lunedì 21 ottobre - Aggiornato alle 06:52

Dimissioni e taglio dei vitalizi in aula tra il 28 e il 30, poi il voto anticipato: ecco date e tappe

L’assemblea si riunirà dopo le elezioni, poi scatterà lo scioglimento. E per presentare le liste basterà la metà delle firme

L'aula del consiglio regionale (foto ©️Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

E ora che succede? Dopo che la presidente della Regione Catiuscia Marini ha confermato, lunedì mattina, le proprie dimissioni, non ci sono più dubbi sulla fine anticipata della legislatura e quindi sul fatto che l’Umbria tornerà alle urne nel giro di pochi mesi, e non nel 2020 come da programma. Il primo passo verso il voto avverrà la prossima settimana, quando il consiglio regionale dovrà prendere atto delle dimissioni così come previsto dallo statuto e, in particolare, dall’ormai noto comma 3 dell’articolo 64, quello scelto dalla presidente che prevede la ‘parlamentarizzazione’ della crisi. Benché ci siano i tempi è certo che la convocazione, complice quanto successo sabato e nelle ore seguenti, non avverrà prima di domenica 26, quando si voterà in 63 Comuni umbri (senza dimenticare le europee).

MARINI CONFERMA LE DIMISSIONI

I vitalizi Secondo il regolamento dell’Assemblea, la convocazione dell’aula da parte della presidente Donatella Porzi deve avvenire almeno cinque giorni prima della data scelta, e quelle possibili vanno da martedì 28 a giovedì 30. Molto dipenderà da ciò che succederà nelle prossime ore riguardo alla legge che prevede il taglio dei vitalizi percepiti dagli ex consiglieri: il governo, pena una forte riduzione dei fondi girati alle Regioni, ha imposto che la sforbiciata sia approvata entro il 30 maggio. Il testo è già incardinato in commissione e lunedì c’è stata l’audizione delle associazioni degli ex consiglieri mentre mercoledì 22, in commissione, potrebbe arrivare il via libera. Se ciò avverrà, l’aula potrebbe essere convocata il 28, altrimenti si opterà per il 29 o per il 30. Le dimissioni e i vitalizi dunque saranno riuniti in un solo ordine del giorno.

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Scioglimento Preso atto delle dimissioni, la presidente procederà con lo scioglimento dell’assemblea: i consiglieri rimarranno in carica fino alla proclamazione dei nuovi e, come stabilisce lo statuto, potranno riunirsi solo per approvare «gli adempimenti improrogabili per legge», come l’assestamento di bilancio, e «quelli derivanti da situazioni di forza maggiore conseguenti a eventi naturali». Arrivato lo scioglimento, il timone di Palazzo Donini passerà formalmente tra le mani del vicepresidente della giunta Fabio Paparelli. Il numero due è stato tra i più critici sulla possibilità di proseguire la legislatura tanto che, nelle ore più concitate della crisi, gran parte della giunta era pronta a dimettersi così da provocare l’arrivo del commissario (l’esecutivo ha bisogno di almeno due membri per non decadere); un’opzione che non sembra più essere sul tavolo.

VERINI: CHIUDERE IL PRIMA POSSIBILE

Elezioni Convocare le elezioni spetterà proprio a Paparelli e nel parere degli uffici viene confermato che nei casi di scioglimento anticipato le urne vanno indette entro tre mesi, ma due sono le possibili interpretazioni: che entro tre mesi sia necessario indire le elezioni o che esse si debbano tenere. Alcune sentenze hanno stabilito che le elezioni devono aver luogo e non solo essere indette entro tre mesi dallo scioglimento, ma la realtà è che le Regioni si sono mosse in libertà, esponendosi a ricorsi al Tar i cui esiti, però, sono arrivati a urne chiuse già da un pezzo. Stando alla giurisprudenza quindi, le elezioni dovrebbero tenersi entro il 30 agosto ma un voto in piena estate è difficilmente immaginabile, anche complici i tempi tecnici necessari.

L’ACCORDO SALTATO E IL PD DILANIATO

Autunno Se Paparelli utilizzasse tutto il tempo a disposizione e le convocasse a fine agosto, a quel punto scatterebbero (come vuole la legge) i 45 giorni di campagna elettorale ed ecco che si arriverebbe a metà ottobre. Questo significherebbe che, stando alla legge elettorale umbra, le liste andrebbero depositate 30 giorni prima e questo implicherebbe raccogliere le firme necessarie a fine estate. Lo scioglimento anticipato del consiglio comporta però novità su questo fronte: il famigerato Umbricellum, approvato poche settimane prima del voto del 2015, prevede che in caso le elezioni arrivino almeno 4 mesi prima della scadenza naturale della legislatura, partiti e movimento possono raccogliere solo la metà delle firme necessarie. Senza dimissioni della presidente e voto anticipato, per presentare una lista sarebbero servite da un minimo di 500 a un massimo di mille firme; tra pochi mesi invece, ne basteranno 250, il che potrebbe anche portare a una proliferazione dei candidati. Da non dimenticare poi che a novembre si apriranno le urne anche in Emilia Romagna e in Calabria. Come emerso fin dall’inizio della crisi dunque, il voto tra la metà di ottobre (domenica 20 o 27?) e l’inizio di novembre (3 o 10?) è ancora lo scenario più probabile.

Twitter @DanieleBovi

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