di Daniele Bovi
Tremila firme entro ottobre. È questo l’obiettivo minimo che i sostenitori della legge regionale sul fine vita dovranno centrare. Banchetti e gazebo per la raccolta, come spiegato nelle scorse ore dall’attivista perugina Laura Santi e dall’associazione Luca Coscioni, arriveranno in Umbria da inizio aprile. L’obiettivo è quello di depositare in consiglio regionale un disegno di legge sul modello di quello approvato giorni fa in Toscana. A fissare l’iter per la presentazione è la legge regionale 14 del 2010, quella che si occupa di disciplinare gli «istituti di partecipazione alle funzioni delle istituzioni regionali», compresa la legge di iniziativa popolare.
L’iter Come stabilito dalla normativa, le firme a corredo della proposta dovranno essere almeno tremila e dovranno riguardare elettori residenti in Umbria. La raccolta potrebbe essere facilitata utilizzando moduli online, ma la legge umbra prevede che possa avvenire solo su «fogli di carta semplice di dimensione uguale a quelli della carta bollata, firmati e vidimati». Raggiunto il tetto minimo in un massimo di sei mesi, i promotori potranno depositare la proposta all’Ufficio di presidenza del consiglio. A quel punto Palazzo Cesaroni avrà al massimo alcune settimane di tempo per concludere l’iter burocratico e dichiarare l’ammissibilità del progetto di legge, assegnandolo poi alla commissione competente per materia. Insomma, entro la fine dell’anno potrebbe iniziare la discussione vera e propria.
FINE VITA, VIA ALLA RACCOLTA DI FIRME IN UMBRIA
In Senato Discussione che sta andando avanti anche a livello nazionale. Le commissioni Giustizia e Sanità del Senato stanno lavorando su diversi disegni di legge per definire un quadro normativo che rispetti i criteri della Corte costituzionale fissati con la sentenza Cappato. Da aprile, si sono svolte numerose audizioni con esperti e associazioni per approfondire gli aspetti clinici, etici e legali, mentre è stato istituito un comitato ristretto per accelerare il processo legislativo. Un confronto però rallentato viste le differenti posizioni politiche in campo, con proposte contrastanti tra opposizione e maggioranza e ostacoli procedurali. Al momento non è chiaro quando si arriverà alla stesura del testo finale e al voto. Quel che è certo è che nel paese i cittadini sembrano essere nettamente a favore alla legalizzazione dell’eutanasia e alle forme di assistenza al suicidio; diversi sondaggi condotti negli ultimi anni hanno infatti mostrato percentuali di persone a favore superiori al 70 e anche al 90 per cento.
IN UMBRIA ORMAI DECADUTA L’UNICA PROPOSTA PRESENTATA
In Consiglio Come in Parlamento, le posizioni saranno differenti anche in consiglio regionale. Dai banchi di FdI il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Matteo Giambartolomei, invita alla cautela, sottolineando che il tema deve essere affrontato con «serietà, competenza e senso di responsabilità» e senza «fughe in avanti». Il consigliere ricorda inoltre il lavoro in corso al Senato, sostenendo l’opportunità di attendere l’esito di questo percorso per evitare frammentazioni legislative. A favore della raccolta firme invece si schierano i perugini di Azione Andrea Stafisso e Lorenzo Mazzanti, che considerano la proposta di legge un passo necessario per garantire il diritto all’autodeterminazione. Per Mazzanti e Stafisso, la Toscana ha tracciato un precedente significativo e l’Umbria dovrebbe seguire la stessa strada per fornire certezze ai malati che rientrano nei parametri stabiliti dalla Consulta.
Le posizioni A testimonianza di un dibattito molto articolato anche dentro gli schieramenti, contrario a leggi regionali sul fine vita si dice Riccardo Vescovi, segretario regionale di Demos, che richiama le parole del segretario nazionale Paolo Ciani. Secondo Vescovi, il suicidio assistito è una questione nazionale e affrontarlo con normative regionali porterebbe a disomogeneità nei diritti fondamentali. Per il consigliere comunale poi prioritario sarebbe rafforzare le cure palliative anziché incentivare un percorso di autodeterminazione assoluta. Posizione diverse per il consigliere Fabrizio Ferranti di Perugia per la sanità pubblica», che sostiene la raccolta firme evidenziando come la mancanza di una legge nazionale imponga alle Regioni di intervenire. Per Ferranti il caso di Laura Santi dimostra le difficoltà burocratiche che i malati devono affrontare; ecco perché, dice, serve una normativa chiara per garantire il diritto a una scelta consapevole.
