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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 13:32

Fusione tra elettori Pd-M5s, sulla scommessa umbra il rischio dell’effetto ‘traghetto’ verso la Lega

Al centro delle regionali l’esperimento sulla compatibilità dei due elettorati. Il ruolo del contesto nazionale: «Sarà un voto politico»

Elettori in un seggio (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Rarissimamente in politica uno più uno fa due ma mai come stavolta, per Pd e M5s, sarà fondamentale che in Umbria il risultato sia proprio quello se il «patto civico» vuole almeno tentare di fermare l’avanzata del destra-centro sovranista. Dell’Umbria ormai si parla come dell’Ohio d’Italia, del primo esperimento in cui tentare la fusione degli elettorati di Pd e M5s; poi, il 28 ottobre, si tirerà una riga e si capirà se il laboratorio potrà essere impiantato anche in altre regioni o, perché no, in tutta Italia. Ma chi sono gli elettori del Movimento 5 stelle in Umbria? E come reagiranno all’accordo con i dem? Quanti decideranno di dare fiducia a Bianconi e quanti prenderanno altre strade, dal non voto a quella che porta verso gli altri candidati? Di questi temi Umbria24 ha parlato con il professor Bruno Bracalente, docente di Statistica all’Università di Perugia, ex presidente della Regione ed esperto di flussi elettorali, compulsati avidamente dal mondo politico e non solo dopo ogni tornata.

Il contesto Prima di scendere nell’analisi va però chiarito il contesto in cui si sta svolgendo questa campagna elettorale. Se è vero che le elezioni regionali sono un voto a metà strada tra quello politico e quello amministrativo, stavolta la bilancia sembra pendere decisamente dalla prima parte. La svolta, ovviamente, è arrivata dopo la crisi del Papeete con l’harakiri di Matteo Salvini che ha reso possibile l’alleanza Pd-M5s prima a Roma e poi in Umbria. «L’Umbria torna al centro dell’attenzione dopo molto tempo. La rilevanza del contesto nazionale – dice Bracalente – è evidente: quanto gli elettori la percepiranno sarà fondamentale; se avvertiranno una comune avversione verso il centrodestra allora i voti si sommeranno».

L’autobus dello scontento Dalle ultime analisi dei flussi era emerso un fattore, cioè che il M5s in certi casi è stato, in Umbria, una sorta di autobus dello scontento che ha portato gli elettori verso la Lega; una tappa intermedia per un elettorato fluido alla ricerca del cambiamento. Per la Lega alle ultime politiche il flusso proveniente dal M5s è stato quello più consistente. «Quanto gli elettorali di Pd e M5s si possono mescolare in Umbria? La domanda è difficile ma una cosa è certa: il ‘patto’ ha bisogno degli elettori del M5s in misura rilevante o totalitaria, altrimenti la partita è difficile. Molti segni di permeabilità non li ho visti e il flusso dal M5s al Pd era poco o nullo; adesso però si tratta di una cosa diversa: bisogna sommare voti per un candidato comune».

Affluenza Di sicuro gli elettori pentastellati prenderanno tutte le strade: «Ci saranno quelli che voteranno il “patto” per dare un segnale nazionale e quelli che continueranno il percorso avviato nelle precedenti tornate: già nel 2015 avevamo notato che i voti andati nel 2013 al M5s due anni dopo finirono alla Lega; un passaggio intermedio per un movimento che fa da traghettatore dello scontento». Una rotta che ha come approdo finale Salvini. Altro fattore da tenere in considerazione sarà quello dell’affluenza. Da un quarto di secolo la percentuale di elettori è in calo: dal dal 90,6% del 1990 si è passati al 55% del 2015; questa sovraesposizione dell’Umbria a livello nazionale spingerà in alto la partecipazione? «Molta attenzione – continua Bracalente – può rimobilitare l’elettorato. In questo caso la posta in gioco è molto più importante della guida della Regione e il voto sarà molto politico».

Twitter @DanieleBovi

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