De Augustinis

di Chiara Fabrizi

«Umberto De Augustinis ha isolato Spoleto, il Covid hospital ne è il più limpido esempio» e «la città non può continuare a vivere un immobilismo e uno scontro tra le forze politiche che inficia ogni atto: serve una guida autorevole con una larga maggioranza». Sono alcuni dei passaggi della mozione di sfiducia al sindaco depositata mercoledì mattina in Comune e firmata dalla maggioranza assoluta dei consiglieri dei gruppi Pd, Lega, Fd’I, Forza Italia, Spoleto popolare, Alleanza civica e Ora Spoleto, secondo cui, «seppure nel bel mezzo di una grave pandemia e in un momento di profonda crisi, non si può protrarre una situazione in cui la maggior parte degli atti vengono approvati per il buon senso di chi si astiene e assicura il numero legale per far sì che non vengano bocciate pratiche che metterebbero la città in una situazione ancora peggiore di quella in cui già si trova». A seguito della presentazione della sfiducia sottoscritta dei 15 è stato ritirato l’altro atto analogo nelle finalità depositato tre settimane da dieci consiglieri, di cui sette di maggioranza, che era segnato all’ordine del giorno della seduta assembleare dell’11 febbraio.

Sfiducia della maggioranza dei consiglieri Nella nuova mozione firmata da Di Cintio, Erbaioli, Fedeli, Frascarelli, Laureti, Lisci, Loretoni, Morelli, Polinori, Profili, Proietti, Renzi, Santirosi, Settimi e Trippetti, si legge che «dal giorno in cui si è insediata l’amministrazione De Augustinis abbiamo chiesto condivisione e partecipazione anche in virtù del fatto che, poco meno degli elettori, aveva scelto un’altra candidata (Laureti del centrosinistra, ndr) al voto di giugno 2018, ma i nostri appelli non sono stai mai ascoltati». Nel mirino non solo il sindaco ma anche «la giunta troppo spesso è apparsa inadeguata e impreparata» e il presidente del consiglio Sandro Cretoni «non un moderatore della situazione, ma a volte come il primo a generare modalità che non dovrebbero neanche entrare in una sede istituzionale». A De Augustinis i 15 esponenti di tutte le forze politiche, a cominciare da quelle che nell’estate 2018 lo hanno candidato, contestano di aver «preferito agire in autonomia anche rispetto alla giunta», di aver messo «innumerevoli i progetti al centro del dibattito per poi farli scomparire, come il recupero della zona dell’Anfiteatro e di Spoleto città parco» e, soprattutto, di «non aver saputo tessere rapporti con gli altri comuni pur essendo, nella maggior parte dei casi, della sua stessa forza politica».

«Spoleto isolata, il Covid hospital ne è la prova» Un’imputazione, questa dell’arroccamento, che secondo la maggioranza del consiglio comunale ha lasciato il segno proprio sulla sanità, «su cui – scrivono in mozione – non sono mai state prese in considerazione le indicazioni provenienti dal consiglio e dalla quarta commissione, in particolare sulla necessità di incontri e confronti con l’assessore regionale alla sanità e con la presidente regionale al fine di definire il ruolo del nostro ospedale nella rete regionale». Ma non solo con Perugia, «perché – si legge nell’atto – la mancanza di sinergie coi sindaci dei comuni del nostro ambito sociale, in primis col sindaco di Foligno, ha portato a un isolamento sulle politiche sanitaria che già prima del Covid 19 si era palesato» e, secondo le loro conclusioni, «la classificazione in ospedale covid regionale ha rappresentato il più limpido esempio di questo isolamento se, come più volte ribadito, il sindaco di Spoleto non è stato neanche avvertito di quella che rappresenta la più grande contrazione di servizi fondamentali alla persone che la nostra comunità ha dovuto patire negli ultimi decenni». Da qui la sfiducia presentata dietro la necessità condivisa «di dare a Spoleto una guida autorevole e una larga maggioranza, perché le decisioni da prendere, ancora di più in una situazione come quella attuale, sono tante e devono arrivare velocemente» e i 15 consigliere dicono di «non poter più assistere inermi a uno spettacolo che sta affondando la città: se non affrontiamo oggi il problema saremo anche noi responsabili di una situazione che si sta trascinando quando non c’è più un momento da perdere».

I leghisti espulsi: «Caparvi sostiene mozione Pd» Poco dopo la presentazione della sfiducia hanno parlato i leghisti espulsi dal partito con un provvedimento del segretario regionale e deputato Virginio Caparvi, ossia gli assessori Flavoni e Zengoni, il presidente Cretoni, i consiglieri Militoni, Pompili e Fagotto Fiorenti, che sono rimasti accanto al sindaco: «È di queste ore la notizia che i consiglieri della Lega vicini al segretario Caparvi hanno firmato una mozione di sfiducia al sindaco promossa dal Pd e addirittura preparata dallo stesso partito. Constatiamo con stupore come le medaglie abbiano sempre due facce. Da un lato si chiede la nostra espulsione perché, in difesa di Spoleto e del suo ospedale e contro i dettami della segreteria regionale della Lega, abbiamo partecipato ad una manifestazione organizzata dai cittadini dove hanno partecipato anche rappresentanti del Pd; dall’altro il segretario regionale permette ai consiglieri che, seguendo la linea da lui imposta non si sono alzati a difesa dell’ospedale cittadino, di firmare un documento preparato e promosso dallo stesso Pd. Abbiamo atteso con fiducia e in silenzio per oltre tre mesi che la Lega si esprimesse sulla richiesta di espulsione avanzata dal segretario Caparvi, certi di aver operato sempre nell’interesse della comunità di Spoleto e secondo i valori del movimento. Oggi di fronte a questo atto, compiuto nel pieno di una crisi sanitaria ed economica e approfittando della crisi di governo, che per alcuni invece che in maggiore responsabilità si traduce in una sorta di impunità, non possiamo tacere anche a nome delle centinaia di elettori e delle decine di iscritti che ancora guardano a noi e non si riconoscono nelle scelte del segretario regionale e dei consiglieri comunali firmatari. Non è questa la Lega, quella in cui abbiamo creduto fermamente e che abbiamo contribuito a costruire ed a portare al governo della città. Ciò anche visto lo scenario politico nazionale che si sta profilando dove, proprio in considerazione della fase che si sta vivendo, tutte le forze politiche stanno lavorando per il bene dell’Italia. Infine, seppur non volendo entrare nel merito dell’operato di Fratelli d’Italia che, anche a detta del segretario Caparvi, sta tenendo una condotta politica in contraddizione anche con l’amministrazione regionale, ricordiamo che nello scorso consiglio comunale alcuni consiglieri si sono permessi di affermare che il loro interesse è solo il bene della città. Beh, se il metro di quello che loro intendono come bene della città è la non difesa del San Matteo, è facile spiegarsi come sia stato facile per il Pd trovare 15 firme».

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