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martedì 25 gennaio - Aggiornato alle 03:43

L’Isuc rischia di chiudere a gennaio. Sul nuovo comitato centrodestra ko: i nomi degli eletti

Lunedì si è tenuta l’assemblea dei soci: i contratti dei lavoratori scadono a fine dicembre e non sono rinnovabili. Per il Cts dell’Istituto la spuntano Cavicchi e Presciutti

La biblioteca dell'Isuc

di Daniele Bovi

Dal primo gennaio l’Isuc – l’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea – rischia di chiudere. Il 31 dicembre infatti scadranno i contratti dei cinque dipendenti dell’Istituto, impiegati e ricercatori sui quali si regge la vita dell’Istituto. Lavoratori precari anche da più di dieci anni con contratti che, per diverse ragioni, non possono essere rinnovati. Il tema è deflagrato lunedì mattina nel corso dell’assemblea dei soci in cui è stato eletto il nuovo comitato tecnico scientifico dell’Istituto, frutto della riforma approvata dal consiglio regionale mesi fa.

LA BATTAGLIA PER LA GUIDA DELL’ISUC

Rischio chiusura Nato nel 1974, l’Istituto dopo uno scontro tra centrodestra e centrosinistra è guidato da alcune settimane da Alberto Stramaccioni, tra le figure più note della sinistra umbra. Il professore lunedì ha affrontato il tema spiegando che il primo dicembre ha avuto un incontro, «dagli esiti non positivi», con i funzionari del consiglio regionale, istituzione dalla quale dipende l’Isuc. Nonostante la disponibilità dimostrata però non c’è stata «un’assunzione di responsabilità» – non solo da parte della macchina burocratica ma anche da parte dei vertici dell’amministrazione – per quanto riguarda il superamento del precariato.

ALL’ISUC LA SPUNTA STRAMACCIONI

I contratti Nel corso dell’assemblea Stramaccioni ha riferito che, stando alla valutazione degli uffici, «i contratti posti in essere negli ultimi anni sono non solo illegittimi ma addirittura illegali», e che il carattere di ente pubblico dell’Isuc, privo di pianta organica, non consente né di superare la precarietà né di prorogare i contratti; in caso contrario si rischierebbero conseguenze amministrative e penali. Insomma, se non si trova una soluzione dal primo gennaio – dopo alcuni decenni di attività – l’Isuc chiuderà.

Il Comitato All’ordine del giorno dell’assemblea c’era anche la nomina del nuovo comitato tecnico scientifico. La riforma di aprile prevede un organismo formato da cinque persone, scelte «tra studiosi di comprovata competenza e professionalità nel campo delle scienze storiche e sociali – è scritto nella legge di riforma – e appartenenti al mondo della cultura, dell’Università, della scuola e delle professioni». Oltre al presidente, due membri sono eletti dal consiglio regionale, uno dai soci istituzionali e uno da quelli ordinari.

Il voto Dal fronte del centrodestra, su designazione di Marco Squarta sono stati scelti Costanza Bondi e Jacopo Caucci von Saucken, mentre il voto di lunedì in assemblea ha riservato una sorpresa. Mesi fa, durante la fase di commissariamento guidata da Valter Biscotti, c’è stato l’ingresso di nuovi soci, molti in orbita centrodestra. Per questo fronte erano stati schierati Michele Antonioni e Laura Lametti, mentre per il centrosinistra il sindaco di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti e la professoressa Alba Cavicchi. Cavicchi e Presciutti hanno ottenuto rispettivamente 29 e 28 voti, mentre Lametti e Antonioni 23 e 24. Il risultato, letto con gli occhiali della politica, parla di un 3 a 2 per il centrosinistra considerando la guida affidata a Stramaccioni. Il problema, però, è capire se da primo gennaio l’Istituto ci sarà ancora oppure no.

Twitter @DanieleBovi

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