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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 15:05

La Lega perde pezzi, a Città di Castello se ne va Rigucci: «Gestione privata, c’è un malessere diffuso»

Il capogruppo in Consiglio e consigliere provinciale saluta Salvini e si candida con Ricci: «Ho detto tutto a Candiani, noi della vecchia guardia ignorati»

Marcello Rigucci

di Iv. Por.

«Io sono entrato in Lega che non era nessuno, ai tempi di Bossi e delle camicie verdi. Se vi andate a vedere le liste elettorali non c’è uno di quei tempi, tutti messi da parte. Politici trombati sono dentro, assessori che non ci dovevano essere per le norme che avevano loro stessi dichiarato sono dentro, chi non ha mai fatto il consigliere non doveva esserci ma sono dentro. Allora se volete fare come vi pare fatelo ma non con il mio consenso». Se ne va sbattendo la porta, Marcello Rigucci, capogruppo in consiglio comunale a Città di Castello e il più votato del centrodestra alle ultime Provinciali, dove è presidente della commissione Controllo e garanzia. Dice che il suo non è un caso personale, ma sintomo di un «malessere diffuso» contro la gestione del partito in Umbria, come dimostrano anche le recenti defezioni a Terni.

VIDEO: INTERVISTA A RIGUCCI

Fuori dalla Lega Il risultato è che oggi Rigucci esce dal gruppo della Lega a Castello, passando al gruppo misto, e alle Regionali si candida in ‘Italia civica’, una delle tre liste a supporto di Claudio Ricci. «È venuto a mancare un rapporto di fiducia rispetto alla classe dirigenziale regionale – attacca Rigucci in una conferenza stampa tenuta a Perugia -, non ho avuto modo di discutere come sono andate le Europee o le Comunali, ci sono state delle situazioni per conto mio non accettabili, non ho avuto un chiarimento da nessuno». Poi per le Regionali viene snobbato. «Non mi ha cercato nessuno, mentre io ho cercato tutti. Ad agosto ho mandato un’e-mail, che se entro il 18 non avessi saputo nulla sarei stato libero di fare quello che avrei creduto, non mi ha cercato nessuno ed è segno che non servivo».

Gestione privata A Città di Castello, Rigucci è subentrato due volte in consiglio comunale a seguito di dimissioni: nel 2015 di Valerio Mancini, eletto in Regione, e nel 2018 per il passaggio di Augusto Marchetti in Parlamento. Ma ne rappresenta l’anima storica, oltre che essere tra i più attivi come atti amministrativi presentati. «Mi ricordo quando partimmo con 300 balle di fieno per portarle a un agricoltore di Terni che aveva perso il raccolto per i terreni contaminati – racconta -. Ci facevamo forza coi militanti della Toscana per fare numero». Anche per questo, oggi che la Lega è il primo partito italiano gli fa male abbandonare. «La gestione è diventata proprietà privata – e lo vediamo a Terni per un motivo, dalle altre parti per un altro motivo – non c’è una convivenza di partito, è solo personale e questo non fa parte della mia cultura», rincara.

Le spiegazioni a Candiani E con Salvini, che è sempre in Umbria, nessun contatto? «Io ho parlato con il numero due, Candiani. Mi ha cercato addirittura nottetempo e io l’ho richiamato la mattina alle 7. Gli ho detto quali erano le mie motivazioni, molto semplici: se non c’è più rapporto di fiducia, se gestiscono e vogliono gestire la Lega per interessi propri non è da me. Io non credo in questa gestione qua per come viene fatta, non nell’ideologia perché io non sono mai stato di sinistra». Delle conseguenze non si preoccupa. «Non mi chiedessero di dimettermi perché non ci penso nemmeno. A Città di Castello vado nel gruppo misto e mantengo la mia posizione, non c’è nulla di strano, io ho chiesto ai cittadini di essere votato per loro non per il partito ma per portare avanti i loro problemi, finito il mio mandato vedrò che cosa fare. In Provincia ancora meglio, lì siamo stati eletti tutti con lo stesso simbolo».

Malessere diffuso Rigucci è convinto che la sua fuoriuscita dalla Lega non resterà un caso isolato. «C’è un malessere andante, non si possono gestire le sezioni a livello di kapò o a livello familiare o a livello di amicizia o portare avanti i giovani nullafacenti. Prima facciamoli maturare, prima dimostrino sul territorio che sanno fare. Adesso, invece, oggi ti iscrivi e domani ti mettono nelle liste alle Regionali».

Feeling con Ricci Invece in Claudio Ricci ha trovato un ambiente ideale. «Intanto alle ultime regionali è stato quello che per primo ha fatto fare un balzo alla Lega. Poi nelle sue liste, se andate a vedere, sono quasi tutti professionisti, professori, tecnici come me, una classe elevata che può gestire molto bene la Regione». E se dovesse essere eletto «lo dico fin da adesso – promette – così come ho fatto coi rimborsi al Comune di Città di Castello, darò metà del mio stipendio in beneficenza. Per me la politica non si fa per i soldi o per interessi personali».

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