di Daniele Bovi
Nel 1994 Umberto Bossi inneggiava ai trecentomila bergamaschi pronti coi fucili a combattere per la secessione. In soli 17 anni, tempo congruo per una approfondita riflessione, il consigliere provinciale Giancarlo Carocci si è accorto che la Lega Nord è secessionista. Illustrando mercoledì alla stampa i motivi che in due anni lo hanno portato dall’elezione con la Lega al Fdu per poi approdare, terza maglia in 24 mesi, alla neonata formazione Umbria Tricolore (appoggiata anche da Fiamma Tricolore e Forza Nuova), Carocci ha infatti spiegato che «all’inizio pensavo che tale partito (la Lega, ndr) fosse veramente federalista e quindi attento alle realtà locali, invece ho scoperto che è un partito secessionista che mira a distruggere l’unità nazionale». Poi anche la Lega scopre che qualcosa non va ed espelle Carocci nel febbraio 2010.
Non sono un saltabandiera «Ma io – ha detto – non sono un saltabandiera come qualcuno mi ha definito». Una volta approdato al Fdu però Carocci si accorge che anche qui qualcosina non va: «Pensavo fosse qualcosa di meglio – spiega – ma così non è stato infatti non sono mai state fatte riunioni, congressi o formato un direttivo». Davvero difficile, in effetti, preventivare anzitempo che il «partito» messo su in quattro e quattr’otto da mister Cepu non sarebbe riuscito a raccogliere migliaia di tessere per dare vita a infuocati congressi che manco il Pci.
Carocci come Lenin E allora, come Vladimir Ulic Ulianov in arte Lenin, anche Carocci si è posto il fatidico «che fare?». «Da diverso tempo – spiega -, insieme con il consigliere comunale Gianluca Valeriani, avevamo pensato di creare qualcosa di diverso quindi abbiamo deciso di dare vita ad un nuovo gruppo, Umbria Tricolore, che si richiamava ai valori nazionali, popolari, sociali, mazziniani e garibaldini da tutti dimenticati». Da Gianfranco Miglio, ideologo principe della Lega, passando per il «promossi o ripreparati» di mister Cepu per poi arrivare al repubblicanesimo antimonarchico di Mazzini, il percorso intellettuale di Carocci presenta più tornanti del Tourmalet. Dal fazzoletto verde alla camicia rossa di garibaldina memoria in due anni: «Con il nostro movimento – conclude Carocci – vogliamo dare una grande svolta politica stando vicino alla gente e cercando di risolvere tutti i loro problemi, mandando a casa tutti gli attuali politici di maggioranza e di opposizione».
Macché estrema destra Di estrema destra però Riccardo Donti e Claudio Pitti non vogliono sentir parlare. I coordinatori regionali rispettivamente di Forza Nuova e Fiamma Tricolore nel corso della conferenza stampa di mercoledì hanno spiegato come «non ci ispiriamo – ha chiarito Donti – né ai valori di destra né ai valori sinistra, ma siamo vicini al popolo. Siamo una confederazione di simboli e persone che hanno a cuore i problemi della regione e che vogliono risolverli concretamente senza fare demagogia». «Un’altra sfida da vincere – dice invece Pitti – è quella dell’aeroporto San Francesco sul quale vanno investite risorse: sono sicuro che di questo passo a settembre non verrà inaugurata questa struttura».
Prc e Pdci insorgono Prc e Pdci, come annunciato, non hanno preso benissimo lo sbarco in Consiglio dei «garibaldini» di Carocci. I consiglieri provinciali Luca Baldelli e Giampiero Fugnanesi si dicono infatti «sconcertati dalla presenza, alla conferenza stampa di presentazione del Gruppo consiliare “Umbria Tricolore”, con capogruppo il consigliere Carocci, di illustri esponenti transitati in epoche molto recenti per formazioni politiche della destra radicale extraparlamentare». Cesare Megha, della segreteria regionale del Pdci ed Enrico Flamini, segretario provinciale del Prc, sostengono come Carocci sia passato «dal secessionismo padano al nazionalismo neofascista, passando per Cepu. Come comunisti, come democratici, ma soprattutto come antifascisti non intendiamo tollerare quella che per noi è solo una provocazione tipica della cultura fascista di cui sono portatori i protagonisti di questa vicenda. Annunciamo che d’ora in poi ci allontaneremo dall’aula consiliare ogniqualvolta un esponente di quel gruppo prenderà la parola, per non renderci complici di quello che è a tutt’oggi nel nostro paese un reato: l’apologia di fascismo».

