di Dan.Bo.
Dopo quello sui bilanci, sul fronte sanità in Umbria va avanti il balletto di cifre sulle liste d’attesa. Martedì il tema è stato al centro della seduta del consiglio regionale, nel corso della quale la presidente Stefania Proietti ha risposto all’ex presidente, Donatella Tesei, che ha presentato un’interrogazione sul tema; documento con al centro anche le scelte di bilancio e la tenuta del sistema sanitario pubblico.
Le liste Secondo i numeri di Proietti l’ultimo aggiornamento parla di circa 38.800 visite e prestazioni ambulatoriali, 11.600 ricoveri chirurgici e 7mila interventi in chirurgia ambulatoriale. Il totale che si ricava dall’intervento in aula è quindi di circa 57.400 prestazioni. Tra queste, le ambulatoriali non erogate nel 2024 erano 69.544, con un recupero effettuato tra il 78 e il 79 per cento. Per il 2025, sono già state inserite nel piano 45.744 prestazioni, recuperate per il 47,36 per cento. Per la chirurgia in ricovero, su 18.910 prestazioni sospese tra il 2020 e il 2024, ne restano da erogare 11.588. In chirurgia ambulatoriale, delle 10.640 prestazioni da recuperare, ne mancano ancora 6.947.
L’opposizione Tesei ha contestato sia il metodo che i numeri: «Era necessaria una sintesi chiara. Noi comunicavamo i numeri precisi delle liste di attesa. Alla fine del nostro mandato ne avevamo 44mila in sospeso, oggi chiediamo di sapere quante sono». Secondo la consigliera, le prestazioni sospese in Umbria sono oggi circa 85mila, in netto aumento rispetto alle 77mila di febbraio e alle 44mila di settembre 2024. Un incremento che, a suo avviso, smentisce le dichiarazioni ottimistiche della giunta e segnala un «tracollo della sanità pubblica regionale».
Il monte ore Nell’interrogazione l’ex presidente chiedeva conto anche di una riduzione del 30 per cento del monte ore di lavoro straordinario per l’anno 2025. Questa riduzione, ha spiegato in aula, si traduce in un taglio effettivo del 60 per cento nel secondo trimestre dell’anno, a causa del mancato contenimento nei primi tre mesi. Una misura che, a suo giudizio, mette a rischio la copertura dei turni e la gestione delle liste di attesa, aggravando le criticità già esistenti. Tesei ha chiesto alla giunta di chiarire quali valutazioni siano state fatte sull’impatto di questa decisione e se sia previsto un maggiore ricorso al privato accreditato.
I numeri Proietti ha però negato l’esistenza di qualsiasi taglio: «La Regione non ha ridotto il monte ore destinato al lavoro straordinario nelle Aziende sanitarie e non ha mai dato disposizione in tal senso». Al contrario, ha spiegato, le risorse per il lavoro aggiuntivo sono aumentate del 33 per cento rispetto al 2024, passando da 2 milioni e 980mila euro a 4 milioni e 484mila. Per il comparto sanitario specifico, l’incremento è stato da 1 milione e 192mila a 1 milione e 806mila euro. Per il 2025 però il legislatore nazionale non ha ancora rifinanziato la misura che permetteva di usare una quota del fondo sanitario per abbattere le liste di attesa. L’assenza di questi 7,5 milioni rende più complessa la pianificazione, affidata ora alla collaborazione con le Aziende sanitarie. Il piano operativo – ha detto – punta a recuperare le prestazioni sospese combinando attività ordinarie e produttività aggiuntiva.
La difesa La presidente ha difeso l’impostazione adottata, ribadendo che le attività del privato accreditato continuano nei limiti previsti e in sinergia con il pubblico, senza nuovi fondi o ampliamenti. Le Aziende sanitarie – ha continuato – stanno lavorando su piani di assunzione triennali per rafforzare l’organico, ma le difficoltà di reclutamento, specie in discipline come medicina d’urgenza e gastroenterologia, restano un ostacolo.
