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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 14:47

Dai rifiuti al terremoto, Donatella Tesei a tutto campo: «Gli umbri hanno voglia di cambiare»

La candidata presidente alla conferenza stampa Rai: «Lavoro ed economia le due priorità della regione»

Donatella Tesei (foto ©Fabrizio Troccoli)

Pubblichiamo una sintesi dell’intervista al candidato presidente Donatella Tesei (sostenuta Lega, FI, fdI, Tesei presidente e Umbria civica) andata in scena durante la conferenza stampa tenuta negli studi regionali della Rai. Tesei è stata intervistata dalla conduttrice Antonella Marietti, Gianluigi Basilietti di Umbriaradio, Fabio Toni di UmbriaOn e Mauro Barzagna del Corriere dell’Umbria.

Tutti i sondaggi la danno favorita, come vive questa situazione?

«Non ho molto tempo di seguirli, voglio raggiungere tutti i luoghi della regione e di spiegare in cosa consiste il mio progetto».

Sente consenso intorno a questo progetto?

«Sì ricevo molta condivisione, l’Umbria e gli umbri stanno manifestando la volontà di cambiare».

Lei ha criticato il modello utilizzato ora per la ricostruzione post terremoto: quali correttivi servono?

«Il modello ce l’avevamo già, ed era quello utilizzato dopo il 1997 e non lo si può cambiare per ogni evento di questo genere. Quello del ‘97 aveva funzionato, e consisteva nell’attenzione alle diverse tipologie di territori, nel dare competenze a tutti i comuni umbri e questo ha portato a uno smaltimento delle pratiche. Oggi tornare a quello comporterebbe degli ulteriori ritardi, ma quello attuale si può correggere attraverso ad esempio un decreto che dia competenze ai Comuni».

Servono anche più addetti?

«Certo, ma visti i danni diffusi già dando competenze ai Comuni si potrebbe accelerare».

A scorrere i programmi l’uomo della strada dice che sono tutti belli. Nel suo quale priorità indicherebbe?

«Le priorità in senso assoluto sono lavoro ed economia, da qui serve ripartire. Siamo agli ultimi posti per quanto riguarda il Pil e c’è un alto tasso di disoccupazione, ma mentre altre regioni sono ripartite noi scendiamo in basso. Il lavoro deve tornare al centro e va fatto insieme ai nostri imprenditori. Ci sono tante pmi e microaziende ma anche punte di eccellenza. Gli imprenditori hanno bisogno di poche cose: meno burocrazia, dialogo con scuola e università perché la formazione, anche manageriale, deve tornare al primo posto e digitalizzazione. Poi c’è il tema infrastrutture, sulle quali ci sono molti ritardi».

Per quanto riguarda l’aeroporto che stenta a decollare cosa intende fare?

«Ci vuole un’idea di futuro della regione, da attualizzare all’oggi. Dobbiamo capire dove dobbiamo andare. L’aeroporto serve per far uscire l’Umbria dall’isolamento e attrarre persone qui – come i turisti e investitori – ma dobbiamo capire quali rotte servono. La mia idea di turismo comprende la promozione di un brand unitario dell’Umbria, cercando però nicchie e specificità, con percorsi e pacchetti studiati e sinergie con altre regioni».

Ha parlato di problemi di risorse per i piccoli Comuni ed è stata sindaco di Montefalco: dieci anni da amministratrice le hanno insegnato che fare i conti è una cosa complessa. Teme di essere eletta e di non poter attuare il programma? Ci spiega la vicenda del buco, che è l’accusa più pesante che le viene rivolta dagli avversari?

«Rispondo molto chiaramente: le cifre sono quelle che ho già detto. C’è un disavanzo tecnico di 375 mila euro da coprire in 3 anni, mentre l’altra cifra riguarda il riaccertamento straordinario dei residui attivi voluta da una legge nazionale, il che comporta stralciare quelli più vecchi. Io in questa fase mi sto occupando dell’Umbria ma voglio dire una cosa: oggi i comuni vivono solo grazie alle entrate proprie e dobbiamo dare comunque dei servizi. Ho fatto molto per l’economia del mio territorio, sostenendo quella di un piccolo borgo dove hanno aperto 39 attività in centro. Per quanto riguarda la Regione bisognerà fare delle verifiche e una spending review per avere qualche risorsa in più da destinare alle urgenze».

Parliamo di sanità. In Umbria quella privata è presente in maniera ridotta e ciò è sottolineato nel suo programma, il che ha fatto saltare sulla sedia molti. Come conciliare la sanità pubblica con uno sviluppo del privato?

«Io dico che la sanità è pubblica e che deve rimanere tale, mentre quella privata interviene laddove il pubblico non ce la fa. Quella pubblica è assolutamente primaria ma va rivista e riorganizzata: tutte le patologie vanno curate negli ospedali? In più c’è anche una richiesta di sanità che arriva da una popolazione che invecchia. Va riportata la sanità nei territori mentre gli ospedali vanno specializzati, non tutto va fatto dappertutto».

Quando parla di servizi vicini al cittadino pensa anche a ad esempio alle case della salute ?

«Sì, ci sono i Punti erogazione servizi territoriali che andrebbero ampliati con prestazioni aggiuntive, con un ruolo dei medici di medicina generale che, insieme al personale infermieristico, possono dare risposte riguardo a patologie magari oggi gestite dal pronto soccorso».

Questo non costerebbe ancora di più?

«Le risorse ci sono e bisogna spostare i servizi vicino ai territori».

Sempre parlando di sanità, che assorbe il 70% e più del bilancio, come pensa di finanziare tutto il resto?

«In primis bisogna intercettare i filoni dei fondi europei per fare investimenti. Accanto a ciò bisogna vedere cosa possono fare meglio Gepafin o Sviluppumbria, senza dimenticare i trasferimenti statali».

La preoccupa in caso di elezione il compito di ridare credibilità a un sistema sanitario sconquassato dall’inchiesta?

«Nella nostra sanità lavorano persone molto valide e le preoccupazioni ci sono come per tutte le cose. Questa regione ha bisogno di rimettersi in moto in tempi brevi e se serviranno competenze particolari le troveremo. Anche da dentro ci chiedono di cambiare un sistema. Non sottovaluto le difficoltà ma un po’ di ottimismo serve: insieme alle forze buone che ci sono in questa regione si può bloccare uno scivolamento dell’Umbria verso il basso e poi ripartire».

Lei come interverrebbe sul ciclo dei rifiuti? Servono inceneritori anche per fare business?

«Partiamo dal fatto che non c’è un piano dei rifiuti e che un comitato scientifico dovrebbe farlo. Va fatta un’analisi della situazione. La raccolta differenziata serve ma dopo che succede? In tutti i paesi e le regioni evolute il rifiuto diventa economicamente importante e la parte finale va gestita con le forme che ci sono. Vanno studiate e capite, ma non possiamo pensare che tutto debba andare in discarica. Sugli strumenti, se occorrono, sul dove e sul come, lo valuteremo. Questo non significa che li faremo domani: ci sono molti modi per utilizzare la parte finale dei rifiuti. Bisognerà anche fare un piano sulla tariffazione puntuale».

Questa è una terra di campanili dove ognuno richiede qualcosa e ci sono territori che si sono sentiti scarsamente considerati dalla Regione. Percepisce un’esigenza di riequilibrio territoriale?

«Gli scontri li dobbiamo mettere da parte e dobbiamo lavorare insieme per dare pari dignità a tutti. La mia prima riunione è stata con tutti gli amministratori locali. Serve un rapporto sinergico con i Comuni: siamo una piccola regione e dobbiamo fare squadra perché ciò andrà a vantaggio di tutti».

Per quanto riguarda la macroregione, quale contesto e quali relazioni immagina per l’Umbria?

«Noi oggi possiamo certamente colloquiare con la Toscana e con le Marche, e dobbiamo capire con chi ragionare meglio per quanto riguarda il nostro sviluppo».

Su queste elezioni ci sono gli occhi di tutta Italia: come vive questa cosa?

«Io mi sono resa disponibile per l’Umbria e per la mia comunità. Il risvolto nazionale c’è ma io vado in autonomia»·

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