di D.B.
La nuova ripartizione della quota premiale del Fondo sanitario nazionale assegna all’Umbria oltre 19 milioni in più rispetto alla proposta iniziale presentata in Commissione Salute. L’incremento deriva dall’introduzione, per la prima volta, dei criteri densità demografica e dispersione territoriale, sui quali le Regioni hanno trovato llunedì ’intesa in Conferenza dopo un confronto prolungato.
Il riparto La Conferenza delle Regioni ha approvato la proposta tecnica che garantisce a tutte le amministrazioni un tasso minimo di crescita del Fondo rispetto al 2024. I criteri vengono applicati alla quota premiale del 2025, pari a 341 milioni, e diventerà stabile dal 2026 all’interno del Fondo indistinto, con una revisione dei parametri fissati nel 2022. È già al lavoro una Commissione di esperti incaricata di produrre entro due mesi uno studio per definire criteri aggiornati e oggettivi in grado di fotografare differenze territoriali, sociali ed economiche che incidono sull’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza.
Proietti L’Umbria, tra le Regioni più interessate dalla dispersione della popolazione, beneficia quindi in modo significativo del nuovo impianto. La presidente Stefania Proietti sottolinea in una nota che «è stato un percorso che alla fine riconosce e valorizza le Regioni con poca popolazione e situazioni orografiche complesse» e che l’obiettivo resta quello di «un vero riequilibrio della parte più consistente del fondo sanitario nazionale». Proietti rivendica inoltre il lavoro congiunto con altre amministrazioni caratterizzate da bassa densità abitativa, affermando che si è trattato di una «“buona battaglia” di equità e giustizia sociale» e che il risultato raggiunto è «un grande obiettivo politico» in vista delle future ripartizioni.
La quota indistinta Sul piano generale, le Regioni hanno approvato all’unanimità il riparto del Fondo sanitario 2025, che ammonta a circa 136 miliardi e mezzo. La quota indistinta, pari a 130,668 miliardi, continua a essere distribuita principalmente in base alla popolazione residente e ai consumi sanitari per età, con quote minori dedicate ai fattori mortalità, povertà, bassa scolarizzazione e disoccupazione. Anche per la quota premiale è stata confermata l’intesa politica che punta a garantire incrementi omogenei e un maggiore equilibrio tra territori con caratteristiche demografiche differenti.
Conti fragili Il tutto avviene in un quadro di fragilità dei conti regionali. Secondo i dati della Corte dei conti, il 2024 chiude con un disavanzo sanitario ante coperture superiore a 1,5 miliardi, quasi triplo rispetto al 2019. Anche includendo trasferimenti e compensazioni, il rosso resta elevato e si attesta a -759 milioni. Le difficoltà riguardano quasi tutte le Regioni, con Sud e Isole in maggiore sofferenza e criticità anche in realtà tradizionalmente solide. Le Regioni in Piano di rientro peggiorano a -176,9 milioni, mentre quelle non in Piano arrivano a -1,33 miliardi ante coperture, confermando uno squilibrio ormai strutturale.
Le cifre Tra le performance peggiori si segnalano Sardegna, Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Puglia, Abruzzo e Liguria, con disavanzi ancora molto alti anche dopo le coperture. La Corte dei conti osserva che l’aumento della spesa, il peso dei rinnovi contrattuali e il maggiore ricorso al privato accreditato stanno erodendo stabilmente la capacità delle Regioni di mantenere l’equilibrio finanziario, mentre le coperture straordinarie non riescono più a compensare integralmente i deficit. Per quanto riguarda l’Umbria, dopo due esercizi in utile nel 2019 e nel 2022 e un lieve passivo nel 2023, il 2024 – segnato dal lungo balletto sulle cifre del disavanzo – registra una perdita di 33,9 milioni.
