di M.T.
E’ stato il principale stratega delle vittorie del centrosinistra in Umbria, ritingendo la regione di rosso, dopo la parentesi del centrodestra, al governo regionale come a Perugia ed è il nuovo nome tra gli spiati del sistema Paragon. E’ Francesco Nicodemo, l’uomo che ha detto che con Ferdinandi e con Proietti si sarebbe vinto e che pur costruendo due campagne elettorali diverse, calibrate sui differenti personaggi, ha portato il risultato a casa. In tutti e due i casi. Come vedremo di seguito, proprio il fatto di essere il principale motore di importanti vittorie del centrosinistra, in Umbria, ma anche in altri posti d’Italia, oggi gli permette di affermare che sarebbe all’origine di quell’attività di spionaggio. Un convincimento, il suo, che avrebbe maturato col tempo. Non una immediata intuizione, anzi. All’inizio – ha raccontato – non riusciva a concepirsi dentro un sistema di controllo di così alto rango: lui che non è nè politico nè giornalista… E invece di ragione ce ne sarebbe potuta essere più di una. Glielo suggerisce chi dentro il sistema Paragon c’è finito prima di lui. Ma vediamo come vengono raccontate nei dettagli le cose.
Il software Paragon è uno spyware militare di produzione israeliana utilizzato per intercettazioni ad alto livello. A raccontarlo è il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, nel suo libro «Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell’Italia di Giorgia Meloni», in uscita per Rizzoli l’11 novembre. Il volume documenta l’intrusione dei sistemi di sorveglianza Paragon-Graphite nei dispositivi di giornalisti, attivisti e, in questo caso, professionisti della comunicazione politica.
Nicodemo, classe 1978 (contrariamente a quanto scritto in precedenza del ’83 ndr), ha un passato da dirigente della Sinistra giovanile e del Partito democratico, di cui è stato responsabile nazionale della comunicazione tra il 2013 e il 2014, negli anni del governo Renzi. Ha lavorato a Palazzo Chigi occupandosi della comunicazione digitale e, nel 2021, ha fondato insieme a Natale De Gregorio e Noemi Borghese l’agenzia Lievito, con sede a Roma, specializzata in strategie comunicative per aziende, istituzioni e candidati politici.
Come si legge nell’estratto pubblicato da Fanpage, Nicodemo racconta: «Nel solo 2024 la società ha lavorato a tredici campagne elettorali e mentre sto scrivendo sta seguendo quella del candidato presidente alla Regione Marche, Matteo Ricci». Tra queste, due passaggi centrali riguardano l’Umbria: la campagna di Stefania Proietti per la presidenza della Regione e quella, pochi mesi prima, che ha portato alla vittoria di Vittoria Ferdinandi alle comunali di Perugia, definita da Nicodemo «il vero risultato sorprendente delle amministrative 2024».
Secondo il consulente, la vittoria di Ferdinandi – candidata di sinistra in una città governata da dieci anni dal centrodestra – e l’ottima performance della coalizione alle regionali umbre hanno rappresentato «una svolta politica inattesa, costruita su una narrazione nuova e un lavoro capillare di comunicazione digitale».
Nel libro di Cancellato, Nicodemo ricostruisce il momento in cui scopre di essere stato infettato dallo spyware Paragon: «Ero a Vienna, con la mia compagna. A un certo punto mi è arrivato questo messaggio su WhatsApp, l’ho letto rapidamente e ho pensato che fosse un phishing. Poi ho iniziato a ricevere chiamate da un numero con prefisso +1, americano. Non rispondevo. Poi arrivano i messaggi: è un certo John Scott Railton di Citizen Lab che mi scrive: “Questo non è uno scherzo, se oggi ti è arrivato questo messaggio sì, sei stato attaccato da questo sistema e sarebbe il caso ne parlassimo”».
Solo dopo aver letto su Fanpage l’articolo in cui lo stesso Cancellato dichiarava di essere stato spiato, Nicodemo realizza la portata della vicenda: «Quando ho visto quell’articolo, ho capito che forse non era una cazzata».
Lo spyware Graphite, sviluppato da Paragon Solutions, è un software “zero click”, capace di installarsi sui dispositivi senza che l’utente apra alcun link o allegato. È considerato uno strumento d’intelligence militare e, secondo le inchieste internazionali, sarebbe stato utilizzato da diversi governi per attività di sorveglianza non sempre trasparenti.
Nicodemo spiega di aver mantenuto il silenzio per quasi un anno: «Non sono un politico, non sono un attivista, non sono neanche un giornalista. Mi occupo di comunicazione, lo faccio con le aziende, le istituzioni e la politica. Mi sono detto: non sono così importante». Poi aggiunge: «Non ho capito perché sono stato spiato. Non mi occupo di politiche migratorie, non faccio inchieste. Perché proprio io?».
Cancellato gli suggerisce un’ipotesi: il lavoro di Nicodemo con candidati e partiti di opposizione. «Questa cosa mi ha risuonato in testa dal giorno zero – risponde Nicodemo – ma non volevo diventare uno strumento di propaganda. Non volevo che una vicenda che non mi è chiara diventasse un argomento politico».
Col passare dei mesi, però, la consapevolezza cambia: «Pensavo fosse un attacco casuale, una pesca a strascico. Poi ho capito che eravamo davvero in pochi. E ho iniziato a preoccuparmi veramente». Nei mesi in cui sarebbe stato spiato, Lievito lavorava alle campagne regionali in Liguria e in Umbria, e alle europee per Matteo Ricci e Lucia Annunziata. «In quel periodo i contatti con dirigenti e parlamentari del Pd erano quotidiani. Nei messaggi scaricati dal mio telefono ci sono conversazioni con molti di loro», afferma Nicodemo. «Noi lavoriamo alla comunicazione digitale dei gruppi parlamentari del Pd. Il partito è la mia famiglia di origine e con molti dirigenti ho rapporti personali da decenni».
Chissà quanta comunicazione con politici, militanti, operatori della comunicazione, dell’Umbria è finita registrata dentro quel sistema di monitoraggio.
Alla fine, la decisione di parlare pubblicamente arriva per «due motivi»: «Il primo, credo nelle istituzioni democratiche e anche nella funzione dei servizi di sicurezza, ma mi spaventa l’abuso nei confronti di un privato cittadino come me o di un giornalista come te. Il secondo, tutte le campagne in cui ero impegnato sono finite. Ho sentito che era arrivato il momento di fare piena luce e chiarezza su quel che è successo».
La vicenda Paragon ha scosso il dibattito sul controllo digitale in Italia e in Europa. Il software, al centro di un’inchiesta internazionale, avrebbe consentito a soggetti istituzionali di sorvegliare giornalisti, attivisti e professionisti della comunicazione. Paragon Solutions, da parte sua, ha affermato di aver interrotto i rapporti con l’Italia «dopo che le autorità hanno scelto di non verificare ufficialmente l’uso del sistema contro giornalisti e cittadini».
«La notizia di una nuova vittima dello spionaggio condotto da Paragon è gravissima». Così il senatore Walter Verini, capogruppo del Pd in Antimafia, esprime piena solidarietà a Francesco Nicodemo, comunicatore professionista finito tra gli obiettivi di una «gravissima violazione». Verini ricorda che il caso segue quelli già emersi, riguardanti giornalisti e attivisti, e denuncia il silenzio del Governo: «Abbiamo chiesto più volte spiegazioni su come sia possibile che in una democrazia si sviluppi un’intensa attività di spionaggio ai danni della libertà di informazione, ma nessuna risposta è arrivata». Il senatore attacca poi la maggioranza e il sottosegretario Fazzolari per i «gravi attacchi» rivolti al conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, dopo la sua audizione in Antimafia: «Invece di avvelenare il clima e delegittimare Ranucci, si faccia chiarezza in tutte le sedi. Ne va della libertà di informazione e della difesa dei presidi democratici del Paese».
