di Daniele Bovi
A voler mettere sul piatto della bilancia i pro e i contro, intorno alla proposta di nuova legge elettorale targata Pd, un accordo largo in consiglio regionale sembra lontano. Trovata la quadra tra i democrat e un pezzo del centrosinistra infatti (quello che fa capo ai socialisti), ora bisognerà cercare un’intesa con il resto dei partiti che siedono a palazzo Cesaroni, a meno che il centrosinistra non voglia approvare la nuova legge elettorale a maggioranza. Nella seduta della commissione Statuto di lunedì infatti sul testo partorito dal Pd dopo un lungo e doloroso travaglio, si registra il no netto di Forza Italia, Ncd, Rifondazione, Fratelli d’Italia e Udc; molte sottolineature poi arrivano dal Comunista umbro Goracci e dall’Idv, mentre dai socialisti arriva un sostanziale via libera.
La proposta Quel che c’è di nuovo è che c’è finalmente almeno un articolato sul quale ragionare. I 18 articoli del testo prevedono l’elezione diretta del presidente, il turno unico, il premio di maggioranza «per garantire la governabilità» e assicurare «il rispetto delle minoranze», il collegio unico, liste composte da un minimo di 16 a un massimo di 20 candidati, fino a due preferenze con obbligo, in caso si voglia assegnare anche la seconda, di scegliere un candidato di sesso diverso rispetto al primo. Quanto al premio di maggioranza, questo sarà variabile: alla maggioranza andranno 13 seggi in caso di superamento del 60%, 12 tra il 40% e il 60% e 11 se non si supera il 40%. Vietato poi il voto disgiunto mentre non ci saranno soglie di sbarramento: alla ripartizione dei seggi quindi, che avverrà attraverso il metodo Hagenbach-Bischoff (quello della miglior media) parteciperanno tutti i partiti.
‘Paracadute’ Poi c’è il ‘paracadute’ che piace molto ai socialisti e che funziona così: in caso una lista abbia diritto a più dei nove seggi complessivi grazie al premio di maggioranza, quelli ulteriori al nono saranno attribuiti agli altri partiti che non abbiano ottenuto alcun seggio (purché alleati) solo in caso questi abbiano ottenuto almeno l’8% dei voti della lista di maggioranza. Altre novità importanti riguardano le firme: sparisce l’esenzione per i partiti che siedono in consiglio o in parlamento e la soglia viene abbassata da tremila a un minimo di 1.500 fino a un massimo di 2.000. Quanto ai candidati presidenti non eletti, questi potranno sedere in consiglio solo se collegati a liste che hanno conquistato almeno un seggio. Da ultimo, il tetto alle spese: massimo 100 mila euro per il candidato presidente e 25 mila per i consiglieri.
Commissione Un testo che nel complesso il centrodestra straccia: per il fratello d’Italia Zaffini il disegno di legge è «cervellotico e prolisso: il Pd – ha detto – a mio giudizio mira a andare al voto con legge vigente, per questo ha costruito una proposta così chiusa. Occorre quindi aggregare una coalizione alternativa che elabori una proposta che parta dal doppio turno». Quanto a Raffaele Nevi, uno dei possibili candidati del centrodestra per il ruolo di presidente, «se questo testo è blindato – spiega – noi faremo barricate, ma se si potrà invece discutere allora approfondiremo». In molti interventi poi, come quelli di Goracci, Brutti (Idv) e Monacelli (Udc) si sottolinea il rischio di incostituzionalità del testo dato che questo non prevede una soglia minima per il premio di maggioranza. Stufara (Prc) dalla sua chiede più tempo per approfondire e spiega che in aula la nuova legge non può passare solo coi voti della maggioranza. Il doppio turno poi sarà al centro della proposta che Mantovani (Ncd) si impegna a presentare entro la prossima settimana.
Primarie La Commissione tornerà a riunirsi mercoledì 19 con l’impegno, sollecitato dal presidente Andrea Smacchi, di finire i lavori in commissione «entro il mese di novembre, per andare poi subito all’approvazione in Aula». Due giorni prima il partito terrà la sua assemblea regionale che avrà al centro il secondo mandato di Catiuscia Marini, tema sul quale lunedì il segretario dei democrat Giacomo Leonelli è tornato a parlare, promettendo anche di incontrare a breve il «Comitato delle primarie»: «Voglio essere molto chiaro. Le primarie – dice – non sono un interruttore che qualcuno, a cominciare dal sottoscritto può decidere se azionare o meno. Il nostro statuto è molto chiaro: avendo Catiuscia Marini consegnato la propria disponibilità ad un secondo mandato, per le eventuali primarie serve che o il 30% dell’assemblea regionale o il 15% degli iscritti sottoscrivano un’altra candidatura. In quel caso si terranno, altrimenti no». Primarie che Claudio Ricci, unico candidato finora ufficialmente in lizza, vorrebbe «per legge come primo turno alle elezioni nazionali, regionali e comunali».
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