La manifestazione di sabato mattina a Terni (Foto Umbria24.it)

di D.B.

Con le gambe simbolicamente incatenate a palazzo Bazzani, i promotori del «Comitato per Terni Provincia» hanno protestato, come promesso, sabato mattina di fronte alla sede dell’istituzione la cui sparizione è stata decretata nella manovra di Ferragosto. «Senza Provincia – era scritto in un grosso striscione – non c’è Regione: riequilibriamo l’Umbria». Riequilibrare è infatti la parola magica, che in soldoni significa togliere territori a Perugia per «girarli» a Terni. Un modo per aggirare i criteri fissati dal governo che ha stabilito che per sopravvivere una Provincia deve avere almeno 300 mila abitanti ed estendersi su una superficie di almeno 3 mila chilometri quadrati.

Il meccanismo Il problema sta nel fatto che per avviare un meccanismo di questo tipo bisogna modificare la manovra ferragostana, nel senso di concedere alle Regioni la facoltà di ridisegnare i confini delle proprie province, ovviamente una volta ascoltata l’opinione dei territori interessati. I «riequilibratori» guardano nella stessa direzione in cui hanno guardato negli ultimi decenni: «Chiediamo un riequilibrio delle due province – ha spiegato sabato Andrea Dominici, uno dei promotori del comitato -, con quali territori sarà da valutare, ma pensiamo prima di tutto alla Valnerina e a Spoleto».

Stricioni e politici Nel corso della manifestazione, pacifica e civile anche se non straordinariamente affollata, hanno partecipato numerosi politici, perlopiù quelli del consiglio provinciale, mentre in uno striscione rosso e verde campeggiava l’invito alla presidente della Regione Catiuscia Marini ad occuparsi della Provincia di Terni più che della soppressione del 25 aprile.

Comitato apartitico «Questo comitato – prosegue Dominici – è assolutamente apartitico, indipendente dai partiti e dai movimenti. Quello che a noi interessa è soltanto che il nostro territorio non venga depredato. Terni, che è stata per molto tempo, grazie alle sue industrie, il motore economico dell’Umbria, ora vive un momento di forte crisi ma ha comunque diritto ad essere rappresentata. È impensabile che in un colpo venga tolto tutto a un territorio già provato». Per questo secondo il Comitato «bisogna alzare la voce in tutte le sedi competenti che finora hanno trascurato il problema della rappresentatività».