Quantcast
martedì 7 dicembre - Aggiornato alle 16:22

Intervista a Camuzzi: «Ridurremo l’orario di lavoro. Stop intramoenia e più fondi per le ferrovie»

Il candidato presidente di PaP e Pci: «Proponiamo un modello di controllo popolare della sanità. Rifiuti? Serve un’unica azienda pubblica»

Emiliano Camuzzi (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Pubblichiamo l’intervista a Emiliano Camuzzi, candidato alla presidenza della Regione supportato da Potere al popolo e dal Partito comunista italiano. Originario di Piediluco, 45 anni di cui 20 di militanza politica a sinistra, è stato il candidato sindaco di Terni di Potere al popolo alle ultime elezioni comunali, vinte da Leonardo Latini. Protagonista della vertenza Isrim come rappresentante sindacale, è stato anche candidato alla Camera alle ultime politiche.

Lavoro e povertà relativa sono due dei problemi principali che molte famiglie umbre vivono: cosa pensa di poter concretamente fare per provare ad aiutarle?

«Molti umbri, soprattutto giovani, fuggono dalla nostra regione per mancanza di lavoro e tanti di quelli che rimangono sono pendolari. Bisogna difendere il lavoro che c’è in Umbria e creare nuovi posti. Servono nuovi spazi per l’artigianato e il turismo sarà strategico soprattutto per il ritorno occupazionale che per la qualità dell’occupazione stessa. Proporremo una legge sulla riduzione di orario a parità di salario, una legge regionale contro le delocalizzazioni, perseguiremo le false cooperative che sfruttano i lavoratori e re-internalizzeremo i servizi pubblici con l’assunzione a tempo indeterminato di tutto il personale. Combatteremo per la nazionalizzazione delle aziende strategiche e per la riconversione ecologica delle stesse, al fine anche della tutela dell’occupazione e della creazione di nuovi posti di lavoro».

L’Umbria va al voto anticipato a causa dell’inchiesta sui presunti concorsi truccati, che tocca temi centrali come la salute e il lavoro. La Regione rimane tra le migliori per quanto riguarda i servizi ma va ricucito il rapporto con i cittadini: come intende riformare il sistema delle nomine? Come abbattere le liste di attesa?

«Sanitopoli e l’inchiesta che ha decapitato i vertici della giunta regionale rivelano l’esistenza di un sistema che noi abbiamo sempre denunciato, una sanità umbra usata come bancomat dai partiti e su cui hanno sempre messo le mani la massoneria e i privati per saziare i loro appetiti.  A ciò noi contrapponiamo un modello di controllo popolare della sanità regionale che metta al centro i bisogni dei cittadini, in contrasto con il modello aziendale imposto dalle politiche neoliberiste. I medici devono scegliere: o si sta nel pubblico o nel privato, basta speculazione su chi sta male! Aboliremo l’intramoenia, se serve aumenteremo il personale con nuovi concorsi e doppi turni nelle strutture pubbliche per azzerare le liste di attesa».

Quali sono i suoi piani per ferrovie e aeroporto? È d’accordo con chi sostiene che bisogna fare una scelta strategica concentrandosi più sulle prime che sul secondo?

«La Ferrovia centrale umbra è uno scandalo come l’aeroporto di Sant’Egidio. Lo scalo umbro o viene fatto funzionare, riuscendo a farlo diventare strategico per il turismo, oppure così è un pozzo senza fondo che mangia i soldi della Regione e allora meglio chiuderlo, concentrando i fondi e i finanziamenti pubblici sui collegamenti ferroviari e sulla connessione tra piccoli centri e città. Infatti il trasporto locale, massacrato dai tagli lineari, tornerà a essere un punto di riferimento per una mobilità alternativa, in una nuova concezione della gestione pubblica».

Qual è la sua visione riguardo due temi strategici come cultura e turismo?

«Bisogna agevolare le fasce più deboli per quanto riguarda l’accesso agli eventi culturali e artistici e ripristinare i fondi per le borse di studio tagliati dalla precedente amministrazione. Per quanto riguarda il turismo abbiamo un potenziale enorme che va sfruttato: se vogliamo portare turisti in Umbria, soprattutto stranieri, bisogna utilizzare meglio i mezzi tecnologici e social, perché chi viaggia è lì che si informa. A cosa è servito finora l’ente regionale per il turismo? L’ennesimo carrozzone? Basta!»

Uno dei primi dossier sul tavolo della nuova giunta sarà quello che riguarda la chiusura del ciclo dei rifiuti: come intende affrontarlo?

«Il ciclo di rifiuti si chiude senza inceneritori e ulteriori discariche, con la raccolta differenziata e il riciclaggio, con una azienda interamente pubblica a controllo popolare e mettendo fuori dall’Umbria gli interessi delle grandi multiutility come Acea. L’Umbria non ha bisogno di Acea: può gestire da sola il ciclo dei rifiuti».

Le uniche vere ‘munizioni’ in mano alla Regione saranno i Fondi comunitari della nuova fase di programmazione 2021-2027: quali sono gli assi principali sui quali intende concentrare gli sforzi?

«L’utilizzo dei fondi comunitari, anzi il non utilizzo, è una delle eredità pesanti della precedente giunta. La chiusura dell’Isrim di Terni e il depotenziamento del Parco tecnologico di Pantalla, società partecipate da Sviluppumbria e all’avanguardia nella progettazione su fondi comunitari, sono state scelte disastrose. Va cambiata strada completamente».

Porterebbe avanti il progetto della Macroregione? Cosa pensa di quello presentato dalla giunta uscente sull’autonomia differenziata?

«Di Macroregione non parlo neanche, siamo alla fantapolitica e ad argomenti da apprendisti stregoni. L’autonomia differenziata è invece un vero pericolo per l’Umbria che ne uscirebbe pesantemente penalizzata perché aumenterebbe il divario tra regioni ricche e quelle più in difficoltà; guarda caso il centrodestra che governa le regioni del nord, e il Pd che governa l’Emilia Romagna, si trovano d’accordo sull’autonomia differenziata».

I commenti sono chiusi.