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domenica 25 luglio - Aggiornato alle 12:06

Ex Merloni, la rotta di Verini e Morani: cassa integrazione e reindustrializzazione

Dopo il mancato accordo sull’Appennino umbro marchigiano in 573 rischiano il licenziamento

I lavoratori della ex Merloni (foto archivio)

«La situazione dei lavoratori della ex-Merloni di Umbria e Marche, da anni pesantissima, conosce un ulteriore aggravamento, con la conferma del licenziamento del personale della Indelfab di Fabriano e della JP Industries di Gaifana di Nocera Umbra. È chiaro che 527 lavoratori e le loro famiglie e quelle realtá territoriali non possono, non debbono pagare un drammatico prezzo sociale».

Ex Merloni, Verini e Morani Lo dicono i deputati Pd di Umbria e Marche Walter Verini e Alessia Morani all’indomani del mancato accordo sulla ex Merloni che apre la strada a scenari con un impatto occupazionale pesantissimo: «Siamo vicini a loro, alle organizzazioni sindacali e chiediamo che le iniziative e le mobilitazioni vedano insieme e unite tutte le forze che hanno a cuore il lavoro, la difesa dell’occupazione, le tutele degli ammortizzatori sociali. A questo proposito – vanno avanti i due parlamentari – è necessario innanzitutto utilizzare tutti gli spazi consentiti dalle misure introdotte nel provvedimento sostegni-bis, che prevedono tra l’altro la proroga di sei mesi per la cassa per cessazione e in questo caso sarebbero ulteriori sei mesi da novembre e per questo anche noi abbiamo interloquito col ministero del Lavoro».

Cigs e reindustrializzazione Per Verini e Morani è necessario, poi, «continuare con grande impegno e tenacia a ricercare possibilità di reindustrializzazione per quelle realtà, di possibili nuovi piani industriali o imprenditoriali. Ognuno deve fare la sua parte, a partire dal Mise (la viceministra Todde sarà in questi giorni in questi territori, anche per affrontare l’altra grande vertenza della Elica di Fabriano) e da tutti i soggetti coinvolti. Ed è necessario e urgente che – concludono – anche le due Regioni svolgano un ruolo attivo, insieme alle forze sociali, per cercare di definire risposte il più possibile credibili e praticabili, in zone – nelle quali non è possibile rassegnarsi alla desertificazione industriale e produttiva zone che debbono e possono rappresentare invece volani di ripresa e nuovo sviluppo».

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