«Non ho mai conosciuto personalmente Mohammad Hannoun, né ho mai avuto rapporti diretti o indiretti con lui. Ho appreso della sua esistenza e dell’indagine in corso esclusivamente attraverso le notizie di stampa, dopo l’arresto. Ogni tentativo di attribuirmi conoscenze, relazioni o consapevolezze che non esistono, anche solo ipotetiche, è strumentale e politicamente scorretto».
Ferdinandi Con queste parole la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi interviene domenica sulle polemiche nate dopo la presentazione, da parte delle opposizioni, di due interrogazioni consiliari legate a un’indagine della magistratura. La sindaca spiega di aver chiesto alla presidente del Consiglio comunale, Elena Ranfa, che le interrogazioni siano discusse nel primo consiglio utile, ritenendo che il chiarimento debba avvenire nella sede istituzionale propria e non attraverso il dibattito mediatico. Pur rivendicando il confronto democratico come elemento essenziale della vita delle istituzioni, Ferdinandi contesta l’uso politico dell’inchiesta e le insinuazioni personali, giudicate distorsive e finalizzate alla propaganda.
In aula Nel comunicato viene sottolineato come le opposizioni, pur avendo scelto lo strumento corretto del Consiglio comunale, abbiano alimentato un confronto pubblico fondato sull’allusione più che sul merito. Proprio per questo, la sindaca ribadisce la volontà di rispondere in aula, mentre i legali stanno valutando eventuali affermazioni ritenute lesive non solo della sua persona, ma anche della Giunta e dell’istituzione comunale.
L’impegno Ferdinandi rivendica poi il suo impegno politico a sostegno dei diritti del popolo palestinese, definito «pubblico, trasparente e coerente», sempre espresso senza ambiguità e nel rispetto dei valori costituzionali di pace, autodeterminazione dei popoli e tutela dei diritti umani. In questo quadro viene rivendicato il diritto a partecipare a manifestazioni pubbliche, ricordando che si tratta di un diritto garantito dalla Costituzione e che le iniziative a cui ha preso parte erano regolarmente autorizzate. Mettere in discussione questo aspetto, sottolinea Ferdinandi, significa mettere in discussione il funzionamento dello Stato di diritto.
Garantismo La sindaca richiama poi il ruolo della magistratura, affermando che il suo lavoro va rispettato senza sovrapporre il giudizio politico a quello giudiziario e senza anticipare sentenze attraverso la polemica pubblica. Il garantismo viene indicato come un principio fondativo che vale per tutti. Allo stesso tempo, viene ribadito che le responsabilità penali sono sempre individuali e che, anche in caso di colpe accertate, «la colpa di uno non potrà mai scalfire la dignità politica e morale di un movimento» impegnato sui diritti umani, né essere usata per delegittimare battaglie fondate su valori universali.
Dissenso Nel testo viene infine respinto ogni tentativo di criminalizzare il dissenso politico o di colpire la libertà di manifestazione, definendo la vicenda non solo una questione personale, ma un tema che riguarda la qualità della democrazia. La sindaca conclude assicurando che continuerà a difendere i diritti alla pace, alla giustizia e alla libertà dei popoli, senza arretrare di fronte a polemiche ritenute prive di fondamento.
Le opposizioni Giorni fa i gruppi di opposizione di centrodestra e civici avevano sollevato il caso chiedendo di fare chiarezza sulla partecipazione della sindaca a iniziative politiche svoltesi a Genova il 17 settembre scorso e a una manifestazione a Perugia il 27 settembre, alla luce della presenza, in entrambe, di Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, successivamente arrestato e indagato con l’accusa di essere membro e finanziatore di Hamas. L’opposizione ha sostenuto di non mettere in discussione il diritto alle opinioni politiche personali, ma ha chiesto un chiarimento pubblico per distinguere tra ruolo istituzionale e partecipazione politica, domandando se vi fosse consapevolezza della presenza di Hannoun, se il Comune intenda prendere le distanze in modo esplicito e se esistano rapporti con le associazioni coinvolte, ritenendo che su temi così delicati «il silenzio o l’ambiguità non sono accettabili».
