di Marta Rosati

Sull’atto Pd per la Moplefan, consiglio comunale di Terni unanime, ma con i soldi di Bandecchi e la richiesta di dimissioni dell’assessore Regionale Francesco De Rebotti.

Il caso La crisi Moplefan è un tema che scotta; le incertezze dilagano, le difficoltà sono così palpabili da aver allarmato l’impresa per l’esposizione debitoria e la politica iìdi fatto annaspa. A sollevare la questione, per promuovere di attivarsi con la massima urgenza presso il Ministero, ci ha pensato il consigliere Pd Emidio Gubbiotti in consiglio comunale lunedì mattina. Subito accolto l’inserimento del punto all’ordine del giorno, sul caso è intervenuto l’assessore Sergio Cardinali facendo il punto della situazione e accusando i governi degli ultimi sette anni di non essersi occupati della fabbrica come meritava.

Colpo di scena Poi la sospensione, la riunione di maggioranza e il sindaco Stefano Bandecchi torna in aula con la copia di due bonifici per un importo di poco inferiore al mezzo milione di euro, effettuati dalla sua università Niccolò Cusano nei confronti di Moplefan. Allegato a quel documento, l’accordo stipulato tra le due parti per attività di ricerca e stage studio/lavoro. «Soldi – dirà poi Bandecchi – utilizzati per pagare i lavoratori nella fase critica. Si tratta di 110 famiglie ternane. Io, cittadino onorario, ho pensato a loro». Ma c’è di più. Nel suo intervento il sindaco finisce per attaccare ferocemente l’assessore regionale De Rebotti chiedendone le dimissioni: «Ai tavoli ufficiali si è permesso di dire, pur non essendoci segnalazioni di anomalie da parte di organi competenti o istituti di credito coinvolti, che la Moplefan ha portato qui i soldi sporchi della mafia russa («di dubbia provenienza» sottolinea fuori microfono l’assessore Cardinali NdR). Ecco chi non vuole aiutare quella realtà. Altrimenti fuori qualunque altro responsabile della situazione perché va scuoiato».

Soldi alla Moplefan I bonifici resi noti dal sindaco risalgono all’agosto e al settembre scorsi. «Iniziata nel 2018 – ha ricordato Cardinali nel suo intervento -, la vicenda ha responsabilità risalenti nel tempo e diffuse. In primo luogo le difficoltà sono di sistema Paese. Di quella Italia che consente a imprenditori di prendersi le aziende per chiuderle. Ai tempi di Jindal, solo le allora organizzazioni sindacali si sono spese per difendere quella fabbrica, mentre partiti di diverso potere politico si sono succeduti. Sono trascorsi sette snni di difficoltà, pur con un acquirente che ha investito 10 milioni. Se oggi la fabbrica resiste è solo grazie a lavoratori e sindacati. Per me è una battaglia quasi personale per i ruoli che ho rivestito e rivesto. La verità è che, a fronte di promesse di aiuti dal governo, il gruppo non ha ricevuto nulla. Spende risorse per stare in piedi, accumula debiti e non riesce a produrre come dovrebbe. Oggi la ripresa dell’attività è a rischio. L’operazione in atto con Invitalia è ancora in fase di due diligence, mentre l’azienda perde un pezzo quotidianamente. Si è dotata di uno scudo temporaneo con la Camera di commercio per evitare pignoramenti ma chiaramente non è risolutiva. La mancanza è dei governi recenti. Noi ci siamo con tutte le forze a difesa di quella realtà».

Consiglio compatto Il sindaco a quel punto rivela le risorse versate da parte dell’Università Cusano e, a seguito dell’intervento dello stesso Bandecchi, la massima assise cittadina, all’unanimità, vota l’atto del Partito democratico col quale si chiede all’amministrazione comunale di attivarsi con la massima urgenza, anche congiuntamente alla Regione Umbria, presso il Ministero, affinché sia immediatamente garantita la continuità degli ammortizzatori sociali per tutte le lavoratrici e i lavoratori della Moplefan; a sollecitare il pagamento immediato delle spettanze arretrate (mensilità di dicembre e tredicesima), verificando ogni strumento utile a tutela dei diritti salariali; a convocare con urgenza un tavolo istituzionale locale, con la partecipazione di azienda, organizzazioni sindacali, Regione Umbria e parlamentari del territorio, finalizzato a: ottenere chiarezza sul piano industriale; garantire la salvaguardia occupazionale; individuare soluzioni concrete per il rilancio produttivo del sito; riferire tempestivamente in Consiglio Comunale sugli esiti delle interlocuzioni avviate e sulle azioni intraprese, assicurando la massima trasparenza verso l’assemblea e la cittadinanza; sostenere ogni iniziativa istituzionale utile affinché la crisi Moplefan non si traduca in una nuova, drammatica perdita occupazionale per il territorio ternano.

Terremoto Bandecchi Le esternazioni del primo cittadino, in questa fase, destabilizzano ancor più l’ambiente. Il riferimento alla dubbia provenienza dei fondi investiti dalla Visopack, lascia i lavoratori esterrefatti. Sul caso, il delegato Filctem Cgil della Rsu Moplefan, Davide Lulli: «Riferire oggi, nell’ambito della massima assise cittadina, di una presunta opacità nell’operazione di acquisizione della ex Treofan, non aiuta sicuramente l’azienda che è alla ricerca di credito. Stupisce che questo tema sia portato all’attenzione dell’opinione pubblica proprio quando a dicembre siamo stati rassicurati dalle verifiche effettuate da Gepafin. I dubbi dovrebbero essere superati. Casomai ci fossero ancora delle ambiguità da fugare, ci chiediamo cosa abbiano fatto gli organi competenti negli ultimi due anni. Il riferimento alla mafia russa, quando non ci sono atti ufficiali in tal senso, non può che essere lesivo lungo il percorso verso la ripresa industriale della fabbrica del polo chimico».

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