di Daniele Bovi
Il listino elettorale? «Una stortura da correggere al più presto». Spinta fuori dal portone di palazzo Cesaroni con la prima bozza di riforma della legge elettorale regionale stilata dal Pd nel 2009, «la stortura» rientrò a pieno titolo dalla finestra del palazzo insieme alla slitta di Babbo Natale. Nel dicembre 2009 infatti, dopo contorcimenti a non finire, abbandoni delle sedute di commissioni, niet da più parti e sparate per alzare la posta, centrodestra e centrosinistra trovarono un accordo e tre mesi prima delle regionali votarono la nuova legge elettorale con annessa «stortura» contro la quale, oggi, si torna a tuonare.
La proposta di legge In uno schema ormai consolidato infatti i consiglieri regionali di area ex Margherita Smacchi e Barberini alzano la palla e il presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi schiaccia. O viceversa. E così lunedì mattina i due consiglieri hanno depositato la loro proposta di legge per «riformare l’attuale sistema elettorale regionale, eliminando il cosiddetto “listino” e consentendo l’ingresso in Consiglio regionale soltanto ai consiglieri eletti direttamente dal popolo, in base alle preferenze ottenute alle urne, dando più potere al voto dei cittadini». Immediata la reazione del presidente Guasticchi: «Piena condivisione». Lo stesso presidente poi annuncia l’avvio, da settembre, «di un’offensiva democratica, spero fortemente condivisa, per istituzionalizzare le primarie per tutti i livelli, parlamentari inclusi». Condivisione questa volta arriva anche dal Pdl che con il consigliere regionale Andrea Lignani Marchesani «guarda con interesse» alla proposta.
Listino e firme E dire che in sé il listino non sarebbe una malvagità. A stravolgerne significato e scopi e a renderlo una «stortura» è stata la casta partitica: originariamente infatti il cosiddetto listino bloccato era stato concepito come uno strumento con cui portare nei consigli rappresentanti della società civile, della cultura, dell’associazionismo. Menti brillanti e feconde che però non avrebbero la forza, non avendo un partito alle spalle, di rastrellare qualche migliaio di preferenze sul territorio. Teste pensanti che potrebbero dare un apporto di alto profilo per tutto il corso della legislatura. Poi, invece, è finita come è finita. Alla voce «storture» da correggere però nella legge del Natale 2009 ci sarebbe, oltre al listino, anche l’innalzamento del numero di firme necessarie a presentare le liste: duemila per la provincia di Perugia e 1.200 per quella di Terni. Il problema però sta nel fatto che dalla raccolta furono esentati tutti i partiti rappresentati in consiglio regionale o in parlamento. Una norma che aveva tanto il sapore di voler segare le gambe a chi sta fuori dalle suddette istituzioni.
Il porcellum umbro «Un porcellum in salsa umbra», «una truffa» e «un furto di democrazia» la definì invece l’italvalorista Oliviero Dottorini commentando l’istituzione della Commissione speciale per le riforme statutarie: «Il primo obiettivo della commissione – disse Dottorini quasi un anno fa – dovrà essere quello di rivedere una legge elettorale antidemocratica, cancellando il listino dei nominati dai partiti e le storture di un meccanismo che consente di avere più eletti a chi ha meno voti». Tornando all’oggi invece e alla proposta di Smacchi e Barberini, Lignani Marchesani chiede che si abbassi il premio di maggioranza previsto dalla legge regionale al 60%, consentendo così all’opposizione di avere 12 seggi invece di 11. Per vedere se si tratterà del solito dibattito agostano basterà aspettare qualche mese.


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