Dal nulla in cui era piombata rispunta l’inchiesta Enac, uno dei grovigli giudiziari più complessi degli ultimi anni. E a ritirarla fuori è la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini che, con uno sfogo su Facebook, spiega di non essere stata mai interessata da «alcun atto dell’autorità giudiziaria». Tutto risale ai primi giorni di luglio quando davanti al gip di Roma Elvira Tamburelli, Viscardo Paganelli, titolare insieme con il figlio Riccardo della compagnia aerea low cost Rotkopf Aviation, ammise di avere dato soldi al componente del cda Enac Franco Pronzato. Paganelli, assieme al figlio Riccardo, a Pronzato e all’imprenditore Giuseppe Smeriglio, è finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità nell’assegnazione di un appalto Enac per la gestione dei collegamenti aerei Roma Urbe-Isola d’Elba.
L’appunto Nell’ambito di quella stessa inchiesta sono finiti nel registro degli indagati il consulente Vincenzo Morichini (vicino alla fondazione dalemiana Italianieuropei) e l’imprenditore Giovanni Perracchione. «Nell’interrogatorio – si leggeva sui principali quotidiani nazionali in edicola il 2 luglio scorso – si è parlato anche dell’appunto con nomi e cifre di personaggi istituzionali e politici sequestrato a Paganelli, che contiene – tra l’altro – un riferimento a finanziamenti erogati a favore di K. Marini – che potrebbe essere la presidentessa della Regione Umbria». La presidente, prima di aver riferito sulla vicenda in consiglio regionale, si era detta fin da subito «totalmente estranea» e mai è stata iscritta nel registro degli indagati.
VIDEO: LA PRESIDENTE RIFERISCE IN AULA SULLA VICENDA
Lo sfogo Sabato mattina poi, dal nulla in cui era finita, lo sfogo diretto contro i giornalisti: «Alcuni mesi fa i principali quotidiani nazionali ed i tg – ricorda la Marini nel post – accostarono il mio nome ad una vicenda di indagini giudiziarie nazionali senza nessun atto dell’autorità giudiziaria. Ovviamente non essendo aperto nulla, nulla deve essere chiuso. Ringrazio ovviamente la serietà delle autorità anche nelle richieste fatte dai miei legali per avere informazioni». «Ovviamente nessuno di quei quotidiani ha con altrettanta evidenza – sottolinea ancora la presidente umbra – riportato che il mio nome è stato associato senza alcun elemento. Dove sono quei giornalisti? Dove è la loro serietà e professionalità?».
Immagine lesa «La mia fiducia nella magistratura è stata ben riposta ma la mia immagine è stata comunque lesa. Sono stata serena e determinata consapevole di non aver fatto nulla di quello che mi si accusava ma ora che la parola fine è stata scritta vorrei leggere sui quotidiani nazionali e regionali con altrettanta evidenza la strumentalità che è stata fatta del mio nome e del mio ruolo istituzionale. Ma evidenziare l’onesta dei politici non è una notizia. Ora valuteremo qualche risarcimento del danno così proverò ad aiutare chi ha bisogno. Grazie però – conclude la Marini – ai tantissimi amici, conoscenti, cittadini che non hanno mai avuto dubbi sulla mia onestà. Mi avete dato forza per reagire e combattere contro un modo infame di fare informazione».

