Le cabine vuote di un seggio (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

C’era una volta non tanto l’Umbria rossa a prescindere, che non c’è più da un pezzo, ma l’Umbria il cui elettorato partecipava in massa alle elezioni. Quasi un rito, specialmente tra quelli più in là con l’età: sveglia presto, abito buono, scheda in mano e via al seggio. I dati, almeno per quanto riguarda le regionali (e non solo) parlano chiaro: dal 1990 in Umbria il calo degli elettori è costante e per un fenomeno sociale così complesso una spiegazione unica non può esserci, pena un’analisi errata e quindi, di conseguenza, ricette errate. Anni in cui è cambiata anche la composizione sociale della regione: tra il 2001 e il 2011, secondo l’Istat il saldo tra gli italiani che hanno scelto un comune umbro per vivere e quelli che il Cuore verde invece lo hanno abbandonato, è di + 20 mila.

GIUNTA, PARLA LEONELLI

Umbria che cambia Altri diecimila, secondo lo scenario medio calcolato dall’Istat, ne arriveranno da qui al 2020, anno in cui la popolazione dovrebbe attestarsi intorno alle 960 mila persone, circa 30 mila in più rispetto al 2015 specialmente grazie all’apporto degli stranieri. Il tutto con un saldo naturale tra vivi e morti costantemente negativo. Come parlare a tutte queste nuove persone che sceglieranno l’Umbria per vivere? Come intercettarne problemi, speranze e bisogni? Quali risposte dare loro? Domande che saranno centrali per i partiti, che anche a loro dovranno tornare a parlare per non far crescere l’astensionismo. Domenica scorsa gli astenuti sono stati il primo ‘partito’ della regione (45 per cento), anche se a questo blocco va tolta una percentuale fisiologica (tra il 10 e il 15 per cento) di ‘irrecuperabili’; insomma, c’è almeno un 30 per cento di umbri che può essere riportato alle urne.

LA LEGA UMBRA SI STRUTTURA SUL TERRITORI
TRA POCHI GIORNI LA GIUNTA: LE IPOTESI

Il partito dell’astensione Un ‘partito’ dentro il quale c’è di tutto: c’è l’astensionismo cronico, c’è il disgusto, la disillusione, il rifiuto dell’offerta proposta dalla classe politica, c’è una sorta di ammissione di impotenza connessa all’idea che il voto sia un gesto ormai inutile. Altri filoni di pensiero declassano la questione a un fattore ormai cronico delle democrazie occidentali, altri ancora (giustamente) non riducono la partecipazione politica al solo inserire la scheda nell’urna. «Il calo, significativo, c’è stato eccome» spiega a Umbria24 Roberto Segatori, docente di Sociologia dei fenomeni politici e attento osservatore delle cose umbre. «Io credo – continua – che ci sia stata una sostanziale disaffezione degli umbri rispetto all’offerta politica, in primo luogo di quella del Pd e del ‘corollario’ che c’è a sinistra. In secondo luogo ha colpito Forza Italia e Movimento 5 stelle, anche se quest’ultimo ha centrato un risultato interessante».

TUTTI GLI ELETTI
MAPPA INTERATTIVA: I RISULTATI COMUNE PER COMUNE
L’ANALISI DEI FLUSSI

Parla Segatori Secondo Segatori «si è scontata una certa stanchezza dell’elettorato rispetto ad altre stagioni e ad altri leader più forti, una stanchezza analoga a quella che ha caratterizzato Perugia, dove Romizi ha vinto a causa dell’astensione degli elettori Pd». Rispetto al 2010 il calo è stato del 10 per cento: una forte flessione quindi ma non un crollo anche grazie «alle tante liste in corsa – dice il professore – e alle tante persone che corrono per le preferenze. Questo astensionismo deve essere però un campanello d’allarme, soprattutto per il Pd». Nel giro di qualche giorno il collega Bruno Bracalente, docente di Statistica ed ex presidente della Regione, pubblicherà l’analisi dei flussi elettorali ma nel frattempo Segatori la sua analisi la fa, e nella colonna dei vincitori finisce la Lega Nord, che ha triplicato i consensi.

PERUGIA: IL VOTO ZONA PER ZONA
GRAFICO INTERATTIVO: TUTTE LE PREFERENZE COMUNE PER COMUNE

L’analisi «Queste elezioni – dice il professore – sono state meno statiche rispetto ad altre precedenti. In termini di immagine il centrodestra, che per la prima volta ha avuto un candidato vero, ha recuperato alla grande. L’avanzata del centrodestra è comunque molto relativa e Ricci il vero colpaccio lo ha fatto tenendo dentro la Lega, che ha giocato sulla paura delle persone e ha sì attratto quelle che si volevano sfogare, gli arrabbiati, ma ha anche respinto molti moderati. Un voto basato sulla rabbia e che ha premiato anche il M5S». Una campagna dove si è parlato molto di sicurezza e immigrazione, «problemi reali – spiega Segatori – dei quali si deve tener conto in qualche modo». Quanto al Pd, «il vero vincitore è Gianpiero Bocci. Areadem è solo un gruppo di colonelli, tra gli orfiniani Marini ha spinto molto per Casciari, che è però rimasta fuori, mentre il risultato di Fernanda Cecchini è da collegare anche al suo essere stata assessore all’Agricoltura, assessorato con fondi propri che nel corso degli anni ha dispensato molte risorse in giro».

Twitter @DanieleBovi

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