata anche quella variabile: 500 euro per ciascun componente della famiglia, cifra portata a 1.500 se c’è una persona minore o non autosufficiente. Per quanto riguarda il 2013, come ha spiegato di fronte ai consiglieri l’assessore al Welfare Carla Casciari, è stata la Regione a coprire il piatto con un totale di 280 mila euro. Soldi che permetteranno di erogare il contributo alle 18 famiglie colpite. Famiglie che non avevano ottenuto i soldi «a causa del mancato apporto economico degli altri partner del Comitato di gestione del Fondo». Oltre alla Regione, gli altri partner sono Anci, Upi, Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Confapi, Cna, Confartigianato, Confagricoltura, Coldiretti, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative, Legacoop e Anmil.
Le polemiche L’intera Commissione ha manifestato perplessità sulla riduzione delle quote: il presidente Massimo Buconi (Psi) ha chiesto di licenziare l’atto per poter erogare i contributi ed anche per non contraddire lo spirito della legge, concepita come una risposta immediata, prima ancora di Inail e assicurazioni, nei confronti delle famiglie colpite da situazioni così dure, annunciando però che l’intera questione va riaffrontata per rendere la legge veramente efficace. Il consigliere Manlio Mariotti (Pd) ha rilevato che «l’impianto della legge, fondato sulla solidarietà, viene a mancare se diminuiamo le quote, mentre basterebbe che ciascun comune umbro versasse mille euro per arrivare da subito a 100 mila di fondo». Prima di lui anche Andrea Smacchi (Pd) aveva proposto un versamento di 10 euro da parte di ciascun lavoratore in Umbria per risolvere le difficoltà in cui versa il fondo, ipotesi non praticabile per i troppi intoppi burocratici legati alle varie tipologie di contratti. Il capogruppo del Prc Damiano Stufara chiede di riproporre in sede di Comitato (quello che gestisce il fondo, ndr) la discussione sulla legge. Il capogruppo della Lega Nord, Gianluca Cirignoni, ha invece votato contro le modifiche al regolamento, chiedendo l’abolizione del Comitato e la gestione dei fondi in capo all’assessorato regionale.
Vinti: allarme sfratti In difficoltà non sono però solo le famiglie vittime di gravi lutti ma anche altre 4.500 che, secondo le stime dell’assessore regionale alle Politiche abitative Stefano Vinti, nel prossimo triennio sono a rischio sfratto. «Vista la gravità della situazione – dice Vinti -, il problema dovrà diventare una priorità del nuovo Parlamento e del futuro governo, affinché affinché vengano definite nuove politiche abitative corredate di risorse in linea con quelle stanziate dai grandi paesi europei». «La Giunta regionale – prosegue – manterrà alta la guardia e non lesinerà nessuno sforzo per rendere esigibile un diritto fondamentale come lo è appunto quello alla casa. E’ la prima volta che anche nella nostra regione si registra un dato così allarmante a conferma delle nostre previsioni più pesanti». Secondo l’assessore nella maggior parte dei casi lo sfratto è dovuto a «”morosità incolpevole”, legata cioè a condizioni economiche particolarmente svantaggiate che non permettono di sostenere il costo dell’abitazione».
