di Daniele Bovi
La manovra fiscale varata venerdì dalla giunta regionale ha al centro in particolare le aliquote delle addizionali Irpef: che impatto avranno gli aumenti decisi per far fronte al disavanzo della sanità e non solo? Per quanto riguarda l’anno di imposta 2022 – l’ultimo per il quale sono a disposizione le statistiche del ministero dell’Economia – i numeri parlano di un gettito complessivo di 178,7 milioni di euro, versati da 486.662 contribuenti; con i 90 milioni in più quindi il gettito atteso toccherebbe quota 268 milioni, in crescita del 50 per cento. In caso di commissariamento e quindi di aliquote portate per tutti indistintamente al massimo, l’aggravio per i contribuenti sarebbe stato ovviamente maggiore.
I DETTAGLI DELLA MANOVRA DELLA REGIONE
I numeri Contribuenti che nel complesso in Umbria sono circa 632mila. Di questi 90mila sono nella fascia fino a 15 mila euro, 205mila tra i 15mila e i 26mila euro, 132mila fino ai 55mila euro, 11mila fino ai 75mila euro, 8mila fino ai 120mila euro e poco più di 3mila oltre questa cifra. Tenuto conto dei numeri, quasi l’80 per cento del gettito aggiuntivo sarà versato da chi guadagna – o meglio – dichiara, dai 28 mila euro in su; calcolatrice alla mano, sotto i 28 mila il gettito dovrebbe aggirarsi poco sotto i 20 milioni. Per molti umbri l’aggravio sarà di pochi euro al mese. Fino ai 15mila euro con l’obiettivo di tutelare i più fragili non ci saranno aggravi, mentre tra i 16mila e i 20mila euro si va dai 19 ai 100 euro all’anno e così via fino agli oltre 630 per chi ne dichiara più di 55mila e ai 4mila per la manciata di contribuenti che supera i 300 mila.
Le altre regioni Quel che è certo è che dal 2012 a oggi le aliquote sono rimaste ferme all’1,23 per cento, il minimo imposto dalla finanziaria del governo Monti. Nelle altre regioni del centro le percentuali sono decisamente più alte: nel Lazio si va da un minimo dell’1,73 a un massimo del 3,33 per cento, in Toscana dall’1,4 al 3,3 e in Emilia Romagna dall’1,22 al 2,27 per cento; in Regioni come Lazio e Toscana inoltre l’aliquota massima scatta già sopra i 28 mila euro. Nelle Marche invece le variazioni sono minime: dall’1,23 per cento per i redditi più bassi fino all’1,73 per quelli più alti.
Non solo sanità Che cosa finanzieranno le risorse aggiuntive garantite dall’Irpef insieme ai ritocchi per Irap e bollo? La giunta ha parlato principalmente del disavanzo della sanità ma nel disegno di legge, come emerso già venerdì, si parla anche di trasporto pubblico, welfare, diritto allo studio, servizi per gli studenti, sviluppo economico, cura di ambiente e territorio, sviluppo economico, politiche attive del lavoro e anche «cofinanziamento integrale dei programmi comunitari fino a oggi insufficiente». Voci accanto alle quali andranno messe delle cifre precise quando la giunta procederà con la variazione di bilancio ad hoc.
I dubbi Nel frattempo mentre i sindacati chiedono un tavolo urgente e criticano la Regione per la mancanza di un confronto preventivo, anche a sinistra c’è chi pone delle domande sull’operazione pur non mettendo in discussione il pessimo stato di salute dei conti della sanità. A microfoni spenti più d’uno pone dubbi e domande in particolare sulle tempistiche: non si poteva aspettare qualche settimana in più dopo il confronto con il ministero? L’innalzamento delle tasse era la strada obbligata? È stato fatto tutto troppo rapidamente? È stata una scelta frutto di un calcolo politico (meglio agire ora che a metà legislatura?).
Marini A parlare nelle scorse ore è stata l’ex presidente Catiuscia Marini che, pur riconoscendo la legittimità dell’«operazione verità» voluta dalla giunta Proietti ha sottolineato che il dato del disavanzo va certificato anche dalla Ragioneria dello Stato, «che deve mettere un punto fermo sull’equilibrio di gestione per il 2024, anno in cui si sono scaricati diversi problemi strutturali». L’ex presidente comprende «tutta la preoccupazione della giunta dato che si ereditano una voragine e una disorganizzazione complessiva, ma vanno affrontate le cause altrimenti ripianare non basta». Tra le altre Marini indica la mobilità passiva (il saldo è nettamente peggiorato negli ultimi anni) e la spesa farmaceutica. La strada per l’ex presidente era quella di un «piano di rientro con misure socialmente sostenibili. Non bisogna far pagare due volte i cittadini».
Le responsabilità Una situazione figlia di un quinquennio, quello dal 2019 al 2024, in cui «non è stata fatta nessuna riforma del sistema». Il piano sanitario, come noto, non è stato approvato a causa dello scontro nella maggioranza di centrodestra mentre i conti sono andati fuori controllo perché «è saltato il monitoraggio della spesa: chi doveva controllare non lo ha fatto; ci sono un mix di responsabilità politiche e tecniche». Marini ha poi puntato il dito contro la girandola dei direttori e contro il fatto che «non si è investito nei professionisti cresciuti in Umbria e che conoscono la sanità regionale». Il tutto poi è avvenuto in un quinquennio in cui il Fondo sanitario – erogato dal governo – è aumentato di circa 250 milioni di euro. «Noi – ha attaccato – abbiamo sempre chiuso i conti in equilibrio con le risorse del Fondo, mentre negli ultimi tempi per la prima volta sono stati utilizzanti anche i Fondi europei per coprire parte della spesa, facendo un danno mostruoso all’Umbria».
