I nuovi collegi (foto Umbria24)

di Daniele Bovi

La caduta del governo guidato da Mario Draghi accelera una serie di processi politici anche in Umbria, dove con lo scioglimento delle Camere è partita la caccia ai nove posti a disposizione tra Camera e Senato. Tra i pochi punti certi di una partita ancora da decifrare c’è che l’Umbria, col taglio approvato a larghissima maggioranza attraverso il referendum, da settembre potrà contare su nove parlamentari e non più su 16 (17 se si considera anche la pentastellata Emma Pavanelli). In tutto i deputati saranno sei e i senatori tre.

INTERATTIVO: LA MAPPA DEI NUOVI COLLEGI

Legge elettorale Altro punto fermo è che tramonta definitivamente qualsiasi ipotesi di revisione della legge elettorale, in realtà mai decollata: al voto si andrà con il Rosatellum e con i collegi ridisegnati a fine 2020 dopo la riduzione del numero dei parlamentari (da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori). I collegi uninominali, quelli che vengono assegnati con il sistema maggioritario, sono 221 (147 alla Camera e 74 al Senato) mentre quelli plurinominali sono 367 di cui 245 alla Camera e 122 al Senato. A questi si aggiungono i 12 collegi riservati ai deputati e ai senatori eletti all’estero (otto alla Camera e quattro al Senato). Se si fosse votato nel 2023, a scadenza naturale della legislatura, sarebbero state apportate piccole modifiche sulla base dell’ultimo censimento; tutto dunque sarà rimandato al prossimo appuntamento.

Collegi Per quanto riguarda l’Umbria, partendo dalla Camera i collegi dell’uninominale passano da tre a due: niente più quindi Perugia 1, Perugia 2 e Terni ma solo Umbria 2 e Umbria 1. Come si può vedere dalla mappa realizzata da Umbria24, nel primo ci sono le aree del Perugino, parte della fascia appenninica, l’Alto Tevere, l’Assisano e solo parte del Trasimeno; il comprensorio lacustre infatti (fatto sul quale in passato non sono mancate le polemiche) viene diviso in due zone: comuni come Passignano, Tuoro e Magione sono con il Perugino mentre altri come Castiglione, Paciano, Panicale, Piegaro e Città della Pieve sono nell’Umbria 2. Lo stesso assetto territoriale viene replicato per il plurinominale al posto del collegio unico. Per quanto riguarda il Senato invece, addio ai due collegi di Perugia e Terni: per eleggere i tre senatori che spetteranno all’Umbria c’è il collegio unico. Il 36 per cento dei seggi verrà assegnato col maggioritario a turno unico in collegi uninominali, mentre il restante 64 per cento col proporzionale in collegi plurinominali.

Verso il voto I tempi del percorso verso il voto sono fissati dalla Costituzione e la data scelta è quella del 25 settembre; un voto in autunno che, per quanto riguarda le politiche, rappresenta un unicum nella storia repubblicana. Il deposito dei simboli dovrà quindi avvenire tra il 12 e il 14 di agosto mentre quello delle candidature tra il 21 e il 22; insomma, per i partiti sarà un agosto rovente e al fischio finale un pezzo di ceto politico dovrà dire addio allo scranno.

Nomi Strologare sui nomi è al momento un esercizio complesso date le tante variabili sul tavolo (a partire dal perimetro delle coalizioni) ma qualche ipotesi si può fare: nel Pd in corsa dovrebbero esserci il tesoriere Walter Verini e la viceministra Anna Ascani, mentre dopo il passaggio dal Pd a Iv di Nadia Ginetti e di Leonardo Grimani ad Azione la partita si fa dura; Azione potrebbe schierare il coordinatore regionale Giacomo Leonelli, mentre a Terni il forzista Raffaele Nevi – forte dell’asse con Antonio Tajani – corre per la riconferma.

Ipotesi Quanto ai collegi del proporzionale, alla Camera guardando ai sondaggi in corsa sembrano esserci Pd, Lega e FdI. Tutta in salita la strada anche per il M5S, che al momento dopo il passaggio tra i dimaiani di Filippo Gallinella può contare su Tiziana Ciprini ed Emma Pavanelli. In corsa per la riconferma al Senato Franco Zaffini (FdI) e poi i cavalli che schiererà il Pd, mentre alla Camera per la Lega ci dovrebbe essere il segretario regionale Virginio Caparvi con Luca Briziarelli subito dietro, senza dimenticare Emanuele Prisco di FdI. In Forza Italia, la senatrice Fiammetta Modena dopo l’addio di pezzi da 90 riflette sul da farsi. La partita è però appena all’inizio e qualche previsione più accurata potrà essere fatta solo tra qualche settimana. Quel che è certo è che in diversi non ce la faranno

Reazioni Nel frattempo, i parlamentari umbri si preparano alla campagna elettorale. Verini punta il dito contro Lega, M5S e FI sostenendo che «chi ha contribuito ad affossare Draghi ha tradito l’Italia e gli interessi del paese. I parlamentari di Lega e Forza Italia e prima la sciagurata scelta dei 5 stelle, si sono assunti una enorme responsabilità». Per Nevi invece «nella caduta del governo Draghi noi siamo le vittime e non certo i carnefici, questo sia chiaro», mentre per quanto riguarda gli addii di Gelmini e Brunetta il deputato sostiene che «le loro posizioni erano già da tempo critiche verso il centrodestra e quindi erano già ampiamente annunciate». «Ho votato secondo le indicazioni di Berlusconi per lealtà» dice invece all’Ansa Modena, «dispiaciuta più che preoccupa». «Noi ce l’abbiamo messa tutta – sostiene il deputato leghista Riccardo Marchetti – per evitare le dimissioni di Draghi, votando anche atti in cui non eravamo d’accordo, più di così non potevamo fare. La crisi è stata generata dal Movimento 5 stelle». E proprio dal M5S Ciprini e Pavanelli sostengono che «non poteva che continuare sulla linea della coerenza con quello che è stato il voto della scorsa settimana. Avevamo presentato al presidente Draghi nove punti che chiedevano un impegno concreto del governo e che riguardano da vicino i cittadini, le famiglie, le imprese italiane. Ci aspettavamo per loro delle risposte chiare, precise, puntuali. Risposte che, purtroppo, non sono arrivate». «M5S, Lega e FI – chiosa Gallinella – si assumeranno le proprie responsabilità».

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