Quantcast
sabato 4 dicembre - Aggiornato alle 06:51

Intervista a Rubicondi: «Il mio piano per i piccoli agricoltori. Più treni per studenti e pendolari»

Il candidato del Pc ospite degli studi Rai: «Chi vota per noi sceglie un programma concreto e di vero cambiamento»

Basilietti, Marietti, Bovi, Rubicondi e Antonini

Pubblichiamo una sintesi dell’intervista al candidato presidente del Partito comunista, Rossano Rubicondi, andata in scena durante la conferenza stampa tenuta negli studi regionali della Rai. Rubicondi è stato intervistato dalla conduttrice Antonella Marietti, da Gianluigi Basilietti di Umbria Radio, da Alessandro Antonini del Corriere dell’Umbria e da Daniele Bovi di Umbria24. 

Il lavoro è uno dei problemi centrali per l’Umbria. Cosa prevede nel suo programma

«In primis vorrei dire che aiutando tutti aiutiamo il furbo e chi vuole fare le cose serie. Le aziende che utilizzano alcuni strumenti come l’apprendistato rispettano i contratti? Hanno stabilizzato i lavoratori? C’è un forte turnover e spesso a un tirocinio non rinnovato corrisponde un mancato rinnovo di un contratto determinato. Servono dei limiti. Noi abbiamo piccole e piccolissime imprese con grande difficoltà, e bisogna concentrare aiuti su queste».

Si voterà con quasi un anno di anticipo per le dimissioni della presidente Marini sul caso Concorsopoli. Lei ha proposte per quanto riguarda la trasparenza dei concorsi pubblici? Pensa di rivedere il modo con cui i direttori generali vengono nominati?

«Concorspoli non è finita, è la punta dell’iceberg di una mala gestione fatta da chi ha perso i propri ideali, trasformando la guida della Regione nella gestione del potere per il potere. È evidente che va riformato il sistema e i concorsi. Creiamo un’azienda sanitaria unica regionale, sfoltiamo i livelli apicali e assumiamo più medici, infermieri e Oss che non sono a sufficienza. La politica non deve fare gli interessi del potere per il potere.Vorrei avere direttori di qualità con esperienze fuori regione».

Il fronte a sinistra del Pd va diviso. Come mai un elettore dovrebbe scegliere lei e non Emiliano Camuzzi di Potere al popolo?

«Innanzitutto dovrebbe ascoltare i programmi. Camuzzi è una bravissima persona, ci sono state delle incomprensioni e penso ci siano responsabilità di entrambi, ma oggi bisogna ascoltare i programmi e le proposte concrete. Io rappresento un voto non nostalgico».

Uno dei temi centrali degli ultimi anni è la ricostruzione post terremoto, oggi ferma. Qual è ricetta per accelerarla?

«Io sono un operaio in un’azienda privata: se il mio datore di lavoro ha più commesse assume più persone. Possibile che per smaltire una domanda per ristrutturare una casa servano sette mesi? È evidente che c’è poco personale che lavora su quelle pratiche e che i Comuni sono sotto organico. Bisogna assumere. Stanno prendendo in giro quella zona: per ricostruire servono soldi e se non ci sono ci prendono in giro. C’è un meccanismo farraginoso e quelle risorse non vengono spese. In questa situazione la sfortuna non esiste. Sono a favore di una semplificazione. È possibile che ci siano ancora le macerie? Sulla ricostruzione leggera, che dovrebbe partire immediatamente, servono tempi certi da dare a chi progetta».

Lei sarebbe per un presidente-commissario alla ricostruzione?

«Almeno i cittadini di Norcia saprebbero chi è. Fino a ora i vari che si sono succeduti sono stati un muro di gomma».

Lei viene dal sindacato, dalla Cgil in particolare, poi lo ha lasciato in modo polemico dopo Concorsopoli ed è atipico che un comunista critichi ferocemente un sindacato e le forze sociali. Non hanno svolto il ruolo che spetta loro?

«Può sembrare atipico ma un comunista deve assolutamente farlo visto che è fondamentale il sindacato. È stata una esperienza bellissima che mi ha dato tanto ma il sindacato è in affanno e in difficoltà: non prospetta il cambiamento dello stato di cose presenti, svolge l’ordinaria amministrazione con grande difficoltà. Su Concorspoli dovevamo fare il diavolo a quattro, invece è stato tenuto un profilo basso. Se ci sono stati lavoratori truffati, il sindacato doveva mettersi a loro disposizione. Oggi c’è una classe operaia allo sbando che vota a destra perché nel corso degli anni ha sentito troppe supercazzole».

Uno dei grandi temi è quello dei rifiuti e della chiusura del ciclo. Come intende affrontarlo?

«È possibile che abbiamo sei aziende che si occupano del settore? Serve fare piazza pulita, creare un’unica azienda regionale, risparmiando un po’ di soldi per poi investirli sulla raccolta differenziata. A chi vuole bruciare rifiuti ricordo che siamo solo 800 mila persone e che l’immondizia non ci basta per alimentare un inceneritore; quelli che vogliono bruciarli pensano di far portare in Umbria quelli di altre regioni. In altre parti del mondo invece i rifiuti sono una ricchezza, quindi bisognerà lavorare su questo».

Da sempre si discute di isolamento dell’Umbria. Secondo lei è il caso di rivedere l’intero assetto a partire da un aeroporto che funziona a singhiozzo?

«Una regione non si deve sostituire a chi lo gestisce. Ovviamente può essere un volano per attrarre turisti e c’è un lavoro grosso da fare per rilanciarlo. Per quanto riguarda le ferrovie, la Regione dà soldi a Trenitalia per mandare a tutta velocità gente a Milano – cosa importante – ma ci sono delle priorità: qualcuno, ancora, arriva a Perugia da Sansepolcro o da Terni. La ex Fcu in questo quadro può rappresentare un rilancio? Prima di spendere soldi per l’Alta velocità diamo dei treni a studenti e pendolari. E non mi convince l’affidamento a Rfi: ho paura che il tracciato non venga sfruttato perché non redditizio».

Lei punta sul cambiamento. Qual è però la cifra di questo cambiamento nel suo programma?

«Il Pci ha fatto la storia di questo paese, ma nel 2019 bisogna fare la storia dell’oggi. Rispetto alla regione ci sono proposte concrete e un programma innovativo. Un comunista deve porsi sempre il tema del cambiamento delle cose presenti: lo stato di quelle attuali è buono? No, però non basta dire non va bene».

Dove prendere le risorse per attuare un programma di rinnovamento?

«Innanzitutto risparmiando su diversi fronti ed evitando sprechi. Pensiamo al tema della Pac, la Politica agricola comune: possiamo ancora fare coltivazioni per le quali siamo stati condannati dall’UE? Serve un Piano di sviluppo rurale che parla di agricoltura biologica. L’attuale assessore ha tolto il tetto al cofinanziamento e oggi il 60% della Pac viene speso per sette mega progetti di grandi aziende che portano zero posti di lavoro. Noi dobbiamo aiutare piccoli e piccolissimi agricoltori a progettare, o i soldi li prendono i più forti. In passato abbiamo detto la “terra ai contadini”, oggi bisogna dire “la Pac ai contadini”. Questa è una proposta concreta».

La Regione non crea lavoro di per sé ma può indirizzare fondi Ue che sono stati distribuiti a pioggia. Sono stati persi 15 punti di Pil durante la crisi e il ciclo edilizia si è fermato: lo scartiamo del tutto o va recuperato?

«C’è da cambiare tutto un sistema edilizio inefficiente. Pensiamo alla ricostruzione, che può essere un’occasione per una riqualificazione energetica. È evidente che è necessario modificare case inefficienti energeticamente e che c’è un lavoro che i sindacati, insieme ai datori di lavoro, stanno facendo nel campo della formazione».

Di fatto le risorse della prossima fase di programmazione europea 2021-2027 saranno le uniche vere munizioni in mano alla giunta. Su quali progetti strategici intende concentrare le risorse?

«Oltre alla Pac di cui ho ai parlato prima vanno spesi su innovazione delle aziende, recupero del territorio e qualità delle imprese. E serve un setaccio: non possiamo darli a tutti salvando capra e cavoli. Vorrei un’Umbria davvero verde per produzioni e caratteristiche».

Al voto andranno ragazzi nati nel 2000 o 2001 che del Partito comunista sanno davvero poco. A questi giovani quale appello vuole rivolgere? L’ultimo grande leader della sinistra è stato Bertinotti che, tempo fa, ha detto che per sentire parole di sinistra bisogna ascoltare l’Angelus del Papa. Anche lei lo ascolta?

«Il Papa dice cose interessanti, ma non mi capita di ascoltarlo spesso. Un comunista vuole cambiare lo stato di cose presenti. Greta ha smosso mezzo mondo e la questione ambientale per noi è importante: noi diciamo che c’è un capitalismo da combattere perché con le sue produzioni ucciderà l’umanità. Bertinotti? Rappresenta una deriva. Come tanti mi sono politicamente innamorato di lui, risiede a Massa Martana e lo invito a votare per noi, ma ha commesso errori abbracciando solo la questione dei diritti civili mettendo da parte quelli sociali, confondendo così la classe operaia».

Per quanto riguarda la cultura e la scuola cosa intende fare?

«Da questa campagna uscirò migliorato e ho scoperto che alcune esperienze, come quella del Lirico di Spoleto al quale sono stati tagliati i fondi, sono state attaccate; e non si tratta di un caso isolato. Intanto non taglierei. La nostra regione può offrire tanto dal punto di vista religioso e naturalistico e per quanto riguarda le scuole servono investimenti: il governo gialloverde ha tagliato 4 miliardi di euro, questo giallo-bianco invece ha tagliato un altro miliardo e ottocento milioni».

Sui social ha postato un piatto di cinghiale scrivendo «mio padre caccia, mia madre cucina, io mangio». L’hanno accusata di essere un comunista salviniano…

«Mi hanno massacrato su questa cosa. Noi candidati ‘minori’ utilizziamo gli strumenti che abbiamo. Non mi piace troppo fare video ma devo utilizzare gli strumenti che ho. Ed è la scusa per parlare di caccia: contadini ed operai nei tempi antichi andavano a cacciare, è ultraregolamentata e sicuramente va regolata ancora meglio, con alcune pratiche: il cacciatore che lascia il bossolo in giro va rinchiuso, mentre chi si fa una passeggiata con un cane ammazzando al massimo qualche animale da allevamento non va criminalizzato. Sono i pesticidi di certa agricoltura che stanno ammazzando gli animali».

Da comunista le sarebbe piaciuto introdurre il reddito di cittadinanza?

«È qualcosa che ha smosso lo stato sociale ma è il lavoro che qualifica le persone. Serve il lavoro minimo garantito, un lavoro di cittadinanza».

I commenti sono chiusi.